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LIBRI/ L’uso della parola secondo Sergio Lepri

A sinistra Sergio Lepri

A sinistra Sergio Lepri

“SCRIVERE bene è farsi capire e far capire". Quel che può sembrare evidente e scontato nella teoria, non sempre lo è nella pratica. Anche in un forma di scrittura come il giornalismo, che per sua stessa vocazione dovrebbe essere comprensibile a un pubblico più vasto possibile. Faro in questa direzione è «News. Manuale di linguaggio e di stile per l’informazione scritta e parlata», che un maestro di giornalismo con oltre mezzo secolo di esperienza come Sergio Lepri ha pubblicato per Rizzoli (pp. 316, Euro 21,00).
Tutti i grandi organi di informazione, a stampa o parlata, hanno un manuale di linguaggio. I più noti ‘style book’ sono quelli della Bbc, dell’Economist, dell’Associated Press, del New York Times. Lo stesso Lepri, storico direttore dell’Ansa dal 1961 al 1990 e per vent’anni docente di linguaggi dell’informazione all’università Luiss, ha dedicato negli anni diversi volumi alla professione come il «Manuale di linguaggio giornalistico» (Etas Libri, 1976), il «Vademecum di giornalismo» (ANSA, 1993) o il “Glossario e consigli di scrittura” in «Come si scrive il Corriere della sera» (Bur, Rizzoli, 2003). Con questo nuovo libro, arricchito dalla prefazione di un fine linguista come Tullio De Mauro, Lepri torna alla base del mestiere dell’informare, con consigli pratici eternamente utili e un occhio attento all’evolversi dei mezzi attraverso i quali l’informazione viaggia. "In questo mondo che cambia – spiega – il giornalismo è soggetto e oggetto del cambiamento, una delle cause e uno degli effetti più sensibili". Ma nel giornalismo, prosegue, "c’è una cosa che non cambia: il suo istituzionale fondamento, il perché è nato e diffuso; il giornalismo come mediazione tra la fonte e il destinatario dell’informazione; il giornalismo che tra i cento e cento fatti che accadono ogni giorno sceglie quelli che più rispondono ai bisogni informativi dei cittadini e li racconta in maniera chiara e comprensibile". Ecco allora che Lepri suddivide il suo manuale in tre primi pratici capitoli illustrativi: “Informazione e linguaggio”, “L’universo dei fruitori dell’informazione” e “I modi della lettura, dell’ascolto e della visione”. Più due di “Consigli per un corretto linguaggio scritto e parlato” e “Consigli per la grafia e la pronuncia di nomi stranieri”; due dizionarietti per evitare stereotipi ed errori, “Linguaggio e stile. Nomi comuni” e “Linguaggio e stile. Nomi propri di persona e di luogo”, che promette di aggiornare tempestivamente sul proprio sito www.sergiolepri.it; e un’utile sitografia. Il risultato è un manuale utile a chi aspiri o abbia appena intrapreso la carriera di giornalista e che, nella sua rigorosa chiarezza, è anche un vademecum dell’essenza di questa professione. Perché sono proprio le più semplici basi del mestiere, dalla giusta selezione dei contenuti all’esattezza dei dati, la precisione dei termini, l’uso corretto della lingua, quelle che rendono un giornalista credibile, “inattacabile” anche quando quello che racconta lo pone in prima linea, che si tratti di cronaca o di denuncia. "Un giornalismo serio e responsabile" è l’ambizione (e forse l’augurio) del manuale, perché, scrive ancora Lepri, "al di fuori dei miti, questo è il vero fascino della professione giornalistica. Contribuire alla crescita civile della società. E, nella misura in cui il giornalista riesce a limitare o a controllare i condizionamenti del sistema e a esprimersi come operatore capace e onesto, questo è il suo grande potere: un potere inteso come servizio, esercitato nell’interesse dell’unico legittimo detentore, il cittadino".
 

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