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LIBRI/ Crocevia e incroci

In «Crossings» (QCC Art Gallery Press) Anne A. Paolucci ci presenta, fra sacro e profano, sette quadri di vita “normale”

In foto la scrittrice Anne A. Paolucci

Atmosfere le più diverse, voci normali e delicate per antonomasia, ambienti e persone ricche ora di umore ora meditative, un dipingere a parole un panorama ove ogni diversità culturale va a comporsi poeticamente, e una parola che aderisce e rende immediatamente emozioni e sensazioni dei personaggi, nonché una tematica abbastanza varia, spaziante com’è fra il sacro-religioso e il profano: questo, assai in breve, «Crossings – Seven Short Stories», una silloge di sette racconti brevi che Anne A. Paolucci ha appena consegnato al pubblico (pp. 154, QCC Art Gallery Press, Bayside, NY, 2011, $ 35.00 in edizione rilegata e $ 25.00 per quella in paperback).
Un’impalpabile tensione accomuna un po’ tutte le creature che recitano su un teatro esistenziale in bilico fra il reale e qualcosa che tale non è più, e di cui par che tutti abbiano comunque coscienza. L’apparenza non ferma l’analisi della narratrice che, con partecipazione e coinvolgimento, scava nell’animo di questi suoi esseri e, nel far ciò, illumina pian piano quella che è poi la sua visione della vita. Una ricerca delle ragioni del vivere che non evita il confronto ma è sempre impregnata di rispetto e di cura nell’ascoltare le voci “altre” [“Novitiate”, ad esempio, ma anche “A Delicate Matter”, “Dottie”, “God’s Work-inProgress”, e le altre tre storie].
Queste figure, reali e fantastiche insieme, non subiscono mai gli eventi, il fatto per loro – pirandellianamente – è sempre qualcosa cui si può reagire, per affermare la propria intrinseca libertà ad essere, pur se si sa della sconfitta cui spesso si va incontro, ma almeno si sta poi più tranquilli con la propria coscienza. Una lezione-filosofia di vita che non solo ci porta naturalmente a riesaminare le nostre intenzioni e le nostre azioni quotidiane, ma anche i nostri fini esistenziali ad ampio raggio e a lunga distanza. Quella della Paolucci è una vita dedicata agli studi comparati aventi come perno le cose di casa nostra.
Per rendersene meglio conto, e per capire più a fondo i significati di queste sette storie brevi, gioverebbe anche rifarsi alla sua autobiografia «Escape and Return – The Search for Identity: A Cultural Journey». Passato, presente e futuro in una galleria mozzafiato di memorie, confessioni, poesie ("Sepia Tones" ad esempio), fotografie e articoli (New York Times, NY Post, Daily News, Il Progresso, America Oggi, Il Veltro, etc. etc.) che della Paolucci – figlia d’emigrati venuti da Acuto (Frosinone) – conservano le tappe salienti di una dedizione pluridecennale a fatti, personaggi e pagineautori della nostra letteratura. Non certamente una sorta di autoincensamento ma la voglia sincera di conservare per le nuove generazioni un retaggio unico ed essenziale anche per l’uomo tecnologico, e un suggerimento a porsi degli obiettivi che siano di là dalla persona e che coinvolgano invece la società ad ampio raggio.
Pensiamo qui non solo e non tanto alla sua attività di poetessa, narratrice, critica o docente universitaria (dal Barnard College della Columbia University alla St. John’s University), ma anche al suo ruolo nel mondo della scuola
Usa sotto l’amministrazione Reagan (National Council on the Humanities) e agli sforzi organizzativi, storici ed illustrativi del suo Columbus Countdown ’92, nonché del Council on National Literatures.
Il tutto, ricordi, pensieri e attività, "provato" e verificabile attraverso la riproposizione originale di decine e decine di articoli apparsi su giornali e riviste di lingua inglese eo italiana che, in questa raccolta di racconti, travano più libertà e una diversa sistemazione culturale. Una conferma, queste pagine di «Crossings», che per la Paolucci l’esistenza in sé non possa essere trasfigurata nell’immaginazione, non può essa infatti essere diversa da quel che in effetti è; e ciò, in definitiva, per le creature di queste vicende e per gli uomini della vita reale quotidiana non può che tradursi a responsabilità che non possono essere né negate né vilipese. Di qui il coraggio e la sfida che esaltano il carattere di queste individualità e che al lettore consegnano tuttavia un messaggio di umanità e di speranza.

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