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LIBRI/ Pasolini fa il Dante

Una rivisitazione dell’Inferno scendendo nelle bolge del capitalismo moderna. Un viaggio nell’Irrealtà confortati dall’arte

«La Divina Mimesis» di Pier Paolo Pasolini torna e si apre alla multimedialità. Il viaggio nell’oltreterra, considerato il testamento intellettuale dello scrittore, esce per la prima volta in versione ebook e in una nuova edizione cartacea per Transeuropa, con contenuti extra e un documentario online sul sito della collana www.inaudita.it
Nei contenuti extra c’è la “Prefazione in forma di dialogo” tra i critici letterari Carla Benedetti e Antonio Tricomi nella quale viene sottolineato: «"Il mondo non mi vuole più e non lo sa”: questa frase, con cui l’autore di “Petrolio” firma il suo unico disegno astratto, continua a sembrarmi l’ideale sinossi anche della “Divina Mimesis”». Il documentario per musica e immagini “Pasolini l’incontro” è di Pasqualino Suppa, con Davide Toffolo e la band Tre Allegri Ragazzi Morti.
Scritto fra il 1963-65 e uscito postumo nel 1975 per Einaudi, «La Divina Mimesis» è una  rivisitazione della Commedia dantesca, una discesa nell’inferno del capitalismo e insieme la rivelazione di una marginalità civile che Pasolini sente di dover scontare in quanto scrittore. Dell’opera, incompleta, si hanno alcuni canti e appunti per altri canti che costituiscono alla fine un viaggio nell’Irrealtà in cui a far da guida a Pasolini è lui stesso.
Come spiega l’editore Giulio Milani della Traseuropa: «"La Divina Mimesis” meritava di riguadagnare un posto di primaria importanza nella bibliografia di Pasolini, e crediamo che questa riedizione possa, grazie ai suoi aspetti multimediali (l’ebook e il documentario online) e grazie al contributo critico di Carla Benedetti e Antonio Tricomi, rimetterla al centro della contemporaneità. In quest’epoca di crisi, Pasolini non è più soltanto il profeta passato del nostro presente, ma un punto di riferimento culturale ed intellettuale per costruire un futuro diverso».
Il lascito intellettuale di Pasolini per quanto doloroso non è però disperato: se il deserto è la terra del nostro tempo, non resta che armarsi di ostinazione e attraversarlo.
«Perciò io non leggerei “La Divina Mimesis” come la messa in scena della perdita della funzione dell’intellettuale, ma al contrario come l’espressione dell’urgenza di attraversare quel deserto per connettersi con qualcosa di più forte, di più profondo, e di più umano. Per l’autore della “Divina Mimesis” il mandato è qui e ora, e si gioca in questa catastrofe, che è già avvenuta. Come dopo una fine del mondo, una voce si muove tra le macerie, prende su di sé la materia del tempo anche nei suoi aspetti più repellenti, per trasportarla in alto, per sfondare in un altro mondo», sottolinea Carla  Benedetti rispondendo a Tricomi secondo il quale Pasolini esprime «l’assoluta certezza che, tuttavia, la collettività abbia smesso già da qualche decennio di attribuire una vera funzione etico-civile al moderno intellettuale-legislatore».
Quello che Pasolini sembra voler dire ne «La Divina Mimesis» è che il compito di redimere chi vive tra le pene del presente è affidato all’arte.

«La Divina Mimesis», di Pier Paolo Pasolini, pp. 120, Transeuropa, 2011, Euro 10

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