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LIBRI/ Si può rifare la vita

In «Mr. Gwyn» di Alessandro Baricco (Feltrinelli) uno scrittore di successo smette di scrivere romanzi e comincia invece a... “scrivere ritratti”

Ci si sveglia un mattino e si decide di cambiar tutto. Quel che si faceva, quel che si era (o si credeva di essere) fino ad allora “deve” essere mutato. Il passato diventa pesante e, perciò, va messo da parte, si ricomincia daccapo. Par che sia un’assurdità, eppure capita a volte anche nella vita reale. In letteratura, poi, questo potrebbe anche divenir prassi. Ce ne dà esempio il «Mr. Gwyn» di Baricco (Feltrinelli), romanzo quantomeno atipico nel nostro panorama letterario (ma Baricco ci ha dato anche in passato esempi sorprendenti di originalità), ma che si lascia leggere con piacere e che avvince per diversi motivi.

Il primo, e certamente non minore, è che è scritto bene, nel senso che non ha nulla di retorico e nulla di troppo, anche quando par che scenda ad ovvietà disarmanti. E’ un gioco di intelligenza che prova a reinventarsi l’esistenza. Basta scrivere romanzi, d’ora in poi ci si dedicherà invece a “scrivere ritratti”, non a dipingerli come i grandi attori. Capriccio? Banalità? Eccentricità? Si vuole, quindi si può, o no?

Protagonista di questa vicenda ambientata oltre Manica (ma un’idea del genere non poteva venire anche, mettiamo, a Napoli o a Milano?), a Londra, è uno scrittore famoso, Jasper Gwyn, colui che dà il titolo al romanzo. “Mentre camminava – è questo l’incipit della storia – per Regent’s Park – lungo un viale che sempre sceglieva, tra i tanti – Jasper Gwyn ebbe d’un tratto la limpida sensazione che quanto faceva ogni giorno per guadagnarsi da vivere non era più adatto a lui”.

Basta, quindi, scrivere libri di successo. Bando alla routine, quindi, anche se di successo, è questo infatti il comandamento, e incamminarsi decisamente – costi quel che costi (ammesso che vi sia un prezzo da pagare) – per una strada completamente nuova (ma la risposta al rebus di quest’essere è già, a saperla leggere, tutta implicita nell’incipit, basta attentamente “camminar” bene fra le… parole)

Ma ci riuscirà? Questo è l’interrogativo che sarà però svelato solo alla fine e che, come in un buon giallo che si rispetti, bisogna tener nel mistero per I futuri lettori. Si può, comunque, far notare come, di tanto in tanto, appaiano in libreria, in questa Londra un po’ surreale, testi trovati per caso nel cassetto di autori defunti o, forse, mai esistiti, che, guarda un po’, fanno pensare allo stile e ai modi di un certo… Gwyn.

Pura casualità, o c’è dell’altro?Abbiamo detto forse troppo? No, non crediamo. Basta, per arrivarci da soli, seguire i silenzi e le strane luminosità che riempiono il suo studio periferico ove Gwyn si rintana con i suoi modelli/modelle per fare, appunto, ritratti che nessuno era mai riuscito a dipingere, pardon a… scrivere. Il tutto, comunque, vien fatto a quattro… mani, le due di Gwyn e le due della ragazza (complice o assistente, costei?), la quale continua e conclude il lavoro iniziato dallo stravagante autore e poi interrotto in maniera strana e molto misteriosa. “Tout commence par une interruption” (Tutto comincia da un’interruzione), dice Paul Valery prima che la vicenda inizi, a suggerire il modo in cui bisogna accostarsi e gustare queste pagine. Certamente un curioso fenomeno della mente di un geniale scrittore – il protagonista della vicenda – che per essere di più preferisce nascondersi al mondo, e che Baricco guarda con una intrigante e coinvolgente dose di umorismo e d’ironia.

 

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