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LIBRI/ “Patrioti” dell’Alitalia

In «Capitani coraggiosi» (Chiarelettere), Gianni Dragoni racconta la storia della nostra compagnia aerea di bandiera: politica, eroismo o furbizia?

A Gennaio 2013, tra un anno, i venti "patrioti", come li definì Silvio Berlusconi, o «Capitani coraggiosi» (pp. 320, Chiarelettere, Euro 16,60), come li chiama ironicamente questo libro inchiesta,che slavarono nel 2008 l’Alitalia e Air One sull’orlo del fallimento, potranno vendere le proprie quote. Chissà se, a dare il via libera, ci sarà ancora ministro l’ex banchiere Corrado Passera, che, da Ad di Intesa, fu il regista della cosiddetta Cordata tricolore. Una situazione che farebbe sicuramente discutere.

La storia dell’Alitalia, per Gianni Dragoni, inviato de ‘Il Sole 24 Ore’, dove lavora dal 1985, è una fotografia molto precisa di come funziona il capitalismo italiano targato Berlusconi che appunto chiama "patrioti" gli imprenditori guidati da Roberto Colaninno e Corrado Passera. E basta osservarli da vicino, come fa l’autore in questa documentata ricostruzione, per capire perché hanno aderito all’invito di Berlusconi. fiuti. Acquisendo crediti verso il governo, la ricompensa è certa. Più che “capitani coraggiosi”, sono capitani molto furbi, perché a loro va la parte sana della vecchia compagnia pubblica, mentre i debiti rimangono allo Stato e ai vecchi piccoli azionisti privati, mentre i settemila dipendenti in esubero vengono parcheggiati nella “bad company” (la vecchia società messa in liquidazione dal commissario Augusto Fantozzi) con sette anni di immortizzatori sociali sempre pagati dallo Stato.

Il pacco dono prevede anche l’esclusiva su molte rotte nazionali grazie alla fusione con Air One. La concorrenza sparisce, il monopolio dei patrioti viene blindato per decreto legge e Dragoni sottolinea come sia ben Tutti lavorano in settori a contatto con il governo o con la politica: autostrade, aeroporti, ferrovie, costruzioni, giornali, appalti pubblici, investimenti nel settore immobiliare, sanità, assicurazioni, finanza, ciclo dei rialtro che una "sfida imprenditoriale coi controfiocchi", come la chiamò Colaninno.

Eppure, stando ai dati di questo libro, la nuova Alitalia oggi non va bene: il bilancio 2011 dovrebbe chiudersi in perdita con altri dipendenti in cassa integrazione, meno aerei, meno scali, Malpensa in crisi e con un patrimonio netto più che dimezzato. Ma per i "patrioti" non è un problema, perché pare abbiano già pensato a tutto, anche a vendere la compagnia all’Air France-Klm (con il 25 per cento è già il primo azionista della compagnia) guadagnandoci ancora e accollando ai cugini altri debiti: addio italianità, addio afflato patriottico! E l’imprenditoria, il rischio d’impresa, la sfida del capitalismo? Non sono cose per le imprese e i finanzieri legati alla politica.

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