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LIBRI/ L’Italia “nascosta”

Goffredo Palmerini “racconta” la Penisola della crisi economica d’oggi attraverso l’“altro” Bel Paese, laborioso, tenace e meno spettacolare

La rivolta che è scoppiata da alcune settimane in Sicilia e che si è imposta con prepotenza nei mezzi di comunicazione meno vincolati dagli attuali centri di potere è, nello stesso tempo, l’espressione evidente delle condizioni di disagio e di miseria che toccano una parte notevole della popolazione siciliana, come di quella di tutte le altre regioni non solo meridionali. In particolare degli agricoltori e degli autotrasportatori, ridotti allo stremo dalla mancanza di carburanti e di generi alimentari che si fa ormai sentire nell’isola.

Parlare per questo – come pure si è fatto – di reviviscenza del separatismo del ’43-’47, non serve ad aiutare la comprensione del fenomeno di oggi.

La grave crisi economica che ha colpito l’Italia, ma anche l’Europa e gran parte dell’Occidente, senza che i governi siano stati in grado di elaborare e attuare adeguate misure per l’inversione del cammino e per la crescita economica della maggioranza della popolazione, è alla base anzitutto di quello che sta succedendo in Sicilia.

Se a questo si aggiunge la crisi politica e morale che attanaglia la Penisola, soprattutto per i quasi vent’anni di berlusconismo e l’incapacità del partito democratico e dei suoi alleati di reagire adeguatamente all’egemonia culturale della destra, si può comprendere la difficile condizione dei siciliani, come degli italiani.

Si dice che l’Italia non c’è più, ma non sono tutti d’accordo anche perché vi è una Italia migliore e nascosta di cui i giornali e la tv non parlano e parlano poco. Ed è davvero un’Italia “altra”, meno spettacolare e nota, ma anche virtuosa, tenace, laboriosa, una Nazione dispersa in milioni di esempi che, anche se nelle pesti, è ancora capace di scatti fatti di orgoglio, lavoro, altruismo e solidarietà, quella raccontata da Goffredo Palmerini nel suo ultimo saggio: «L’Altra Italia». Il volume, con la prefazione di Laura Benedetti, direttrice del Dipartimento di Studi Italiani della Georgetown University di Washington e un’introduzione di Giuseppe Della Noce, Segretario Generale della Federazione della Stampa Italiana all’Estero (FUSIE), non è solo un annuario, ma un monito, un richiamo ad essere migliori, perché migliorare, ogni giorno, si può e si deve, seguendo l’esempio degli altri, dei migliori fra noi. Più volte mi è capitato di pensare all’Italia come ad una terra di contrasti, un paese abbastanza piccolo in cui è germogliato il più grande impero di tutti i tempi, dove una matrice linguistica antichissima accomuna l’intera Europa; una terra ricolma di gloria, ma arretrata e disorganizzata quel tanto che basta da aver costretto, alla fine dell’800, milioni di contadini ed operai ad un vero e proprio esodo verso terre lontane in cerca di migliori condizioni di vita, una speranza non sempre soddisfatta e che fece, del movimento migratorio, uno dei maggiori fenomeni socialmente rilevanti con cui il Paese dovette fare i conti. E la contraddizione continua.

Ora il libro di Palmerini riduce la mia angoscia e lenisce le mie tensioni, non meno di quelli di Pino Aprile (soprattutto «Terroni»), perché mostra e descrive un’Italia ancora vitale, degna del suo passato e di cui essere davvero fieri. Un libro patriottico, dunque, fatto di amore per il proprio Paese, di identificazione attorno a valori condivisi e che stimola l’orgoglio delle proprie radici, cercando un filo conduttore nella storia comune e proiettandosi in una solidarietà con i propri simili.

 

A sinistra Goffredo Palmerini

 

Mai, in nessuna pagina, invece, un libro nazionalistico, perché non porta l’enfasi sulla differenza rispetto agli altri che, mai una volta, sono visti come nemico comune dal quale difendersi, come minaccia esterna, che funge da collante sociale per compattarsi,come portatori di una diversità ontologica che non è assimilabile e che bisogna combattere. Quella di Goffredo Palmerini è, per dirla con Bergson, una coscienza nazionale come senso di appartenenza a una comunità di origine, di lingua, di cultura e di popolo, saldamente inserita in un’idea universale di umanità e non, come per il nazionalismo imperialistico un ideale etico-politico ed un legame insostituibile, del bene comune contro ogni estraneo che diventa nemico.

Insomma in «L’Altra Italia» si respira un “patriottismo” che è un amore per la patria, ma non implica odio per la patria altrui. Il libro, appena editato in una cornice degna ed elegante dalla One-Group di Duilio Chilante e Francesca Pompa, è stato presentato lo scorso 23 febbraio, presso l’Auditorium “E. Sericchi” della Carispaq, in via Pescara, con gli interventi di Tiziana Grassi, scrittrice e studiosa di Emigrazione, Flavia Cristaldi, docente di Geografia delle Migrazioni all’Università di Roma “La Sapienza”, Walter Capezzali, presidente della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, la stessa Francesca Pompa, presidentessa One Group e, buon ultimo, Mario Narducci, direttore di Tv Uno.

 

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