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Bartali campione d’unità

La copertina di

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Aili e Andres McConnon hanno presentano alla Casa Italiana Zerilli-Marimò della NYU il primo libro in inglese su uno degli italiani più straordinari del XXo secolo. Dopo tre anni di ricerca gli autori ci invitano in Road to Valor a un memorabile viaggio nella vita del simbolo del ciclismo italiano

 Lunedì 11 giugno alla Casa Italiana della New York Univertity è stato presentato Road toValor, il primo libro in inglese sulla grande leggenda del ciclismo italiano Gino Bartali. Nella sua breve introduzione il Prof. Stefano Albertini, direttore della Casa Italiana, ha definito il libro come un tentativo letterario di portare alla luce la storia di Bartali in un modo insolito, “non convenzionale” e per questo affascinante per la sua originalità. In Road to Valor gli autori (e fratelli) canadesi Aili e Andres McConnon ricostruiscono la storia del grande eroe del ciclismo italiano che dopo la sua seconda vittoria del Tour de France unì il popolo italiano attorno un’identità comune della quale gli italiani avevano disperatamente bisogno in un momento cruciale – quando il sistema dei valori della nazione si era disintegrato dopo l’amara sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale e la tragica memoria del Fascismo. E’ importante sapere però che il retaggio di Bartali non si limita alla potenza unificatrice che ogni grande successo sportivo esercita sui sentimenti di colletività nazionali. Bartali fece di più, lui fu un eroe italiano che durante i foschi anni del regime di Mussolini non ebbe paura di scegliere la posizione della dignità – quella cioè di non accettare la ferocia dell’ideologia fascista e di aiutare la resistenza con tutto quello che fu nelle sue capacità.

            Ed è esattamente la forza straordinaria della personalità di Bartali che ha ispirato i McConnon alla scrittura della prima ricostruzione in inglese della vita del ciclista. Come ha affermato Andres: “Sono stato assolutamente affascinato dalla sua resistenza, sia fisica che psicologica, e come è riuscito a rimanere all’apogeo della sua carriera per l’impressionante periodo di 10 anni, a non menzionare la complessità e la delicatezza della situazione politica di quel tempo, con il disastro della Seconda Guerra Mondiale che riempì lo spazio fra le due vittorie più significative di Bartali: i trofei del Tour de France nel 1938 e 1948”.

Alla domanda a che cosa attribuiscono il retaggio di Bartali, gli autori sono stati unanimi che è veramente affascinante come la grande leggenda del ciclismo italiano istigò la nazione a superare le discordie politiche e a sentirsi un popolo unito attorno alla gioia di vincere. E ancora una volta gli autori canadesi sembrano trovarsi d’accordo sulle difficoltà con cui hanno dovuto confrontarsi nella raccolta dei fatti. Come Andres ha sottolineato: “Non è stato affatto difficile trovare persone che volevano condividere con noi le loro opinioni su Bartali. E’ vero che si potrebbe supporre che i suoi contemporanei non avrebbero avuto nessun voglia di ritornare a quel doloroso periodo della memoria italiana della sconfitta e la dissoluzione dei valori. Tuttavia noi trovammo senza difficoltà molte persone che adoravano Bartali e quindi desideravano con grande entusiasmo raccontarci i loro ricordi su di lui. Per questo il nostro tentativo di far luce sulla sua personalità è stata un’esperienza veramente memorabile”.

 

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