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Da Visconti a Troisi

Il 19 giugno all’Istituto Italiano di Cultura un gruppo di professori dell’Univeristà di Salerno ha partecipato in discussione sul cinema italiano del Dopoguerra e il suo impatto sui processi di trasformazione che hanno segnato il complesso percorso della società italiana durante il Novecento

 Martedì 19 giugno l’Istituto Italiano di Cultura ha ospitato una tavola rotonda sul cinema italiano nel secolo scorso e il suo inquadramento nella società italiana. Partecipanti alla discussione sono stati professori dell’Università di Salerno. L’evento è stato iniziato con un breve video presentando la loro università: una delle poche istituzioni d’istruzione superiore italiane che vantano un campus moderno sul modello amerciano. 

Dopo aver mostrato con fierezza ben giustificata l’Università di Salerno, la moderatrice della discussione, Prof. Maria Teresa Grimaldi, specialista di lingue e letterature straniere, ha introdotto gli altri panelisti: Roberto Vargiu, laureato in filosofia e letteratura e professore della Gestione di eventi culturali, direttore artistico di DAVIMEDIA, amministratore del film festival Griffoni e secretario regionale della Federazione Italiana Circoli del Cinema; Marco Pistoia, professore di storia e critica del cinema nel dipartimento di lingue e letterature straniere, consigliere alla Treccano Università e collaboratore di Einaudi, direttore del giornale elettronico del programma Davimus a Salerno e direttore scientifico di DAVIMEDIA; Prof. Vincenzo Esposito, direttore artistico del film festival italiano di Stockholm, vice presidente della Federazione Italiana Circoli del Cinema, professore della storia del cinema all’Accademia di Belle Arti di Napoli; Stefania Leone, professore di sociologia e comunicazioni pubbliche e coordinatrice dell’Osservatorio Comunicazione Partecipazione Culture Giovanili all’Università di Salerno; Angela Delli Paoli, ricercatrice e direttrice di Mitolgia della Ricerca presso l’Osservatorio Comunicazione Partecipazione Culture Giovanili; Prof. Anna Pavignano, sceneggiatrice dei film più emblematici di Massimo Troisi, da Ricomincio da Tre a Il Postino, anche autrice di molti dei film di Alessandro D’Alatri e Fabio Volo e collaboratrice di Benigni nella sceneggiatura di Non ci resta che piangere, scrittrice e professoressa al Laboratorio di scrittura creativa allUniversità di Salerno. 
La seconda parte del programma, un concerto di piano intitolato Music of Motion Pictures, è stato presentato da Maestro Daniele Furlati, compositore e musicista, studente di Ennio Morricone, autore delle colonne sonore dei film di Giorgio Diritti e vincitore del premio David di Donatelli in 2011. 
L’obiettivo della discussione è stato di mettere in rilievo le trasformazioni nella società italiana del XXo secolo e di spiegare come il cinema ha influenzato e riflesso questi processi. “Esiste un legame continuo tra il cinema di Vsconti e la cultura italiana. Per esempio, con Ossessione Vsconti ha dato agli italiani il primo film neorealistico”. Così il Prof. Marco Pistoia ha introdotto l’impatto dell’opera di Vsconti per poi approfondire sugli altri aspetti dell’importanza di Luchino Visconti nel cinema e nel teatro italiano del Novecento. Secondo il Prof. Pistoia sarebbe indiscutibilmente giusto definirlo il maggior regista del dopoguerra che con la sua grande attività registica ha conferito alla società italiana trent’anni di spettacolo di ottima qualità. Ci sono anzitutto due settori dove Vsconti ha lasciato una traccia incancellabile di genialità. Lui è prima di tutto un’artista che modela e reinventa lo spazio: per questo molti lo definiscono come regista di immagini e di scene, sia nel cinema che nel teatro. All’Italia recentemente uscita dal terrore della Guerra Visconti offre un nuovo realismo, un realismo infallibilmente fedele alla realtà che mostra la vita italiana senza finzioni e sovrastrutture, ma che allo stesso tempo preserva una forte carica di sensualità che tende verso il melodramma per spesso culminare in tragedia corale.
La discussione sul cinema italiano del Novecento è stata conclusa con il commentario della Prof. Anna Pavignano sul retaggio di Massimo Troisi nel panorama cinematografico. La sua presentazione penetrante però è stata molto di più che un resoconto dell’output artistico di Troisi. La Pavignano ha condiviso con il pubblico le sue impressioni del contatto personale che lei stessa ha avuto con il regista. “Troisi ha lasciato una traccia profonda non solo nel cinema ma anche nelle persone che l’avevano conosciuto come persona. Ricordare significa avere delle situazioni archiviate nella memoria e poi tirarle fuori. Questo non è assolutamente il caso di Massimo Troisi. La sua presenza non è irreversibilmente persa perchè lui ha lasciato non solo ricordi ma anche un sentimento nelle persone che lo conoscevano. Inoltre sempre quando faceva i suoi film si metteva addosso vestiti sgraziati, che non avrebbe mai portato nella vita, ma che invece mostravano un altro lui, un “lui” che non era in realtà forse perchè aveva paura di esserlo”.
 

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