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NARRATIVA/ Un mistero da… “leggere”

In foto, l'autrice Letiia Muratori

In foto, l'autrice Letiia Muratori

Un inquietante squarcio di vita contemporanea in «Come se niente fosse» di Letizia Muratori (Adelphi)

Un piccolo mistero, ma che col tempo e il non volerlo affrontare, verbalizzare, si è ingigantito all’interno della protagonista di questa storia, una scrittrice che racconta in prima persona, è il nodo psicologico e strutturale su cui poggia tutto il libro, i rapporti dei personaggi e la costruzione a suspance, in attesa della rivelazione finale. Lula, la scrittrice è bloccata, ha consegnato un romanzo cui l’editore non dà seguito e che lei stessa sospetta sia "troppo esile", mentre la sua migliore amica e prima lettrice, Giacinta Gunther, sua ex istitutrice di equitazione e che gli dà uno stipendio per occuparsi delle mail e del sito della Fondazione di famiglia, è molto più dura e esplicita: "Hai scritto una porcheria, e lo sai. Fossi in te, m’iscriverei subito a quel corso di lettura. Ne hai bisogno". Lula fa resistenze a partecipare a sedute collettive di donne nella sede della Fondazione che vogliono "imparare a leggere" e l’amica, impietosa, precisa: "Non mi sono spiegata: tu hai bisogno di tornare a villa Gunther".

Sono dichiarazioni come questa, segnali sparsi per il libro che avvertono di qualcosa che il lettore non conosce e che immagina arriverà a scoprire solo a un certo punto.

«Come se niente fosse»,

di Letizia Muratori, pp. 140, Adelphi,

Milano, 2012, Euro 15,00

Lula da tempo non va alla villa dove pure ha passato tanto tempo della sua giovinezza, perché quel luogo è legato a un fatto che l’ha segnata per sempre. Molti anni prima, durante una festa di carnevale in maschera, lei e l’amico Lorenzo, di cui era innamorata ma che ha poi sposato sua sorella, vennero rapiti da alcuni banditi e nessuno ha mai saputo cosa accadde nel tempo che durò quel sequestro.

Alla fine Lula accetta di partecipare al curatrice, guida del gruppo di amiche, tra cui è anche sua sorella. Si legge e si discute, si ricorda anche, per esempio la prima lettura significativa, che per quasi tutte fu "Piccole donne". Ora quelle piccole donne sono chiamate, quasi senza saperlo, a crescere. Lula le usa per leggere i manoscritti che le manda da giudicare la sua casa editrice, inediti, libri ancora “in fieri”.

Come “in fieri” è questo romanzo che divaga, nasconde, svicola, salta tempi e spazi, giocando con i problemi della scrittura, di cui tanto si parla nel gruppo e che sono l’assillo della protagonista, in quanto scrittrice. Tutto sino alla fine, quando il racconto in lettura, la narrazione di Lula di quanto non aveva mai prima raccontato, e che affronta grazie al supporto che ha ricevuto dal gruppo di donne e amiche, arriverà a farci capire il senso di quel che è accaduto sino allora, liberando tutti dal peso del passato.

Un racconto lungo di gradevole scrittura e costruzione con tante piccole, divertenti trovate, quest’ultima, quinta opera della Muratori, una sorta di gioco e sfida su quei "romanzi da guardarobiera" che Lula dice tanto di amare, che mostrano l’evanescenza e l’inconsistenza di tanti drammi del bel mondo che ne è protagonista, tanto che è proprio il finale a deludere un poco, a sembrare una rivelazione fragile.

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