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DACIA MARAINI/ Dalla parte delle donne

«L'amore rubato», di Dacia Maraini, pp. 205, Rizzoli, Milano, 2012, Euro 15,00

«L'amore rubato», di Dacia Maraini, pp. 205, Rizzoli, Milano, 2012, Euro 15,00

«L’amore rubato» di Dacia Maraini (Rizzoli), ovvero cronache di “ordinaria” violenza quotidiana contro la parte più debole e indifesa dell’umanità

Più che "rubato" come suggerisce il titolo della Maraini si dovrebbe forse parlare qui di amore imposto con la forza bruta, col raggiro e una psicologia contorta che sa di crimine e che è follia. Storie di ordinaria violenza sulle donne, queste, derivate da un quotidiano crudele e impietoso che fa dei più deboli semplice carne da macello, da tortura.

In questo, «L’amore rubato» si fa "J’accuse" tremendo contro gli uomini di sempre, di tutti i tempi, che non hanno mai considerato e non considerano tuttora la parte femminile dell’umanità loro pari in diritto, rispetto, libertà. Vicende ordinarie, dicevamo, rasentanti la pazzia e la vigliaccheria perché commesse ai danni di innocenti vittime e deboli, a volte costrette dal ricatto a un silenzio omertoso e partecipante. Ma molte hanno lottato e lottano, denunciano, accusano, e reclamano giustizia; una giustizia, tuttavia, lenta e non sempre rispondente alle loro attese e ai loro diritti umani.

La violenza commessa dagli amanti, dai padri acquisiti, dagli amici, dagli estranei di cui purtroppo si finisce a volte col fidarsi rimettendoci l’incolumità (e non solo quella fisica), e spesso la stessa vita, assume varie facce ma, nel risultato, finisce poi con l’essere sempre la stessa. C’è il nuovo marito della mamma per due bambine non ancora adolescenti che finiscono nel letto dell’orco travestito di grazia e di bontà, c’è la giovane che finisce spesso al pronto soccorso per presunte "cadute dalle scale" (e vive in una casa a pian terreno), colei che è costretta a resistere e subire la gelosia anormale del nuovo compagno, la ragazzina violata dal branco, colei che di botte finisce prima in ospedale e poi all’altro mondo, colei che ricorre all’aborto clandestino pur di non dare alla luce il frutto di uno stupro subìto, o di colei che s’addossa colpe di una misoginia atavica e dura a morire nei secoli, colei che in una stazione sconosciuta accetta l’aiuto di un estraneo che vuole farle raggiungere altrove il treno perduto, etc. etc.; un campionario offerto amaramente dalla cronaca di ogni giorno.

È vero che si tratta psicologicamente di "ragazzini" maturi che, per dare sfogo alle loro passioni e lussurie, l’amore lo impongono in mille modi e quindi lo "rubano", ma è pur vero che questi uomini finiscono col rivelarsi dei veri e propri aguzzini senza pietà per le povere malcapitate vittime, e per i quali il possesso fisico e psichico insieme, il "controllo" cioè totale dell’altra, diventa un che di irragionevole che vuole invece spacciarsi per passione o desiderio "sinceri".

La Maraini lascia che siano le stesse protagoniste a raccontare ognuna la sua triste storia, con una partecipazione solo apparentemente delicata e quasi lontana, ma il suo coinvolgimento è totale e pesante, e la sua difesa dei diritti della donna è forte che più di così è difficile immaginare. Paladina dei diritti della metà "debole" dell’universo la scrittrice-poetessa lo è stata da sempre, ma qui oltre ai diritti della donna vengono reclamate attenzioni e misure sociali precise e decise perché a scempi come narrate si ponga davvero un freno e una fine. È questione di coscienza, di rispetto umano, di vero… amore. Non ci si può approfittare apertamente o subdolamente di persone deboli, circuirle e usarle a proprio piacere, tenendole schiave e riducendone le resistenze psico-fisiche a vere e proprie larve.

Abbiamo quindi a che fare con una follia rudemente forte o, se si vuole, con una forza bruta della peggior specie. Una cronaca di dolore intimo e femminile «L’amore rubato», e un grido accusatorio e lacerante contro la società tutta, pavida lontana e che se ne sta spesso solo a guardare come se quel che vede sotto i suoi stessi occhi non fosse cosa che la riguardi affatto.

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