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Omissis: la narrazione dei misteri italiani

La stazione di Bologna il due agosto 1980

La stazione di Bologna il due agosto 1980

All'Università di Oxford la lecture di David Ward sulle stragi italiane degli anni Sessanta e Settanta mai risolte nelle aule di giustizia ma "svelate" dalla letteratura e dal cinema

La realtà politica italiana di questi ultimi 30 anni é diventata oggetto di analisi letteraria , produzione cinematografica  e oggetto di fanta-fumettistica.

Ad analizzare questo trend e la modalità con cui soprattutto la letteratura moderna ha raccontato  la storia recente, é lo studio del professore David Ward del Wellesley College, Massachusetts. All’Università di Oxford, in Inghilterra, recentemente Ward, ospitato dall’ISO (Italian Study Oxford University), ha tenuto una conferenza sul tema “Omissis: la narrazione dei misteri italiani”.

DAVID WARD

David Ward, professore al Wellesley College

La recente storia politica italiana é stata caratterizzata da eventi tragici durante la Strategia della Tensione (1960-1970) e durante gli Anni di Piombo (1970-1980). Realtà, queste, ancora celate da misteri per la difficoltà del Sistema Giuridico di fare luce sull’identità dei mandanti delle stragi.

Le ragioni delle tante stragi e altrettanti misteri sono da ricercarsi , dall’analisi di Ward, nella posizione geografica e politica dell’Italia durante gli anni della Guerra Fredda. Un paese, l’Italia, facente parte politicamente del blocco  ovest–capitalistico ma a diretto confine con il blocco est-comunista e con una presenza sul territorio di un ben organizzato Partito Comunista. “Questi elementi — osserva Ward — hanno inevitabilmente posto delle  problematiche sulla stabilità politica italiana. La Strategia della Tensione ha rappresentato un tentativo di spostare  l’elettorato verso il centro-destra in sintonia con la logica della Guerra Fredda”.

Ma come afferma lo scrittore Giovanni De Luna, “Il vuoto giuridico ha lasciato tutte le vecchie ferite aperte e reso la memoria di questi anni passati una memoria inquieta”.

Questo disagio storico ha indotto recentemente il Presidente del Senato Italiano, Pietro Grasso, a proporre l’istituzione di una  Commissione sulle Stragi Italiane in concomitanza con la dichiarazione, ad opera della Corte D’Appello, che “lo Stato Italiano ha la responsabiltà per il tragico destino dell’aereo abbattuto sui cieli di Ustica”.

Ward ha analizzato come questo vuoto di giustizia e la convivenza con i nunerosi misteri politici si sia riflesso nella letteratura e nella produzione cinematografica italiana.

Nell’analizzare i recenti contenuti letterari e produzioni di film, Ward ha posto gli autori lungo uno spectrum.  Ad un estremo risiendono autori il cui obiettivo é comunicare la possession di certezze sostenute da teorie cospiratorie.

Questo é il caso  di Paolo Guzzanti con il libro Ustica: verità svelata  o Giampiero Marazzo e Gianluca Cesarola con l’indagine in Sotto e sopra il tavolo. Cosa accadde quella notte nei cieli di  Ustica. Sul versante cinematografico abbiamo produzioni come “Piazza delle cinque lune” di Renzo Martinelli  sull’omicidio di Aldo Moro e l’interpretazione di  Marco Tullio Giordano  in “Romanzo di una strage”, sulla strage di Piazza Fontana.

La narrazione degli eventi storici soprattutto in relazione agli Anni di Piombo ha ottenuto un duplice effetto: narrare per mantenere viva la memoria storica  ma soprattutto come sostiene Ward, citando recenti studi, “una narrazione che ha  avuto  nel mondo della sinistra politica italiana, la funzione di espiare  colpe e responsabilità”. Questo é il caso di film e libri  sul periodo degli anni di piombo che, nell’individuare in forze esterne le responsabilità degli atti terroristici, hanno scrollato  di dosso ai protagonisti della politica di sinistra di quel tempo  ogni  eventuale sospetto di responsabilità. Produzioni narrative che rispondono quindi piú ad un ritualismo espiatorio piuttosto che ad una vera e propria analisi politica del fenomeno. Quello che viene a mancare é una riflessione profonda sul vuoto politico creato dal movimento di sinistra.

Questo tendenza viene messa in discussione  dal programma “Blu Notte”  condotto da Carlo Lucarelli che nelle 100 puntate cerca di ricostruire il materiale perso e di investigare  i  segreti dei depistaggi. Lucarelli, evitando di dare risposte risolutive  finali e lasciando invece i casi aperti induce a piú profonde riflessioni.

La stessa difficoltà di giungere ad una conclusione finale é espressa dal film “Il muro di gomma” di Dino  Risi  dove la forte denuncia é centrata sulla difficoltà di andare oltre le incertezze.

All’altro estremo di questo spectrum troviamo autori come Giuseppe Genna e Simone Sarasso le cui produzioni letterarie trascendono la semplice ricerca di verità.   

Giuseppe Genna nel suo libro Dies Irae, in modo provocatorio  presenta una lista ossessiva di Omissis per sottolineare la difficoltà per uno scrittore di rappresentare l’incompletezza della recente realtà storica.

Il fallimento nel punire i responsabili é diventato inoltre oggetto di interesse della trilogia (Confine di Stato, Settanta, Il paese che amo) di Simone Sarasso che dichiara: “Dopo 36 anni di processi nessuno é stato dichiarato colpevole dei peggiori crimini  che hanno coperto di sangue il mio paese. Noi non sappiamo chi ha messo le bombe, chi ha coperto i crimini, e chi ha fatto in modo di prevenire che la verità venisse fuori. Le  vittime  che giaciono sulla strada domandano  giustizia. La faccia dei colpevoli é ancora sconosciuta”.

Questo é il lamento emotivo che sta alla base della narrazione di Simone Sarasso e che trasforma questo periodo storico in un misto di noir,  gialli  e  fantapolitica. Una scrittura che esprime scettiscismo attraverso la fantasia  speculativa ignorando il protocollo del realismo.

“Quella di  Sarasso é una narrazione — sostiene Ward — che pur guardando al passato  non dichiara la possessione di nessuna verità, piuttosto, lasciando una eredità di interrogativi induce il lettore a ricordare e ad investigare”.

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