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La tirannia delle minchiate e la fine della stroncatura

Leggere un "best seller" per accorgersi che anche un libro mediocre e sciatto ormai rientra nelle grandi operazioni di marketing

Stufo di sorbirmi una ventina di pagine quotidiane su il pregiudicato B, l'Imu e le novità fiscali, questa estate ho letto più libri che giornali. Mi sono imbattuto così in un tomo che sta per sbarcare trionfalmente anche in America, (preparatevi) un giallo di quasi 800 pagine che si possono sintetizzare in due parole: una boiata. Si chiama La verità sul caso Herry Quebert edito da Bompiani, best  seller in Italia e in mezza Europa. Un libro incredibilmente mediocre e sciatto, zeppo di banalità da tema di quinto ginnasio. Il punto però non è questo. Dietro libri del genere ci sono spesso operazioni di marketing e di uffici stampa che alla fine centrano l'obiettivo. Il libro entra in classifica, pubblicità e recensioni compiacenti, o semplicemente neutre,  fanno da traino e alla fine perfino uno scrittore mediocre e inconsistente come l'autore, lo svizzero Joel Dicker, diventa una star della letteratura. La chiamerei la tirannia delle minchiate.
Ma qui il vero e(o)rrore di stampa non è il libro, ma il sistema editoriale-giornalistico che permette vicende del genere. Mi chiedo come mai nessun giornale in Italia abbia stroncato come si deve e merita un libro che contiene in una pagina si e l'altra pure perle di saggezza e letteratura tipo: “sai qual è l'unico modo per misurare quanto ami una persona? No. Perderla”. Terrificante. Roba che Liala in confronto è Simon De Beauvoir.
Nessun giornalista delle prestigiose pagine culturali, nessun collaboratore, nessun critico, ha speso una parola per avvertire i lettori e consigliare loro di spendere in un altro modo i 19 euro e 50 che in libreria chiedono per questa scemenza.
In Italia ormai da anni è stata praticamente cancellata la stroncatura, genere nobile ma difficile, solo per il fatto  che prima di stroncare devi leggere e documentarti davvero. Troppa fatica. E poi oggi nessuno in Italia si mette contro un altro tranne che non ci sia un interesse diretto politico editoriale.  I giornali dovrebbero fare l'opposto, fare una onesta critica significa semplicemente informare, raccontare. L'essenza di un mestiere naufragato tra pavidità e convenienze.

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