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The Way We Were

Il romanzo di John Corago, Brussel, Bruxelles, 1968

Il libro dell’amico John Corago, edito da Cantagalli con il titolo Brussel, Bruxelles, 1968 camuffa, sotto la storia del rapporto tra un padre emigrato da Letojanni e il figlio che lo raggiunge in Belgio grazie alla borsa di studio per l’università di Bruges, l’indagine psicologica e morale sulla situazione giovanile di chi, nato a cavallo del 1950, si trovò nel mezzo dell’esplosione della contestazione. Nel ‘68 eravamo compagni di banco all’università, Corago ed io: la lettura del libro è stata un viaggio psichico a ritroso, dentro una dimensione, e una gioventù, dissoltisi nel tempo.

Il romanzo inizia con l’arrivo di Nico alla stazione di Bruxelles: ad attenderlo papà Carmelo, minatore e sindacalista militante, riferimento per tanti emigrati siciliani. Nel dialogo tra i due si inserisce Karin, viennese borghese e delicata che Nico incontra e ama. I moti studenteschi di quell’anno rappresentano la cornice dentro cui si dipanano l’affetto tra i due uomini e il romanticismo dei ragazzi, fino a divenire l’elemento di confronto e contraddizione tra i personaggi. La solida formazione sindacale e politica della classe lavoratrice, e in particolare di Carmelo che ne è leader, si scontra col velleitarismo tuttovolente e parolaio dei giovani contestatori. Nico, istintivamente unito ai coetanei ma con ben altra biografia alle spalle, si chiede se debba rompere col padre granitico nelle sue convinzioni e con la fidanzatina moderata.

Bruxelles, luogo fisico nel quale si snodano le situazioni, nonostante il romanzo ne indichi piazze e strade, chiese e musei, risulta come sfocata, categoria psichica più che concreta indicazione geografica. L’autore sembra volerla caricare di valori e simboli, in qualche modo collegati alla nascente vocazione di capitale europea, luogo di sintesi e auspicate soluzioni. Nel dipanarsi degli eventi, i protagonisti maggiori si lasciano coinvolgere negli accadimenti, anche drammatici, sviluppati dalla trama. Trovano, nel sommovimento sociale nel quale sono trascinati, opportunità insospettate per guardarsi dentro e confrontarsi con le proprie certezze. I due giovani consolidano, nella lotta politica e sociale alla quale partecipano a modo loro, il rapporto che li lega. Nico sperimenta il bello del compromesso con il padre classe operaia e la ragazza borghesia conservatrice perbenista. Carmelo scende a patti coi propri dogmi.

A quelli della mia generazione, le 400 pagine di Corago daranno nostalgia e rammarico. La nostalgia verrà dalla sensazione di essere risospinti in un universo di atmosfere e stili di vita lontani molto più dei 45 anni di calendario. Il rammarico verrà con la consapevolezza che ben pochi dei sogni e ideali che si ebbero come generazione, sono stati trasformati in realtà. Il che è vero soprattutto con riferimento all’Italia, per come le cose della politica e del sociale si sono aggrovigliate non lasciando quasi spazio alla speranza.

Nel romanzo di Corago, l’Italia del ’68 è soprattutto quella dei paesini da dove la gente emigra nella nascente Europa unita, e della bellezza di arte e natura che Karin viene a godersi al braccio di Nico. Come il giovane personaggio del romanzo, molti di noi “studiavano”, viaggiavano per avventura e conoscenza, si dedicavano a metter su un mondo migliore. Altri, violenti o debosciati, profittavano dei venti di libertà per darsi a droghe, sesso idiota, occupazioni distruttive. I primi, attraverso i libri e il viaggio, divennero adepti della bellezza, dell’arte e della solidarietà umana. Almeno quell’eredità dovrebbe sopravviverci.

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