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Lella Golfo, una donna ad Alta Quota

All'Istituto Italiano di Cultura Lella Golfo, principale artefice della legge sulle quote rosa, presenta il suo libro e racconta una storia di battaglie per i diritti delle donne: dalle campagne calabresi al Parlamento

Lunedì 25 novembre, nella Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, Lella Golfo, la parlamentare del PDL che è stata principale artefice della legge sulle quote di genere, ha presentato presso l’Istituto Italiano di Cultura di New York, il suo libro Ad alta quota, storia di una donna libera.

lella golfo

Lella Golfo, che è anche presidente della Fondazione Marisa Bellisario, ha parlato della sua vita e della sua battaglia per l’introduzione delle quote rosa in una round table moderata dal responsabile della redazione americana de Il Sole 24 Ore, Mario Calvo Platero, alla quale erano presenti, tra gli altri: Luigi Gubitosi, direttore generale RAI, Stefano Lucchini, chairman Eni USA, Ilaria Costa, executive director IACE, e Mariafrancesca Carli, managing director JP Morgan.

“Queste pagine sono un antidoto al pessimismo e alla rassegnazione” scrive il viceministro Antonio Catricalà nella prefazione del libro, e questa frase riassume alla perfezione quella determinazione e tenacia che hanno contraddistinto la vita della Golfo, raccontata con sincerità in tutte le sue fasi, non sempre facili, ma mai carenti di quella passione per le piccole e grandi battaglie che dalle prime lotte per i diritti delle contadine nella sua Calabria, l’ha portata fino a Roma e alle quote rosa. “Le raccoglitrici calabresi lottavano per avere stivali di gomma e non andare nei campi a piedi nudi”, racconta Lella Golfo, sottolineando il grande cambiamento delle rivendicazioni: dalle scarpe alle quote. La Golfo parla anche dell’importanza che hanno avuto i suoi genitori nella sua formazione, avendola sempre ispirata a studiare per capire e a lottare per un’ideologia. Principio che lei ha sempre seguito, anche se le sue idee si sono presto differenziate da quelle comuniste del padre. Per questo dice che “educando in modo corretto, anche per quanto riguarda la differenza di genere, si possono creare generazioni dove non ci sarà più bisogno delle quote rosa”.

lella golfo libro

Un momento della presentazione del libro all’Istituto Italiano di Cultura. Al centro, a sinistra, Lella Golfo, a destra, Mario Platero

Grazie alla grande tenacia di Lella Golfo, profondamente convinta che per rompere la cultura maschilista e cambiare alla radice
 il sistema, fosse necessario far entrare di diritto le donne nelle stanze 
dei bottoni, dal 12 agosto 2012 tutti i consigli di amministrazione
 e i collegi sindacali sono obbligati ad assegnare un quinto dei posti alle donne, quota destinata a salire a un terzo a partire 
dal secondo rinnovo. Una rivoluzione culturale, di cui la principale artefice è stata proprio la Golfo, che non si è mai fermata, nonostante le enormi barriere e i grandi momenti di sconforto che ha dovuto superare per vedere finalmente approvata la sua proposta. “Ero fortemente convinta che fosse indispensabile un intervento per rompere quella barriera di mentalità maschilista che tagliava le donne fuori dal potere – dice Lella Golfo – Ho cercato col mio lavoro di cambiare un piccolo pezzettino di mondo, e forse in parte ci sono riuscita, ma è solo un punto di partenza. Ora è indispensabile continuare a lavorare e fare squadra, perché le battaglie sono ancora tante.”

Mariafrancesca Carli, riguardo alla legge sulle quote dice: “Io sono per la meritocrazia, quindi non sono ideologicamente favorevole alle quote, ma ritengo che in Italia fossero indispensabili per rompere le barriere e raggiungere velocemente una certa percentuale di donne in posizioni di potere”.

Luigi Gubitosi sottolinea come in Rai fortunatamente il problema delle donne in posizioni di potere sia ormai stato superato e dice: “Ci sono purtroppo ambienti ancora maschilisti, ma l’Italia sta cambiando e spero che fra vent’anni le quote di genere saranno obsolete. Ritengo anche giusto che la legge sia soggetta a revisione dopo nove anni, perché la situazione sarà sicuramente diversa. L’Italia sta facendo grandi progressi su questo fronte, ora si deve puntare sulla stabilità di tali conquiste.”

 

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