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La storia “invisibile” degli ebrei italiani in America, terra non ancora promessa

In occasione della celebrazione del Giorno della Memoria, al Calandra della CUNY la conferenza col Prof. Fraser Ottanelli della University of South Florida

Giorno della Memoria come spunto di riflessione per andare più lontano e ridefinire molte pagine della storia degli italo-americani? 

Questa è la sfida che Fraser Ottanelli ha lanciato al Calandra Italian American Institute della City University di New York durante uno degli eventi newyorkesi dedicati al ricordo della Shoah.

Ottanelli, professore al College of Arts and Science della University of South Florida,

Ottanelli

Il Prof. Fraser Ottanelli

specializzato in storia delle migrazioni e dei movimenti sindacali, autore di libri e di numerosi articoli, è sicuramente uno degli studiosi americani che conoscono meglio la realtà dell'immigrazione italiana negli Stati Uniti. E adesso, al Calandra Institute, ha richiamato  l'attenzione di un pubblico particolarmente interessato ad  un angolo finora  quasi sconosciuto di questa complessa vicenda, quello degli ebrei italiani che trovarono rifugio negli Stati Uniti per sfuggire alle leggi razziali volute dal Fascismo nel 1938. 

Il loro numero era piccolo, si tratta molto probabilmente di meno di duemila persone, ma tra di loro vi furono  fisici come Emilio Segrè e Bruno Rossi, economisti come Franco Modigliani, musicisti come Mario Castelnuovo-Tedesco.  A renderli  fino a adesso ''invisibili'', ha fatto notare Ottanelli, è stata  soprattutto la mancanza di fonti attendibili. I documenti tradizionalmente consultati dagli storici, come la stampa etnica italo americana o quella sindacale, non ne fanno cenno. 

Nel Casellario Politico Centrale, in cui il regime mussoliniano teneva d'occhio 160.000 ''sovversivi'', e che è ora a disposizione degli studiosi all'Archivio di Stato a Roma, la religione dei sorvegliati veniva raramente citata e solo di sfuggita. Perfino Umberto Caradossi, l'abile agente dell'OVRA che controllava i fuoriusciti con l'incarico ufficiale di viceconsole a New York, raramente citava nei suoi puntigliosi rapporti a Roma il credo religioso degli antifascisti che sorvegliava, anche se tra di loro c'erano Max Ascoli, Piero Sraffa o i fratelli Nello e Carlo Rosselli. 

Adesso, ha fatto osservare Fraser Ottanelli al Calandra Institute, è però venuto il momento di dedicare a quel piccolo gruppo  di professori e professionisti  molto di più di un'attenzione distratta. 

"Credo", ha detto,''che dedicare una specifica attenzione ai rifugiati ebrei italiani negli Stati Uniti offra un punto di osservazione  da cui partire per capire l'intricata interazione tra come i migranti italiani furono ricevuti e le forme della loro incorporazione nella società americana con la definizione dell'identità italo-americana''. 

Un esame degli ostacoli che gli ebrei italiani incontrarono nel loro tentativo di essere ammessi negli Stati Uniti, per esempio, racconta una storia che riguarda tutti gli immigrati. Certamente, fa osservare lo studioso,''l'esperienza degli ebrei italiani mette in dubbio l'immagine degli Stati Uniti come 'terra promessa'''. 

Nel paese in cui gli esuli cercano di entrare,  l'antisemitismo è diffuso e raggiunge i livelli più alti nel dipartimento di Stato. L'ostilità che fa chiudere le frontiere e rende rigido il restrittivo sistema delle quote, però, non riguarda soltanto gli ebrei, ma anche tutti gli altri immigranti dall'Europa del Sud e dell'Est. 

''Per ogni ebreo, italiano o da altre parti dell'Europa, che trovò rifugio negli Stati Uniti ve ne furono molti di più che furono abbandonati al loro destino…,'' ha spiegato Ottanelli. ''Alla fine, l'esperienza dei rifugiati ebrei italiani mette in luce la mancanza di volontà delle autorità americane  di adottare misure tese a salvare gli oppressi'' . Una sfida morale, insomma, che gli Stati Uniti perdono e che racconta una storia amara di chiusura nei confronti di chi ha bisogno. 

Anche per quanto riguarda la comunità italo-americana del tempo, però, restano delle domande che vale la pena di porsi. L'integrazione e la ricerca di un'identità degli immigrati nella loro nuova patria, ha ricordato Ottonelli, non è stata facile ed è stata complicata dall'ostilità dei grandi sindacati e dalla frammentazione delle organizzazioni dei lavoratori su basi etniche. ''L'antisemitismo non faceva parte del bagaglio culturale della maggior parte degli italiani che attraversarono l'Atlantico negli anni dell'emigrazione di massa,'' ha spiegato lo studioso,''ma è stato qualcosa a cui sono stati esposti come parte della loro esperienza di lavoratori immigrati''. Con l'arrivo del fascismo, molti italoamericani abbandonano il sogno della solidarietà della classe operaia e abbracciano i concetti di ''razza'' e di ''italianità'' proposti dalla propaganda fascista e dai giornali della comunità locale. La ricerca di un'identità non lascia spazio agli ebrei, anche se sono nati nello stesso angolo di mondo. 

Una storia, insomma, tutta da esplorare e che combina, passando attraverso il dramma degli ebrei italiani, l'ostilità del'America nei confronti degli  immigranti e il difficile tentativo degli italo-americani di costruirsi un'immagine di sè . 

 

*Gianna Pontecorboli è l'autrice di America. Nuova Terra Promessa. Storie di ebrei italiani in fuga dal fascismo (Brioschi 2013) 

   

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