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Publish or Perish! Ma così muore la scienza

Per far carriera ormai non conta la qualità della pubblicazione scientifica ma la quantità delle pubblicazioni. La stortura dimostrata da un gruppo di ricercatori del MIT che ha messo in circolazione un software in grado di creare articoli che sembrano autentici e possono essere pubblicati anche da importanti riviste, ma sono senza senso 

Publish or perish, pubblica o muori è l’imperativo categorico che ogni ricercatore conosce per fare carriera. Non conta solo la qualità della pubblicazione, conta soprattutto la quantità delle pubblicazioni, soprattutto su riviste con un impact index alto. Così molti scienziati pubblicano i loro articoli, con poche varianti, su più riviste e soprattutto sugli atti dei convegni. Tutto fa brodo. 

Per mostrare questa stortura un gruppo di ricercatori del MIT circa dieci anni fa ha messo in circolazione un software che è in grado di produrre degli articoli scientifici attingendo a un data base di articoli scientifici e frasi comuni ma arbitrariamente messe insieme per creare documenti che superficialmente sembrare autentici articoli, ma sono senza senso. 

Più di 120 articoli scientifici sono stati rimossi dal database elettronici di Springer e dell'Institute of Electrical and Electronic Engineers, IEEE. I documenti contengono i risultati prodotti da questo software.

Gli articoli sono stati generati utilizzando un programma chiamato SCIgen. Gli sviluppatori del programma hanno voluto dimostrare che i documenti di presentazione alle conferenze potevano essere accettati, semplicemente perché sembravano scientifici.

La dimostrazione dell'efficacia del programma è stata fornita da Cyril Labbé, un ricercatore informatico presso Joseph Fourier University, a Grenoble, in Francia, che ha sviluppato un metodo per identificare gli articoli prodotti da SCIgen.

La rivelazione che un gran numero di articoli senza alcun valore scientifico era stato immagazzinato nel database cui accedono studenti e ricercatori potrebbe dimostrare che molta ricerca accademica e varie pubblicazioni sono inutili.

Seppure la maggior parte degli articoli sia stata prodotta per conferenze e giornali Cinesi e Russi, anche alcune riviste occidentali hanno avuto la sventura di accettare gli articoli prodotti da SCIgen. Questi tentativi fraudolenti avevano anche lo scopo di far guadagnare delle borse di studio ai vari candidati a PhD.

Il fatto che finalmente si siano aperti gli occhi sul problema degli articoli falsi e anche, aggiungo io, di certe manipolazioni dei dati, non troppo tempo fa anche un premio Nobel fu preso con le mani nel sacco, indica che il modello che si sta seguendo sulla necessità di pubblicare ad ogni costo abbia esacerbato il problema. 

Il ricercatore e lo scienziato sono sempre di più dipendenti dalla società che producono le riviste scientifiche e che hanno la gestione di questi enormi database. Per questa ragione è nato Research Gate che mettendo in contatto ricercatori e scienziati tra di loro permette uno scambio uno-a-uno dei lavori prodotti, senza sottostare ai costi di pubblicazione che, se la rivista ha un alto impact factor, sono assai elevati.

A prima vista, sembra sorprendente che ci sia un gran numero di documenti fraudolenti fatti da alcuni autori. Ovviamente ci si potrebbe domandare perché molti di quei documenti non sono stati identificati come fraudolenti, ad esempio esaminando la letteratura. Si potrebbe essere tentati di saltare alla conclusione che chi sta facendo la revisione degli articoli, non abbia allo stesso tempo attentamente analizzato la letteratura o in alternativa la maggior parte di questa è stata inutile.

Naturalmente, ciò presupporrebbe che il valore della ricerca sia sempre, immediatamente, evidente. Si potrebbe supporre anche che il problema è nel volume del materiale prodotto, piuttosto che nel tempo a disposizione per leggerlo.

Una risposta potrebbe essere che ci vuole più tempo, di quello che normalmente la rivista dà al revisore dell’articolo, per meglio approfondire l’argomento sottoposto, non solo per quello che riguarda la propria specialità, ma in discipline correlate. Alcuni dei più importanti sviluppi sono emersi dal trasferimento di un concetto, un approccio o un'intuizione da una disciplina ad altra. 

Recentemente Springer ha risposto alla storia dei documenti falsi con un editoriale dal titolo: “Purtroppo, l’editoria scientifica non è immune da errori e frodi"

“Come riportato dai media,  dell’11 febbraio 2014 noi eravamo allertati che16 falsi erano stati pubblicati in atti di convegni, pubblicati da Springer, soprattutto in ingegneria e informatica. Le osservazioni sono state generate dal programma per computer SCIgen, che crea documenti senza senso. Noi eravamo stati allertati dal dottor Cyril Labbé, un ricercatore francese, che ha scritto un articolo su come rilevare i documenti generati da SCIgen nella rivista Scientometrics Springer nel gennaio 2013”.

Springer continua dicendo che questi documenti saranno rimossi e al loro posto sarà messo un avviso. Inoltre, Springer sta esaminando le proprie procedure per trovare i punti deboli e per assicurare che non si ripetano casi analoghi informando di volta in volta i lettori.

Sta di fatto che la scienza e gli scienziati sono sempre più sottoposti a veri e propri tour de force per assicurarsi i fondi e poi per pubblicare per far carriera. Molti dati e pubblicazioni anche valide ormai non vengono neppure utilizzati o letti per mancanza di tempo. Eppure si può diventare premi Nobel come Higgs che aveva un h index di 6, veramente modesto che indica che Higgs in tutta la sua carriera ha scritto solo 6 lavori che hanno ricevuto più di 6 citazioni, tanto basso che l’ANVUR non l’avrebbe premiato neppure con un’associatura (sic!). 

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