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Dopo la puzza e i fuochi, nel Sud arde la passione per il riscatto

Due libri che parlano di un Sud avvelenato, due pesanti accuse alla politica collusa, due atti di protesta contro la distruzione di un territorio e l'avvelenamento della sua gente, due voci di speranza in un Meridione che si organizza e si riappropria del futuro. Al Calandra Institute della City University di New York, il giornalista Pino Aprile e il medico ricercatore Antonio Giordano hanno presentato Il Sud PuzzaCampania, Terra dei veleni

Antonio Giordano, napoletano, vive a Philadelphia ed è un medico ricercatore di fama internazionale, già allievo del premio Nobel J. Watson. Oncologo, dirige lo Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Philadelphia e insegna anche all'Università di Siena. Con il collega Giulio Tarro, ha scritto un libro denuncia Campania, Terra dei veleni (Denaro Libri, 2012). Un libro scritto sulle orme del padre di Antonio, Giovan Giacomo Giordano, a sua volta oncologo, che già nel 1977 aveva scritto un libro che praticamente rivelava decenni prima quello che poi si venne a sapere con criminale ritardo sulla “terra dei fuochi”.

Scrive Antonio Giordano nel libro (una raccolta di articoli scritti anche da altri esperti) sulla precedente opera di suo padre: “Già nel 1977,  quando avevo solo 15 anni, mio padre Giovan Giacomo, primario anatomopatologo dell’Istituto per lo Studio e la Cura dei Tumori, pubblicava un libro bianco dal titolo: ‘Salute e ambiente in Campania’, edito dal Centro Studi di Politica Economica e Sociale Nuovo Mezzogiorno, nel quale denunciava la presenza di aree ad alto rischio tumori nella città di Napoli. Precorrendo i tempi, mio padre, coordinando un’equipe di studiosi napoletani, tracciava una mappa della nocività nella provincia di Napoli, evidenziando come la popolazione napoletana corresse maggiori rischi di ammalarsi nelle zone più industrializzate della città partenopea”.

Giordano la scorsa settimana ha fatto coppia al Calandra Italian American Institute della CUNY con Pino Aprile, ormai famoso  giornalista autore di best-seller dedicati al riscatto del Sud d'Italia, per discutere di A New Southern Question, e soprattutto della terribile piaga dell'inquinamento ambientale nel Meridione.  L'accoppiata Giordano-Aprile, come ha detto il direttore dell'Istituto, Anthony Tamburri,  è stata portata a New York grazie all'impegno di ILICA, la Italian Language Inter-Cultural Alliance, fondazione diretta e fondata da Vincenzo Marra e promotrice di questo scottante dibattito tenuto il 4 aprile nella sede dell'istituzione universitaria della CUNY dedicata agli studi italo americani (intervento di Marra qui)

Aprile, dopo i vendutissimi Terroni e Giù al Sud, ha pubblicato recentemente un'altra opera intitolata Il Sud Puzza: Storia di vergogna e di orgoglio (Piemme, 2013). Un libro che parla sopratutto di riscatto dei meridionali che per Aprile stanno finalmente trovando la forza e le energie per "mettersi insieme" creando "comitati" per darsi da fare a rimettere in moto la"politica vera" e non aspettare più un aiuto che non potrà mai arrivare da una classe politica da anni corrotta e inetta.

C'era un gran pubblico al Calandra il 4 aprile. Noi abbiamo ascoltato con attenzione. Ecco un accurato resoconto in cui abbiamo scelto di riportare per intero alcuni stralci del dibattito, perché ci sembra che alle parole dei due autori ci sia poco da aggiungere. C'è solo da riflettere.

Pino Aprile: “Cosa vuol dire che il Sud Puzza? Che puzza. Che in molti luoghi fa schifo. E questo avviene in tutti i posti dove l'industria non rispetta le norme di produzione. Io sono tarantino e li la puzza si sente. Ma solo i primi giorni, poi non si sente più. Girando il Sud Italia ho notato che ci sono fermenti popolari di gente che fa una cosa nobile che si chiama politica. La politica spiegata da Don Milani è una cosa bella. Per il grandissimo prete, politica significa "sortirne insieme". Significa uscire insieme da un problema di tutti. Nessuno si salva da solo. La politica in questo senso è la più nobile delle attività umane. Sta ora rinascendo nel Sud d'Italia perché i meridionali si sono resi conto cosa devono fare dopo tanti anni di delusioni, anzi, meglio dire fregature prese dalle istituzioni che pensavano dovessero risolvere i problemi: ora hanno capito che le istituzioni non solo non risolvono i problemi ma spesso sono i problemi. E allora i meridionali hanno deciso di mettersi insieme per risolvere quei problemi a prescindere dalle istituzioni, facendone a meno. Io avevo il timore – siccome desidero tanto questo fenomeno – che non fotografassi quello che c'era ma quello che mi sarebbe piaciuto vedere. E allora ho dovuto far ricorso ad uno strumento, ad una formula matematica che si applica alla cosiddetta geometria delle reti, che si applica ai fenomeno sociali. Per misurare che cosa sta succedendo nel Sud d'Italia. Bene quello che sta succedendo è che centinaia di migliaia di persone stanno ricostruendo un tessuto sociale sano nel Sud d'Italia. Non esiste una parola per definire i costruttori di sana comunità. Per un incidente, mentre prendevo appunti, è venuta fuori una parola: cancioli. Che non significa niente, ma che da adesso significa costruttori di sana comunità. Stanno facendo anche le magliette a Napoli. 'Cancioli di Scampia', 'Cancioli della Calabria', 'Cancioli di Taranto'. Sono quei meridionali che stanno facendo di nuovo bella l'Italia a partire dal Sud. Speriamo non li fermino”.

Antonio Giordano: “Ho cominciato ad interessarmi a come il disastro dell'ambiente insulta il popolo della Campania da quando avevo 15 anni. Mio padre era anatomo patologo ed oncologo all'Istituto dei tumori di Napoli e studiava gli effetti dell'amianto nei lavoratori della ferrovia. Era scioccato da come questi lavoratori venivano mandati a distruggere i tessuti di amianto, senza protezione… Queste piccole particelle di amianto, una volta inalate, negli anni causano diversi tipi di tumori. La ragione perché anche io, un ragazzo, venivo scioccato da quello che mi raccontava mio padre, era dovuta al fatto che le conseguenze dell'amianto allora erano già note. Mio padre cominciò fin dall'inizio della sua carriera ad interessarsi degli effetti della industrializzazione sulla salute. La cosa che subito notò fu come i materiali più pericolosi furono usati proprio nelle industrie costruite nel Sud d'Italia. Fu subito chiaro che il forte legame tra la politica e l'industria non era costruito su un rapporto che potesse proteggere la popolazione ma solo gli industriali e i loro interessi economici. E così il Sud Italia fu riempito di questa industria pericolosa, dagli stabilimenti della Montedison, dell'Ilva che nel tempo crearono dei danni gravissimi all'ambiente. Nel primo libro scritto da mio padre, c'è la prima mappa geografica su come la terra fosse stata contaminata nel tempo in Campania. E mostrava anche come ci fosse stato un incremento dei casi di tumore nella popolazione che viveva vicino queste terre contaminate. Subito mio padre venne marginalizzato dai suoi colleghi, dai politici (che fanno le nomine negli ospedali italiani) e la verità fu soppressa praticamente fino a dieci anni fa quando io cominciai ad occuparmi dei dati che indicavano il costante aumento dei tumori in Campania.  Lo Stato italiano non si occupava di far emergere queste statistiche.

Noi riuscimmo grazie ad un fondo del Dipartimento alla Difesa USA, perché avendo delle basi NATO in Campania, anche al Pentagono interessava sapere di queste statistiche che invece venivano praticamente ignorate o occultate dalle autorità italiane. I dati del nostro studio non lasciavano dubbi, c'era un incremento enorme dei tumori nelle donne, e non soltanto di quelli al seno. Quindi l'indipendenza scientifica che mi fu data per far conoscere i risultati fece la grande differenza tra il mio lavoro e quello di mio padre. Quando il mio lavoro cominciò ad essere pubblicato sulle riviste scientifiche, ecco che esplose lo scandalo delle 'terre del fuoco'. Finalmente gli attivisti nell'area potevano avere il supporto scientifico su quello che veramente doveva spaventare. Loro avevano visto le famiglie colpite dai tumori, avevano visto i bambini morire, e avevano visto altre malattie, che fino a 50 anni prima erano molto rare, di colpo diventare comuni. Quindi decidemmo di scrivere questo libro, di distribuirlo e di appoggiare la popolazione locale in quello che era un loro diritto: sapere la verità. Ora è diventata una conoscenza di tutti, persino i camorristi cominciano a rivelare che lo Stato aveva sempre saputo di questo grandissimo problema almeno trenta anni prima, ma decisero di insabbiare tutto, persino l'attuale Presidente della Repubblica che allora era ministro degli Interni, lui che era proprio di Napoli, sapeva. Ma niente fu rivelato. Molti politici locali e nazionali furono informati di questo problema ma ormai è chiaro che ci fu una grande copertura che fece sì che potesse andare avanti una situazione che ha ormai fatto del Sud d'Italia una delle zone con più danni ambientali del Mediterraneo”. 

Pino Aprile: “La terra dei fuochi è nella Piana del Volturno. Ora, quella terra è una terra benedetta. Un paradiso in tutti i sensi. Pensate a quanto si è stupidi. A quanto poco si apprezzi quello che si ha. Quella terra è la più fertile di tutto il continente europeo. Fino a quattro raccolti all'anno. Ed è stata scelta per buttare dei veleni. Ora, va bene i criminali, va bene i politici corrotti, va bene le aziende con i delinquenti, ma dovendo proprio buttare dei veleni, si poteva forse scegliere un altro posto. Ma non per amore, per guadagnarci. Perché in un posto dove non puoi coltivare niente ci rimetti niente o pochissimo, nella terra più fertile d'Europa ci rimetti un sacco di soldi. Quella terra aveva fatto ricchi fin dall'antichità. Purtroppo adesso ha fatto ricchi i camorristi e industriali del Nord che per risparmiare sullo smaltimento dei rifiuti tossici hanno preferito avvelenare, assieme alla complicità di politici e mafiosi, la terra più fertile d'Europa. La cittadinanza, parliamo almeno di tre milioni e mezzo di persone, per tutti questi anni ha dovuto subire questa aggressione. Questi cittadini hanno avuto per tanto tempo fiducia nelle istituzioni fino a quando si sono accorti di essere stati traditi. È da lì che è partita una vera e propria rinascita.

Poco meno di quattro anni fa fui invitato a presentare Terroni in un posto che si chiama Salicelle, un quartiere di Napoli con 20.000 abitanti, il peggio del peggio che c'è, pensate non ci sono neppure i nomi alle vie. Non c'è un bar ,non c'è un negozio, non c'è niente. La gente si chiude nelle case. Quando finii la presentazione del libro, la gente piangeva. Mi sentivo un verme, perché il peggiore di quelli che avevo davanti valeva dieci volte me. Venni raggiunto da tre di loro che mi dissero: adesso noi faremo una associazione, faremo la raccolta differenziata qui a Salicelle, e cambieremo le amministrazioni comunali, obbligheremo il governo a prendere iniziative e l'UE ad intervenire… Vabbé, grazie, vi faccio i migliori auguri, sono sicuro che ci riuscirete…. Cosa dovevo dirgli? Bene, otto mesi dopo Salicelle veniva premiata da Legambiente per la migliore raccolta differenziata in Italia. Poi il comitato che avevano creato, dopo pochi mesi sono diventati decine di comitati. Il primo portavoce di questa gente, Don Peppe Diana, fu ucciso con cinque colpi di pistola, in chiesa, il giorno del suo onomastico, mentre stava per dire messa. Adesso hanno un altro portavoce, si chiama Don Maurizio Patriciello. Lui era a rischio. Ma ha detto: non c'è problema, il giorno in cui ho accettato di fare il prete, ho accettato di morire in qualsiasi momento. Qualche mese fa alcune di queste persone si sono trovate a fare una manifestazione a Napoli, una sfilata, per dire: guardate noi ci siamo e vogliamo che voi fate rispettare le regole. Eravamo pochi intimi: dopo centomila abbiamo smesso di contare! Quando la manifestazione a Piazza Plebiscito a Napoli era alla fine, la coda del corteo ancora si doveva muovere… Questi sono i movimenti che stanno crescendo al Sud.

Pensate a Taranto. In 50 anni nessuna istituzione comunale, provinciale, regionale o nazionale che si è chiesta in mezzo secolo che cosa venisse buttato fuori da quelle ciminiere più grandi d'Europa. E cosa venisse buttato a mare da quel fiume di rifiuti, che cosa avviene con quelle polveri che calano sulle persone ogni giorno. Per mezzo secolo non se lo sono mai chiesto nelle istituzioni. Poi finalmente lo hanno fatto 24 associazioni di cittadini che a Taranto sono un miracolo. E in meno di due anni hanno dimostrato cosa esce da quelle ciminiere, cosa viene buttato a mare e cosa piove sulla testa dei cittadini tarantini… Quali norme sono state violate. Hanno trovato le connessioni tra le malattie e quell'inquinamento. Nel mio vecchio quartiere, oggi, ogni 18 persone una ha il cancro. Una donna su quattro è sterile e una su quattro va in menopausa precoce. Sono tutti avvelenati da diossina. Ma le donne hanno una possibilità di tornare libere, guarite: come? Facendo figli e trasmettendo il veleno a loro. Se fanno tre figli tornano pulite, solo a patto di avvelenare i propri figli. Questa è Taranto oggi”. 

Antonio Giordano: “Abbiamo parlato di Campania finora, perché lì ci sono state le persone che si sono ribellate e hanno portato alla luce tutti questi problemi. Ma anche la Calabria non è immune da questi avvelenamenti. Così come anche la Sicilia. Il fatto che se ne parla di più in Campania è perché la gente si è appunto organizzata e sta combattendo per cambiare le istituzioni per farle smuovere. Infatti queste dovrebbero monitorare gli effetti di questi avvelenamenti, dovrebbero controllare l'incremento di certe malattie nella popolazione. Ma in realtà non stanno facendo ancora nulla. Questo perché gli istituti sanitari che dovrebbero fare questi lavori, in realtà sono strumenti in mano ai politici, che nominano per clientelismo persone incompetenti…”.

Pino Aprile: “Ci sono peccati di cui dovremmo render conto. I boss della Camorra fecero un accordo, guidati da Licio Gelli della P2, insieme alle industrie lombarde e del Nord… I Casalesi avevano le intese con i politici di livello nazionale, il tutto con l'assistenza dei servizi segreti. Questi sono fatti noti dal 1997.  Il camorrista Schiavone raccontò tutto, anzi dinanzi alla Commissione Parlamentare fece pure la mappa dei rifiuti tossici e radioattivi… Cosa vi sareste aspettati che sarebbe successo? Che un intero paese, una volta resosi conto della situazione, avesse speso grandi risorse ed energie per riapre il danno. E invece non solo si coprì tutto, ma si determinò così la morte di altre migliaia di persone…  Lo Stato infatti, attraverso l'allora ministro degli Interni, mise il Segreto di Stato. E il ministro di allora è ora il presidente della Repubblica…”.

Pino Aprile: “Don Maurizio Patriciello faceva l'infermiere ed era protestante.  Poi si convertì e diventò prete. E racconta di quanti bambini dovette accompagnare al cimitero… E allora smise di fare solo il prete e ora è il politico più stimato del Mezzogiorno d'Italia! Intanto l'Italia è sotto inchiesta da parte dell'UE per aver provocato e coperto tutto questo. 

Lo Stato, dicono gli abitanti dei paesi più colpiti, ci ha dichiarato guerra perché volevano avvelenarci. Ma la reazione c'è: Ercolano era la capitale mondiale delle estorsioni. Fu Lucky Luciano a farla diventare un grande centro prima di smistamento di droga. E poi la Camorra impose il pizzo. E le bande si facevano la guerra con decine di morti. Poi una donna, Raffaella Ottaviano, commerciante, a 62 anni disse: io non pago. Da sola andò in tribunale a denunciare gli estorsori. Quando il Giudice le chiese perché era senza avvocato rispose: 'Io sono la vittima e per denunciare questi delinquenti dovrei spendere pure i soldi per l'avvocato?' Ora Ercolano è una città senza pizzo, e l'esempio di Raffaella è diventato 'il metodo Ercolano'. E ora la gente in tutta la terra dei fuochi si mette insieme e apre comitati e si organizza per sconfiggere la camorra e mandare a casa politici collusi.  La gente migliore non sta in alto in Italia, ma in basso. L'Italia è un paese malato perché c'era stata sfiducia nell'agire insieme. Ma ripeto: ora la gente al Sud comincia a mettersi insieme per far quello che i politici non facevano più”.  

Antonio Giordano: “Il numero dei tumori in crescita in certe zone non può essere fortuito. Ma i politici hanno fatto finta di non vedere per anni. Ora si spera che questo governo abbia gli esperti per cominciare ad affrontare la situazione dell'inquinamento in Campania”. 

Ad un certo punto, Antonio Giordano legge sul suo cellulare al pubblico presente in sala, la lettera che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli ha inviato soltanto pochi giorni prima:

Gentile Professore,

desidero ringraziarla per avermi fatto avere  alcuni dei suoi recenti studi sulla situazione dell’inquinamento del territorio campano.  È anche grazie a studi scientifici indipendenti come il suo – e prima ancora di suo padre – che si è presa contezza della gravità del fenomeno e si è arrivati alla definizione di interventi mirati. 

Esprimendole dunque il mio apprezzamento per il suo impegno scientifico finalizzato al miglioramento della qualità della vita del nostro paese, la saluto con viva cordialità.

Giorgio Napolitano

Poi Giordano ci dirà: “Il passaggio in cui Napolitano scrive 'è grazie a studi scientifici indipendenti come il suo… che si è presa contezza del fenomeno'… Vuole forse dire – come a giustificare se stesso che, non solo era ministro degli Interni, ma era anche di Napoli: prima chi doveva indagare su questa situazione non era indipendente e per questo non ci ha fatto rendere conto della gravità della situazione…”.

Antonio Giordano: “Non mi stanco di ammonire i cittadini a non abbassare la guardia, a non spegnere i riflettori sulla questione ambientale,  a monitorare le promesse dei politici. Non ci si può fidare delle Istituzioni che troppo spesso vedono ai vertici dei posti chiave dello Stato uomini collusi con le mafie.

Il terrorismo in Italia è durato una decina d’anni ed è stato sconfitto perché era 'altro dallo Stato' diversamente dalla mafia che, in più di qualche caso, vede connessioni profonde e  radicate negli organi della macchina burocratica. Così si cono catturati molti degli esponenti di Cosa Nostra, ma non si è ancora risaliti ai rapporti che la mafia ha saputo allacciare con gli uomini delle Istituzioni, con il consenso che ha saputo creare con i cittadini. Perché, a ben vedere, la mafia fa parte della quotidianità degli Italiani e finché gli italiani non avranno una piena coscienza del fenomeno, non sarà mai debellata.

Gli italiani hanno vissuto il fenomeno dell’emigrazione. Sono fuggiti dal Sud perché vivevano in paesi assediati dalla fame e della miseria. Oggi quei paesi non ci sono più. Sono inabitati ed infestati di rifiuti. Formano le discariche a cielo aperto della terra dei fuochi, fatte di materiali tossici e cancerogeni, volute dalla criminalità organizzata e da uomini senza scrupoli”.

Giordano, con il supporto dei dati della sua ricerca, si è soffermato a spiegare la gravità dei mali provocati dalla peggiore emergenza ambientale del Mediterraneo, indicandone senza peli sulla lingua anche i responsabili. Aprile, con una certa punta di orgoglioso e ottimismo, ha sottolineato l'unica strada che porta alla salvezza e al rinascimento del Sud: l'associazionismo crescente. 

Alla fine Vincenzo Marra di ILICA, ha chiesto: “Ma noi, dall'America, come possiamo aiutare il Sud e tutta l'Italia ad uscire da questa tragedia?”. La risposta resta in sospeso. 

 

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