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Machiavelli, il Muro di Berlino e Giancarlo Galan

Il muro di Berlno

Il muro di Berlno

Riflessioni a venticinque anni dal mitico crollo 

Che “c’azzecca” Machiavelli col muro di Berlino? “C’azzecca” eccome, direbbe un nostro politico scafato (già noto magistrato di “mani pulite”), il quale, a dire il vero, sembra aver vinto negli ultimi anni non poche battaglie nella sua personale guerra con la grammatica italiana.

Immaginate un libro, che usi gli aforismi del Principe di Machiavelli, scritto e illustrato per i bambini, al fine di metterli debitamente in guardia al momento del loro ingresso nel mare periglioso della vita, dove, si sa, pinneggiano subdoli e aggressivi pescecani. Un libro scritto anche per insegnare loro a non farsi mettere i piedi in testa da compagnucci aggressivi (e dai loro genitori), specie ora che persino le aule di scuola elementare sono diventate dei campi di battaglia e dei luoghi dove mettere in pratica le più raffinate tecniche di sopravvivenza.

E immaginate che a scriverlo e soprattutto a illustrarlo sia stata una grande artista americana, verosimilmente di origini tedesche, vissuta negli Stati Uniti negli anni del dopo Vietnam, negli anni dell’America assediata da perturbatori alla Pinochet, o da regimi totalitari e pericolosamente aggressivi nei confronti delle libertà (di mercato). Ma anche negli anni del crescente terrorismo internazionale, negli anni dei generali e dei consiglieri militari umiliati e alla riscossa, sempre più adusi a servirsi scopertamente (nelle loro scuole e nei durissimi corsi di formazione e di selezione dei futuri combattenti) delle opere di Machiavelli (avete letto bene!) come insuperabili “manuali” di strategie e tattiche militari. E immaginate ancora che questa signora sia vissuta in una società nella quale tali manuali (ridotti solitamente a raccolte di aforismi tratti da Machiavelli) si siano ben presto trasferiti dal mondo militare ad altre realtà, addirittura al mondo delle professioni e alla vita quotidiana, in particolar modo là dove era necessario imporsi in qualche modo sugli altri.  

Aggiungete poi che questa artista veramente originale e creativa, uscita cum laude dalla New York University (non c’è ombra di ironia in quello che scrivo su di lei), abbia convissuto nella vita di tutti i giorni con yuppie rampanti di Wall Street, abituati solo a vincere e a godere delle loro vittorie, non importa con quali “mezzi” ottenute, e che forse hanno letto uno dei numerosissimi volumi su Machiavelli per i manager o per il marketing. Ipotizzate che possa aver respirato e forse anche subìto nei più disparati ambiti della propria vita privata e professionale un individualismo palpabile e aggressivo. E infine riaccompagnatela col pensiero nella riconquista delle proprie origini tedesche, a metà degli anni novanta, pochi anni dopo la caduta del Muro.

Se fate con me questo esercizio, forse capiremo insieme un percorso, certamente non il solo, in grado di illuminare meglio il meccanismo che l’ha portata a collegare Machiavelli coi bambini e col crollo del Muro di Berlino. Lo addita lei stessa, del resto, nel proprio sito internet, per la verità non insistendoci troppo sopra.

Sto parlando di un libro d’arte delizioso: A child’s Machiavelli: a primer on power (Machiavelli per bambini: un sillabario sul potere) subito tradotto in francese col titolo ancor più eloquente Le petit Machiavel illustré: manuel de tyrannie à l'usage des débutants. Un chiaro punto d’arrivo delle riflessioni dell’artista sul potere, ma anche di esposizioni e mostre delle sue deliziose illustrazioni e animazioni “machiavelliane” in prestigiose gallerie di Monaco e di Berlino, oltre che in altre città europee e americane.

Alle luce del percorso mentale che abbiamo compiuto insieme, il libro assume però un secondo aspetto per certi versi ancor più eloquente. Quello di guida ironica, ma non troppo, per una popolazione vissuta per quattro lunghi decenni priva di libertà, ma anche protetta, e che ora, dopo il crollo del Muro, si trova ad essere esposta a tutte le insidie della società capitalista, ai pescecani che la infestano, all’individualismo più spietato, conculcatore di valori e di ingenui ideali.

Il Machiavelli del “sillabario sul potere” per bambini teneri e inermi, diventa così un Machiavelli per adulti, o anche per adulti; anzi, per adulti disarmati e indifesi proprio come bambini, che escono dai loro recinti di tirannia e rischiano di finire in bocca a tiranni ancor più spietati, ancor più subdoli, ancor più machiavellici. Chi meglio di Machiavelli, per l’appunto, può fornire loro una guida solida alla quale appoggiarsi per ridurre i rischi che comporta questo passaggio dalla totalitaria isola di Utopia al tentacolare continente capitalista?

I critici e giornalisti del tempo lo avevano capito subito. La mostra e il libro (succedeva a Berlino nel 1995 e nel 1996) furono accolti con entusiasmo dalla stampa, che mostrò di apprezzare tutta la realistica ironia della raffinata provocazione. Ma ogni provocazione è efficace, è quasi inutile ripeterlo, solo se fa anche riflettere e se in qualche modo colpisce nel segno.

I critici e giornalisti della Germania occidentale, che avevano esultato al crollo del Muro nel novembre del 1989, che si erano trovati ad abbatterlo con salutari picconate insieme coi loro fratelli separati della Germania dell’Est (ma con motivazioni e aspettative molto diverse gli uni dagli altri), quei giornalisti sentirono di doversi misurare con la sottile ma ineludibile provocazione, anche nel nome di un comune e diffuso sentire. E poco importava che a costringerli a riflettere fosse stata la grande artista Claudia Hart, alle prese con le trasfigurazioni creative della sua personale percezione di un momento storico e del suo passato famigliare. Importava che si potesse riflettere (specie se con l’ironia politicamente corretta generata dal graffiante percorso additato dall’artista) sul “quanto” e sul “come” si fossero realizzate le aspettative e gli entusiastici sogni che avevano guidato quei colpi di piccone nel novembre del 1989.

Venticinque anni dopo abbiamo ulteriori argomenti sui quali riflettere. Anche sull’uso (o, se volete, sull’abuso) di Machiavelli in quella come in numerose altre occasioni. 

E già, perché nelle prime mostre di Claudia Hart il Principe di Machiavelli stava insieme con quello di Saint-Exupéry, di certo più appropriato come guida per bambini, che però era stato subito lasciato per strada o relegato sullo sfondo, probabilmente perché solo la sulfurea e nel contempo salvifica immagine dell’implacabile segretario fiorentino era in grado di far scattare i meccanismi giusti e corretti per una riflessione collettiva. Realistica e dura sì, ma pur sempre al riparo perché mascherata di ironia.

Non vi allarmate troppo per questo Machiavelli usato in tutte le salse. Come ha dichiarato il sedicente “liberale libertario libertino” Giancarlo Galan, ex Governatore del Veneto, “in politica, parafrasando Machiavelli, da cosa nasce cosa”. 

Scusi Galan, la sua guida era Machiavelli o Totò?

 

BaldiniEnzo Baldini, Professore di Scienze Politiche dell'Università di Torino, insegna "Storia del pensiero politico" e anche "Laboratorio Internet per la ricerca storica". Ha lavorato su internet fin dagli albori della rete, è stato tra i creatori della Biblioteca italiana telematica www.bibliotecaitaliana.it e poi del consorzio interuniversitario ICoN-Italian culture on the Net:www.italicon.it, del quale continua ad occuparsi 

 enzo.baldini@unito.it

 

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