Cerca

LibriLibri

My Fault: Mussolini secondo donna Margherita

Presentata al Calandra Institute della CUNY My Fault, la storia della vita di Mussolini vista dagli occhi di Margherita Sarfatti, una donna che per lui è stata un'amica, una consigliera e anche qualcosa di più

La vita di Mussolini vista dagli occhi di una donna di cui poco si è sentito parlare, che in pochi conoscono, forse a mala pena accennata nei libri di storia, eppure personalità di grande spicco nell'Italia dei primi del 900. È Margherita Grassini Sarfatti, istruita giornalista salottista, amante dell'arte e amica delle avanguardie, il cui destino si è incrociato con quello dell'uomo che nel giro di pochi anni sarebbe diventato il Primo Ministro italiano: Benito Mussolini. My Fault – Mussolini as I knew Him (Enigma Books, 2014) è il titolo inglese della biografia che la Sarfatti ci ha lasciato sul Duce. A curarne l'edizione per il pubblico americano è stato Brian Sullivan, docente universitario considerato tra i più autorevoli studiosi negli Stati Uniti in materia di fascismo italiano, che l'ha presentata proprio pochi giorni fa al Calandra Institute insieme al Professor Ernest Ialongo.

Il libro, così come spiegato da Sullivan, contiene una serie di riflessioni personali della Sarfatti sull'uomo che ha affiancato per molto tempo, in qualità di amica, collega, consigliera e anche qualcosa di più. Ma per coglierne il significato più profondo non possiamo prescindere dal contesto in cui tali riflessioni sono nate. Siamo nel 1938, anno in cui il regime fascista aveva iniziato a strombazzare una feroce propaganda antisemita che si rivolgeva, seppur se non direttamente, anche alla Sarfatti, di etnia ebraica. Inevitabile la fuga dall'Italia per un esilio che durò ben 9 anni e durante il quale donna Margherita decise di dedicarsi alle sue memorie su Mussolini, alle quali aveva già iniziato a lavorare nel 1924, una volta vedova. A nulla valse l'intimazione che lei rivolse a Mussolini: se si fosse alleato con Hitler e avesse adottato l'ideologia nazista, lei avrebbe sbandierato la pluridecennale collaborazione del Duce con un'ebrea. Le successive severe restrizioni imposte agli ebrei italiani, infatti, la costrinsero ad abbandonare l'Italia, Paese in cui sarebbe rientrata solo nel 1947, a guerra finita e in seguito al ripristino delle libertà democratiche.

L'amicizia tra la Sarfatti e Mussolini iniziò nel 1911, quando entrambi lavoravano all'Avanti!, l'organo storico del Partito Socialista Italiano per il quale la Sarfatti collaborava già da un po' (dal 1902, sull'Avanti della Domenica e dal 1909 come direttrice della rubrica dedicata all'arte) e del quale Mussolini assunse la direzione. Secondo quanto riportato da Sullivan, nel decennio che precedette la nomina di Mussolini come Primo Ministro, la Sarfatti spese tempo e fatica per farlo diventare qualcuno. Lei, nata a Venezia da una ricca famiglia borghese, aveva trascorso un'adolescenza dorata e godeva da sempre di un'ottima educazione e di una spiccata diplomazia; lui, era nato e cresciuto in una famiglia disagiata e a mala pena sapeva come sedersi correttamente a tavola. Da subito ci fu un'intesa, forse prima intellettuale e poi amorosa, che durò all'incirca un ventennio, ma nessuno dei due ritenne mai opportuno ostentarla; erano entrambi sposati, ma comunque coinvolti da un'attrazione reciproca che è rimasta a lungo irresistibile e che traspare anche dalle pagine del libro.

La copertina del libro “My Fault”.

Non mancarono comunque momenti burrascosi tra i due, messi a nudo in una versione integrale della biografia e legati principalmente all'incapacità del Duce di adattarsi a qualsiasi tipo di relazione monogama. Anche dopo il trasferimento della Sarfatti a Roma, in un'abitazione che Mussolini le aveva predisposto vicino a Villa Torlonia, dove lui risiedeva con donna Rachele, in più di un'occasione, ha riferito Sullivan, è stata evitata una “tragedia familiare” grazie all'abile operato del maggiordomo del Duce, che gestì argutamente le entrate e le uscite delle donne da diverse porte di servizio. Gossip, li definiremmo oggi, che sia il Duce che la Sarfatti non hanno mai comunque voluto alimentare, in virtù della loro superiorità intellettuale.

Tanti sono gli aneddoti e le storie che la Sarfatti ci lascia nel suo ricordo personale di Mussolini, dai quali emerge, tra le altre cose, anche la sua amarezza nel vedere l'uomo che aveva sempre accompagnato iniziare a “dimenticarla” per assecondare tutta la retorica imperiale che il regime stava iniziando ad assumere. Ma il costretto e sofferto esilio è stato forse la sua salvezza: poteva esserci lei a prendersi le pallottole con cui è stata fucilata Claretta Petacci, la donna che aveva preso il suo posto nella vita del Duce, e mai, noi lettori di oggi, avremmo potuto godere delle sue memorie.

Fa riflettere un dato. La prima versione della biografia su Mussolini fu pubblicata per la prima volta in Inghilterra, nel 1925, con il titolo The Life of Benito Mussolini, un lavoro in inglese concepito per illustrare al mondo le doti del nuovo Primo Ministro italiano; il libro fu stampato in italiano dalla Mondadori un anno dopo (Dux il titolo di questa edizione) per poi essere tradotto in 18 lingue; soltanto in Giappone ha venduto più di 300.000 copie.

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter