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Più Libri Più Liberi, una festa per la piccola e media editoria

di Marco di Tillo

Lo slogan scelto dalla tredicesima edizione di Più Libri Più Liberi, "È tempo di leggere", sembra rivolgersi proprio ai giovani e sfidare il mondo delle app e dei social networks con la proposta di una sana e solitaria lettura vecchio stile

Come tutti gli anni, anche quest’anno dal 4 all’8 dicembre si è svolta Più Libri Più Liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria nel palazzo dei Congressi all’Eur, a Roma. È stata questa la tredicesima edizione. Nel corso degli anni questa manifestazione si è data sempre sottotitoli diversi ed accattivanti. Quest’anno il sottotitolo è stato “È tempo di leggere” e mai si poteva trovare una frase più necessaria ed azzeccata. Gli stand erano circa quattrocento e tutti proponevano libri che, a volte, è assai difficile trovare nelle grandi librerie, sovraffollate, anche per accordi contrattuali specifici, dai libri distribuiti dalle più famose case editrici.

Io ci sono andato tutti gli anni, come un appuntamento fisso, irrinunciabile, una specie di festa da celebrare. Ci sono andato da lettore, avido di vedere le nuove proposte editoriali di coloro, gli editori minori appunto, che minori sono solo per struttura organizzativa, impegno economico e distributivo, ma che, al contrario, sono spesso e di molto superiori per fantasia creativa e coraggio ai loro colleghi più famosi, quelli considerati ai primi posti del settore specifico.

Quest’anno, a differenza degli altri anni, sono andato lì anche da autore, per presentare il mio nuovo giallo appena uscito, Dodici Giugno (Arkadia Editore), che ha per protagonista il mio buon ispettore romano Marcello Sangermano.

Molti espositori presenti mi hanno riferito che, dopo uno o due giorni di assestamento e di affluenza un po’ meno forte, anche a causa della fortissima pioggia che di certo non favoriva gli spostamenti dei romani in una zona così distante dal centro, il sabato e, soprattutto, la domenica, migliaia di persone si sono finalmente riversate all’interno del Palazzo dei Congressi e le vendite dei libri sono andate veramente forte. Ce n’era bisogno, davvero. I dati certificati dall’ultima indagine Nielsen, infatti, sono abbastanza sconfortanti. Si registra un calo di circa il 7% del fatturato rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso che, a sua volta, aveva già fatto registrare un calo rispetto all’anno precedente. Ma gli italiani non leggono più? Non esattamente. Diciamo che, a causa delle attuali ristrettezze economiche, anche i lettori forti comprano un po’ meno libri, questo è sicuro. Ma il problema reale sembrano confermarsi i giovani, quelli cioè dai sedici ai trent’anni i quali sicuramente preferiscono le app sui telefonini, gli sms, Twitter o Facebook alla solitaria e assai poco social network lettura.

Eppure, anche quest’anno, gli organizzatori della Fiera romana ce l’hanno davvero messa tutta, si sono impegnati al massimo per attirare il pubblico e offrire appuntamenti interessanti con autori provenienti da tutto il mondo.

Sono passati da quelle parti, infatti, la francese Céline Minare, l’americano Percival Everett, lo svedese Björn Larsson, che ha presentato il suo ultimo romanzo Diario di bordo di uno scrittore, e poi ancora il fondatore di Réporters Sans Frontières Jean-Christophe Rufin e l'ucraino Andrei Kurkov che ha raccontato la realtà dell'Ucraina sconvolta dalla guerra.

Foto panoramica fieraE gli italiani? Una presenza numerosa e confortante. Ecco quindi l’inossidabile Andrea Camilleri, orfano delle sue sigarette, perché in Fiera naturalmente non si può fumare, ma completo di nuovo libro da presentare, ovvero il suo ultimo Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano. E poi Francesco Piccolo, Lidia Ravera, Michela Murgia, Dacia Maraini, Adriano Sofri e Lorenzo Amurri che ha presentato il suo ultimo romanzo Perché non lo portate a Lourdes, supportato in scena dall’amica Serena Dandini.

Spazio anche ai fumetti d’autore, chiamati oggi, chissà perché, graphic novel, che dopo il glorioso periodo degli anni settanta, sembrano essere tornati di moda, come spesso succede con i curiosi ritorni dei gusti del pubblico che salgono e scendono come una specie di magico otto volante. Abbiamo quindi visto passare per la Fiera Gipi e Makkox, Davide Toffolo, Paolo Bacilieri e, soprattutto, Zerocalcare, il fumettista toscano che ha presentato il suo ultimo lavoro, Dimentica il mio nome.

Presenti anche molti personaggi provenienti dal mondo dello spettacolo come il regista Marco Risi e il maestro Ennio Morricone. Secondo una recente indagine i film tratti dai libri sono saliti lo scorso anno al 25,6% e di questi un quarto sono stati pubblicati dalle piccole e medie case editrici.

Non sottovalutato anche lo sport. L’ex bomber della Roma Roberto Pruzzo ha presentato la sua autobiografia La storia di un numero nove normale (o quasi), mentre l’ex pugile Nino Benvenuti è intervenuto per coadiuvare il famoso commentatore sportivo Rino Tommasi nella presentazione del suo libro I circoletti rossi.

Per gli audio libri, infine, genere che sta andando per la maggiore, soprattutto tra le persone più anziane e con difficoltà pratiche alla lettura, sono scesi in campo il grande e simpaticissimo attore teatrale Paolo Poli che ha letto brani da La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene di Pellegrino Artusi e Pino Insegno, che ha letto avventurosi brani da Il Libro della giungla di Rudyard Kipling.

Tante proposte, tanti ospiti. E mentre facevo fatica a camminare nei corridoi della fiera, a causa della grande affluenza di visitatori, e cercavo a fatica di consultare le varie proposte editoriali, mi chiedevo se quella negativa indagine Nielsen che avevo appena letto fosse esatta o se, forse, i dati negativi fossero un po’ da rivedere.

Ma forse la mia era solo una speranza, la speranza che questi meravigliosi piccoli editori, novelli Don Chisciotte del nostro tempo, continuino a combattere furiosamente e con crescente successo contro gli implacabili e drammatici mulini a vento della non cultura, del non impegno e della superficialità. Coraggio, perché tutti noi, autori e lettori, vi siamo vicini e camminiamo insieme su un tappeto di morbide pagine scritte, di idee e di sogni che non devono mai terminare.

 

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