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Luigi Firpo maestro di storia del pensiero politico. Considerazioni a 100 anni dalla nascita

Uno spiccato amore per Tommaso Campanella e per la poesia, la formazione a Torino dove fu allievo di Gioele Solari, lo studio di Thomas More: Luigi Firpo ha a pieno diritto un posto primario tra i grandi maestri della Storia del pensiero politico

L’incontro di Luigi Firpo con quello che sarebbe diventato l’autore della sua vita, vale a dire il calabrese Tommaso Campanella, fu determinato dal suo grande amore per la poesia. Un amore che era difficile da intuire, specie per chi lo conosceva in maniera superficiale e restava maggiormente influenzato dai suoi modi talora bruschi e severi, o dal suo aspetto imponente, dominato da quel volto dai tratti forti ed espressivi che lo aveva fatto scambiare, al suo arrivo negli Stati Uniti, nientemeno che per l’omonimo pugile argentino (Luis Angel Firpo), molto noto per la sua attività professionistica interrotta prima della Seconda guerra mondiale.

Quella con Campanella fu una sintonia decisamente singolare nella sua intensità. Nei momenti di spensierata conversazione si spingeva addirittura ad ammettere, con studiato stupore, la propria somiglianza fisica col Campanella del celebre ritratto di Francesco Cozza. Chi lo conosceva bene sapeva però cogliere dietro quelle espressioni solo accennate, l’allusione – ovviamente mai apertamente confessata – a una somiglianza ben altrimenti significativa: quella tra due temperamenti particolarmente forti e rari. Uguale determinazione ferrea e forza di volontà, uguale vitalità sanguigna condita di spiccata sensibilità, uguale personalità carismatica, memoria prodigiosa, indefessa capacità di lavoro, fiducia nel proprio ingegno e tenacia nel superare condizioni di partenza non esattamente privilegiate.

Era nato a Torino il 4 gennaio 1915 “da un vecchio ceppo piemontese” (lo amava ricordare) e lì è morto il 2 marzo 1989. Del resto, alla “sua” città lo legavano radici profonde che non vennero mai meno. Qui, dopo aver completato gli studi classici si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza, dove si laureò nel 1937; ma lo scarso interesse per gli insegnamenti giuridici e il suo amore per la letteratura lo portarono a seguire alcuni corsi della Facoltà di Lettere, almeno sino all’incontro con Gioele Solari che a Giurisprudenza insegnava Filosofia del diritto: il “maestro dei maestri” col quale si erano già laureati generazioni di illustri intellettuali, da Piero Gobetti a Norberto Bobbio.

Firpo ha a pieno diritto un posto primario tra i grandi maestri della Storia del pensiero politico, e non solo per le sue ricerche, che gli diedero notorietà nazionale e internazionale. Contribuì infatti in maniera decisiva alla definizione dell'autonomia della Storia del pensiero politico nei confronti di altri saperi caratterizzati da più consolidata tradizione scientifica e accademica; parimenti si batté con impegno negli organismi istituzionali e ministeriali, soprattutto italiani, per definire lo statuto disciplinare della Storia delle dottrine politiche e per l'istituzione di riformate e autonome Facoltà universitarie di Scienze politiche. E proprio nella Facoltà torinese di Scienze politiche, dove si era trasferito nel 1969 (appena istituita anche per il suo apporto decisivo), volle terminare la sua carriera di docente di una disciplina che insegnò ininterrottamente dal 1946.

Amava presentarsi come “storico delle idee politiche”, ribadendo con forza che le “idee” andavano studiate e ricostruite in quella composita trama di situazioni, di polemiche e di percorsi teorici in cui si erano affermate, articolate e diffuse. Da qui la sua attività di ricercatore rigoroso, di instancabile frequentatore di fondi manoscritti: un lavoro meritorio che gli ha permesso magistrali ricostruzioni storiche e filologiche di personaggi, dibattiti e idee politiche, insieme con preziosissime edizioni critiche di numerose opere di pensatori del Rinascimento e della Controriforma, in particolare, ma anche di secoli successivi (valgano per tutti i suoi contributi su Cesare Beccaria, Karl Marx, Benedetto Croce e Luigi Einaudi). La sua era una storia delle idee politiche che – pur nella sua consapevole autonomia – era costruita in costante e indispensabile rapporto con la storia delle idee in senso lato, ma in particolare con la storia delle idee giuridiche, economiche e sociali, senza dimenticare ovviamente l'apporto della filosofia, della letteratura e della scienza.

A Campanella ha dedicato oltre 130 pubblicazioni, che forse più di altre ci permettono di capire la sua prospettiva teorica e metodologica. Non si stancava infatti di ribadire l'importanza imprescindibile di quel lavoro filologico “oscuro ma non arido”, di quella fatica “umile e ingrata” sui manoscritti, sulle edizioni critiche dei testi, resi finalmente affidabili, sulle indispensabili ricerche biografiche e bibliografiche. Solo radicando pienamente un autore nel suo tempo, nelle sue vicissitudini umane, nei suoi studi e nelle sue relazioni, diventava infatti possibile dar corpo pienamente al suo pensiero e soprattutto evitare di fraintendere le sue idee. Ecco allora il carattere essenzialmente storico e filologico della “sua” storia del pensiero politico; una ricostruzione che non si limita ovviamente al momento documentario, ma che riesce a trovare in esso il supporto per quelle illuminanti pagine teoriche che hanno guidato una parte consistente della ricerca storico-politica della prima età moderna.

Dal 1939 al 1941 le pubblicazioni di Firpo furono tutte su Campanella. Poi, sempre sulla scia del calabrese, arrivano gli studi sugli “eretici” Giordano Bruno e Francesco Pucci (sui compagni di cella) e sul piemontese Giovanni Botero teorico della ragion di Stato (“plagiato” da Campanella), sui quali scrisse quasi senza interruzione a partire dal 1948. Thomas More con la sua Utopia entrò nel 1952 nel novero dei pensatori particolarmente cari a Firpo e mai da lui abbandonati: un filone utopico affrontato sulla scia della Città del sole del calabrese. Nell’approfondimento delle tematiche campanelliane e nella ricerca delle loro fonti, Firpo “incontrò” ovviamente numerosi altri personaggi e altri filoni di pensiero ai quali dedicò contributi ancor oggi di fondamentale importanza: mi limito a citare quelli a lui più cari, continuando ad elencarli nell’ordine del loro ingresso nella sua enorme produzione a stampa: Niccolò Machiavelli (1960), Galileo Galilei (1962), Leonardo da Vinci (1962), Girolamo Savonarola (1963) ed Erasmo da Rotterdam (1966), per citarne solo alcuni.

Si assiste così ad un’incessante apertura di nuovi fronti strettamente connessi tra di loro, emblema di un rigore di ricerca e di un metodo scientifico padroneggiati con perizia sempre più consumata. Non a caso si affermò ben presto – malgrado le enormi difficoltà degli anni di guerra e di immediato dopoguerra – come “lo studioso” del pensiero politico del Rinascimento e della Controriforma. Del resto, fu tra i primi a ricevere l'autorizzazione a far ricerche presso l'Archivio dell'Inquisizione subito dopo la fine della prima guerra mondiale, quando l'Archivio era ancora inaccessibile agli studiosi e vi tornò nell'ultimo decennio di vita (di nuovo con un permesso straordinario visto che l'Archivio era ancora chiuso al pubblico) traendone documenti fondamentali.

Fu indefesso promotore e direttore di numerose collane e iniziative editoriali: primi fra tutti i Classici del pensiero politico e la prestigiosa Storia delle idee politiche, economiche e sociali in 8 volumi (Torino, Utet). Oratore forbito e fluente, ma anche brillante polemista e scrittore di raffinata eleganza, collaborò a numerosi quotidiani e periodici, in particolar modo a La Stampa (Torino). La preziosa e ricca biblioteca da lui creata con ostinate ricerche e passione di bibliofilo, è ora una struttura portante della Fondazione Luigi Firpo – Centro di studi sul pensiero politico, nata a Torino nel 1989, che è diventata un punto di riferimento e di incontro nazionale e internazionale per gli studiosi, con i suoi numerosi convegni e seminari, oltre che con le sue iniziative economiche volte a formare e valorizzare giovani studiosi.

 



EB*Enzo Baldini, professore di Scienze Politiche dell'Università di Torino, insegna Storia del pensiero politico e anche Laboratorio Internet per la ricerca storica. Ha lavorato su Internet fin dagli albori della rete, è stato tra i creatori della Biblioteca italiana telematica e poi del consorzio interuniversitario ICoN-Italian culture on the Net, del quale continua ad occuparsi. 

enzo.baldini@unito.it

 

 

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