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Trattate male: un esempio di graphic novel, anzi graphic journalism

La storia parte dall'iniziazione alla prostituzione di una delle vittime della tratta. E non è inventata. Trattate male è un fumetto, anzi, una graphic novel, anzi, graphic journalism: un genere che non sostituisce ma affianca stampa e radio-tv, per chi non rinuncia a raccontare la cronaca

Benin City, Nigeria. In una casa si sta svolgendo un rito. Una sacerdotessa, una maman, fa ripetere ad una ragazza una serie di frasi, come: "Se mi viene in mente di scappare, il dio di notte e il dio di Isango mi uccideranno". O anche: "Se mi viene in mente di portare queste persone che mi hanno comprato dai carabinieri, il dio di notte e il dio di Isango mi uccideranno".

Non ci vuole molto a capire qual è la situazione: l'iniziazione di una delle tante ragazze che gli organizzatori della tratta si apprestano a portare in Europa per farla prostituire. Detta in maniera un po' più sofisticata, vediamo l'utilizzo di un sapere tradizionale, legato alla magia (ma questa magia è davvero parte della tradizione? Forse no, forse è semplicemente il suo uso strumentale) per rafforzare e legittimare una pratica del tutto contemporanea, inserita nei circuiti della criminalità globale.cop

Ho scritto vediamo perché in effetti non stiamo parlando di un romanzo o un saggio, ma di un fumetto, pur se con una lunga appendice scritta: Trattate male, pubblicato dalla Round Robin editrice di Roma, interessante esempio di graphic novel, ma potremmo anche chiamarlo grapich journalism, dal momento che la storia non è inventata.

Pur seguendo il filo conduttore di una vicenda umana, quella di Label, ribattezzata dai suoi sfruttatori Princess, Trattate male ricostruisce infatti un'indagine avviata nel 2007 dal ROS de L'Aquila e il processo che ne è seguito. L'esito è di quelli che fanno scuola: per la prima volta, con la confisca dei beni sequestrati agli aguzzini, sono state risarcite 17 donne nigeriane vittime della tratta, con una provvisionale immediata di 50.000 euro.

Le tavole immediatamente successive a quelle che illustrano il rito di cui sopra ne spiegano, attraverso le parole di un magistrato, la funzione, quella di una sorta di contratto giuridico-religioso che dice: io ti porto in Italia , tu con il lavoro mi restituirai il debito contratto. La ragazza, prima di partire, non conosce ancora quale sarà questo lavoro, ma lo capisce quasi subito. C'è innanzitutto il viaggio attraverso il Sahara, assieme a tanti altri migranti clandestini, alla volta della Libia, un viaggio di circa 3 settimane, dove la giovane donna comincia a sperimentare le prime violenze, "propedeutiche" alla vita che dovrà fare una volta giunta a destinazione. Arrivata in Libia, Label, assieme alle altre che sono con lei, è costretta a prostituirsi, in attesa di salpare su un barcone. Impossibile rifiutarsi, a meno di non voler essere picchiata e comunque violentata. Impossibile tornare indietro. Sulla sua sorte pesa anche il ricatto affettivo: se non sottostai ai voleri di chi gestisce la tratta, le viene detto, la tua famiglia la pagherà cara.

Sbarcata in Italia, dopo l'attraversamento del Mediterraneo, Label è ancora più sola, e senza scampo. L'organizzazione la prende in consegna e la avvia al suo destino: "battere" sulla strada provinciale Bonifica del Tronto, sorvegliata da vicino da un'altra maman e dal suo compagno.

Una ordinaria "storia sbagliata", insomma. Che cosa successe, di nuovo, in realtà, nel corso di quell'indagine?

t1Intanto, che vennero raccolte delle intercettazioni telefoniche, da cui emerse fra le altre cose la disperazione dei capi della tratta per aver perso un "carico" di ragazze nel corso di un naufragio. Ed infatti, in seguito, le ragazze più belle vennero fatte arrivare in Italia via aerea, con un visto falsificato (la cosa che ignorano la maggior parte delle persone che parlano di migrazioni è che il grosso dei migranti arriva in Europa via terra, attraverso i Balcani, o con l'aereo, non sui barconi).

I quattro anni d'indagini del ROS de L'Aquila hanno consentito insomma di ricostruire con dovizia di particolari questo e altri dettagli relativi alla tratta dalla Nigeria, il paese più popoloso dell'Africa subsahariana, sospeso fra la ricchezza per pochi garantita dal petrolio (quel petrolio che nel 1995 costò la vita allo scrittore Ken Saro Wiwa, per avere denunciato i disastri causati dallo sfruttamento dei giacimenti nel delta del Niger) e la povertà di gran parte della popolazione. Un paese piagato inoltre, nelle regioni del Nord, dalla violenza di matrice jihadista di Boko Haram.

Le tavole in bianco e nero ricostruiscono, con tratti semplici e piani, "una storia che non vuole dare nessun adito al voyeurismo”, come scrive Igiaba Sciego nella sua introduzione. Non ci sono scene di sesso. La violenza è tutta nelle parole, nei volti dei 'cattivi', nelle umiliazioni subite da Label. Non c'è nulla di gratuito o che gli autori danno in pasto al sensazionalismo". E soprattutto, è una storia che per una volta finisce bene, con una sentenza della Corte d'Assise dell'Aquila che fece epoca; ma per quante altre si può dire lo stesso? Poche; ben vengano dunque, iniziative come questa e ben venga anche la Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta istituita da Papa Francesco, celebratasi per la prima volta quest'anno, l'8 febbraio, nella ricorrenza di santa Giuseppina Bakhita, schiava sudanese nata nel 1869 nel Darfur, liberata grazie al console italiano a Khartum Callisto Legnani e divenuta religiosa canossiana, canonizzata nel 2000.

t2Le cifre, in una materia così delicata e in gran parte "sommersa", sono ovviamente opinabili. In ogni modo, secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), e l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), fonti citate anche dalla Santa Sede, circa 21 milioni di persone nel mondo, spesso povere e vulnerabili, sono vittime di una qualche forma di tratta, sia essa a scopo di sfruttamento sessuale o di riduzione al lavoro forzato, sia essa funzionale ad altre pratiche criminali come l'espianto di organi, l'accattonaggio forzato, la servitù domestica, l'adozione illegale. Nella maggior parte dei Paesi mancano legislazioni adeguate contro la tratta. A loro volta le vittime sono spesso restie a denunciare i propri sfruttatori anche in presenza di strumenti e strutture che potrebbero tutelarle. D'altro canto, sempre secondo fonti ufficiali, per trafficanti e sfruttatori la tratta di esseri umani è una delle attività illegali più lucrative al mondo: rende complessivamente 32 miliardi di dollari l'anno ed è il terzo business più redditizio, dopo il traffico di droga e di armi.

Due parole sugli autori del libro. Laura Bastianetto, giornalista, è portavoce della Croce Rossa italiana. Sua è la lunga appendice al fumetto, che oltre a raccontare i dettagli dell'inchiesta giudiziaria spiega al lettore chi sono le vittime della tratta ("alcune sanno quel che andranno a fare, ma probabilmente non ne conoscono fino in fondo i dettagli. Altre vengono vendute dalle proprie famiglie. Altre ancora credono davvero all’El Dorado all’inizio e poi a un certo punto non hanno più la capacità e la forza per poter tornare indietro"). Valerio Chiola, l'autore delle tavole, si è diplomato alla sede romana della Scuola internazionale di comics, nel 2010. Lavora come fumettista, illustratore e grafico e organizza a Roma corsi sul fumetto.

Nell'era di internet, dei social network, del multimediale, il fumetto, da solo o in associazione con altri strumenti, può rappresentare una strada percorribile per chi ancora non ha rinunciato a raccontare la cronaca, una strada che non sostituisce, ma certamente può affiancarsi a quelle percorse dagli autori di reportage per carta stampata o radio-tv.

 


Laura Bastianetto e Valerio Chiola, Trattate male, Round Robin editrice, 2014.

 

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