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Vedi Napoli e poi… ti stupisci!

A svelare la miriade di splendidi luoghi nascosti e spesso ignoti ai suoi stessi abitanti, ci hanno pensato Valerio Ceva Grimaldi e Maria Franchini con il volume Napoli insolita e segreta (Jonglez, 2014). Abbiamo intervistato uno degli autori: "L'affermazione più comune di chi se ne va da Napoli dopo esserci stato qualche giorno è sempre la stessa: Ma è meravigliosa! Non avrei mai creduto che..."

Vedi Napoli e poi muori, recita il celebre detto, a glorificare le immense bellezze del capoluogo partenopeo. Eppure conoscere una città così ricca e complessa è impresa ardua, soprattutto se si decide di andare oltre i soliti affollati circuiti turistici. A svelare la miriade di splendidi luoghi nascosti presenti a Napoli, e spesso ignoti ai suoi stessi abitanti, ci ha pensato la guida Napoli insolita e segreta (Jonglez, 2014) di Valerio Ceva Grimaldi e Maria Franchini, con foto di Fernando Pisacane. Già tradotta in due lingue e divenuta inseparabile compagna di tutti i viaggiatori allergici al mainstream. Tra gli oltre 150 tesori racchiusi nel volume si trova davvero di tutto: da ipogei d’epoca ellenistica a rare collezioni d’arte, da canali sotterranei percorribili in kayak a splendide biblioteche…

Per saperne di più abbiamo intervistato uno degli autori, Valerio Ceva Grimaldi, napoletano doc e co-autore di un libro destinato a diventare un classico.Copertina

 

Come è nata l’idea di scrivere una guida così particolare?

"Tutto è iniziato da una semplice mail inviata all'editore, Thomas Jonglez, che da anni pubblica guide ai luoghi “insoliti e segreti” delle più importanti città del mondo (New York, Londra, Parigi, Firenze, Roma, Milano…e tante altre). Mi sono proposto come candidato autore per la guida della mia città (Napoli non poteva mancare!) e lui ha accettato. Da napoletano entusiasta quale sono, ho approfondito gli studi sulla mia città ma, soprattutto, in questo libro (arricchito dai testi tematici di Maria Franchini e dalle foto di Fernando Pisacane) ho cercato di fare al meglio il mio lavoro di giornalista, scoprendo luoghi davvero inaspettati e fornendo anche tutte le notizie per permettere ai lettori di visitarli a loro volta. Cortili, musei, collezioni private, case nobiliari, biblioteche, percorsi sotterranei, ipogei, percorsi naturalistici in kayak: c’è persino la vasca navale più grande d'Europa, lunga quasi 150 metri e utilizzata per collaudare la sicurezza di numerose imbarcazioni".

La sua “Napoli insolita e segreta” sta avendo un grande successo ed è stata tradotta in inglese, francese (e presto lo sarà anche in spagnolo). Come spiega un così forte interesse del pubblico, soprattutto in un paese in cui si legge poco come il nostro?

"L'editore Jonglez pubblica in molte lingue le sue guide, e distribuisce nelle librerie di tutto il mondo e online. In particolare il volume di Napoli sta avendo un successo davvero significativo in tutte le sue versioni alla luce del grande e crescente interesse che c’è per questa città. In particolare, per la versione francese fanno gioco anche i rapporti storicamente esistenti tra la Francia e Napoli. Certo, la crisi economica, purtroppo, ha portato a tagliare i consumi delle famiglie per la cultura. In più, tradizionalmente, in Italia si legge di meno rispetto a molti altri Paesi europei. Ma un popolo che legge poco è un popolo che cresce con più fatica. Sarebbe utile che le istituzioni promuovano misure di sostegno al settore e incentivino una lettura di qualità. In ogni caso, credo che la collana editoriale dedicata ai luoghi che spesso si trovano a pochi metri da casa nostra o dal nostro ufficio ma che non conosciamo sia stata una felice intuizione editoriale. Il volume su Napoli prova poi a invertire la narrazione di una città certamente complessa ma ospitale, ricchissima di storia, tradizioni gastronomiche, cultura e capace di stupire oltre ogni immaginazione. Non a caso, negli ultimi anni, il flusso turistico è aumentato considerevolmente". 

Degli oltre 150 luoghi descritti nel libro, qual è quello a cui è più affezionato? E quale invece il più insolito?

"Il primo è l'Archivio di Stato, un antico monastero con due grandi chiostri, uno più bello dell'altro, e due sale (Filangieri e dei catasti onciari) meravigliose. Una delle due è anche ritratta in copertina. Si tratta di un complesso monumentale molto antico. E' un luogo pubblico, a ingresso gratuito, aperto tutti i giorni, che custodisce un numero sconfinato di carteggi, atti, dichiarazioni dei redditi ante litteram e documenti preziosissimi, a testimonianza del ruolo di Napoli nella storia d'Italia e d’Europa. Un luogo prima quasi completamente sconosciuto.

Autore

Valerio Ceva Grimaldi

Quanto a quello più insolito, è davvero difficile scegliere: si va da una sezione della Biblioteca nazionale in cui sono custoditi centinaia di animali imbalsamati, compresa una testa di elefante e una di un rinoceronte (la visita può arrecare qualche turbamento ai più sensibili), testimonianze di un bottino di caccia dei primi del Novecento proveniente dall'Africa, a una galleria di una metropolitana mai completata costruita intorno agli anni Novanta che ora è possibile percorrere con una zattera (esattamente al di sotto della famosa piazza del Plebiscito); da alcuni ipogei di epoca greca nei sotterranei di un palazzo nel popoloso rione dei Vergini a una collezione privata di oltre 40 carrozze d'epoca appartenute a famiglie importantissime italiane e straniere". 

Come ha fatto a conoscere la Napoli descritta nella guida? 

"Ho incontrato tantissime persone alle quali ho raccontato il lavoro che avrei dovuto fare, e in molti casi loro stessi mi hanno segnalato i luoghi che sono andato personalmente a visitare con il fotografo e che ho poi raccontato nei dettagli nel libro. Si tratta di posti visitabili (sebbene talvolta a certe condizioni) i quali svelano una Napoli poco conosciuta innanzitutto ai napoletani stessi, e a maggior ragione ignota ai turisti". 

Cosa rende questa città unica al mondo?

"Credo che ogni città del mondo abbia una sua anima, irripetibile. Napoli possiede in più un mix di arte, ospitalità, ricchezze naturali e ambientali nei suoi immediati paraggi (quale altro posto al mondo ha, insieme, mare, monumenti, un vulcano, delle isole meravigliose e luoghi favolosi come la Costiera amalfitana e sorrentina) che secondo me la rendono davvero unica. In molti nutrono ancora dei pregiudizi, è vero: ma la maggior parte delle volte sono infondati, e l'affermazione più comune di chi se ne va da Napoli dopo esserci stato qualche giorno (mi è capitato spesso nelle occasioni in cui ho accompagnato chi mi ha chiesto di fargli scoprire luoghi “insoliti e segreti” scrivendomi a cevagrimaldi@gmail.com) è sempre la stessa: “Ma Napoli è meravigliosa! Non avrei mai creduto che…”. Per esempio, in pochi sanno che la stazione Toledo della metropolitana è stata eletta la più bella d'Europa. E lo stupore di chi la ammira per la prima volta è davvero indescrivibile".

In un certo senso Napoli è l’emblema del nostro meridione, perché ne riassume in pieno pregi e difetti. Quale rimane, secondo lei, il freno maggiore al suo sviluppo?

"Napoli deve decidere quale sarà la sua identità del futuro. Se sarà un'identità turistica, allora occorre migliorare il suo brand in Italia e all'estero con una efficace campagna di marketing, potenziando nel contempo la ricettività, la sicurezza, e migliorare decoro, trasporti e pulizia. La storia dice che Napoli è una grande capitale europea. Deve rimanere tale per la qualità dei servizi offerti".

I recenti scioperi a Pompei hanno dimostrato come in Italia la gestione dei beni culturali sia estremamente problematica. Cosa dovrebbe cambiare in questo campo per permetterci di sfruttare al meglio i nostri immensi tesori?

"Ci vuole una nuova mentalità. Dobbiamo provare a guardare un po' oltre il nostro naso. In altre nazioni attorno ad una colonna di epoca romana ci costruiscono un museo, in Italia abbiamo chilometri di possenti mura, di colonne romane ce ne saranno a migliaia e la stragrande maggioranza delle volte sono in abbandono. Dobbiamo sviluppare una forte coscienza collettiva su un elemento comune: siamo un Paese tra i più ricchi al mondo di beni culturali, che sono la nostra identità e il nostro futuro. E' incredibile che alcuni Musei non siano visitabili o lo siano solo parzialmente per mancanza di personale: lo Stato deve investire maggiori risorse in questo comparto, perché ciò si traduce immediatamente in più sviluppo, più occupazione e più cultura. Dalla crisi si esce anche così".

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