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Luca Modica: A suon di pinte, ovvero dell’accoppiata birra-rock

Fra un sorso e l'altro e fra una canzone e l'altra, A suon di pinte di Luca Modica racconta le storie di un giornalista rock e di alcuni dei mastri birrai italiani che stanno riscrivendo la storia della birra, una bevanda con stili diversi, ognuno con il suo colore, la sua gradazione, il suo bicchiere di servizio e ovviamente la sua musica di accompagnamento

Arcana è una casa editrice di Roma che dagli anni '70 pubblica in Italia imperdibili libri di area underground, che spaziano dalla beat generation alla cultura pop, qualsiasi cosa significhi questa espressione oggi (perché un tempo pop-ular significava "di massa", sì, ma anche "fresco", "creativo", o addirittura "geniale"). Fra i suoi ultimi titoli questo singolare A suon di pinte, scritto da Luca Modica, giornalista palermitano – ora trapiantato a Torino – che nel libro ha trasfuso il suo duplice amore per la musica – rock, rap, jazz e affini – e la birra.

L'autore i gradi se li è guadagnati sul campo, studiando da mastro birraio e avviando anche un'attività nel settore. Il libro quindi non serve solo a "sposare", ad esempio, i Devo di Q. are we not Men? con la Brooklyn Lager, i Nirvana di Bleach con la Pilsner Urquell, il primo mitico album dei Velvet Underground, quello con la banana di Andy Warhol, con la Cantillon Geuze, ma raccoglie suggestioni, narrazioni, interviste, playlist e vocabolari che compongono un affresco davvero avvincente e ad alta gradazione del pianeta-birra.

t1Un pianeta che anche in Italia, paese da sempre devoto al vino, è molto cambiato: lo spartiacque, ci ricorda Modica, è stato il 1996, anno in cui hanno cominciato a diffondersi le birre artigianali. "Ma perché ciò accadesse – spiega una quarta di copertina per una volta insolitamente utile – sono dovuti cadere molti luoghi comuni. La birra, infatti, non è un'unica bevanda chiara, gassata, dissetante. Al contrario, ha tanti stili diversi, e ogni stile ha il suo colore, la sua schiuma e la sua gradazione alcolica; ha il suo bicchiere di servizio e le sue caratteristiche di spillatura, e ovviamente la sua musica di accompagnamento".

Perciò, la birra giusta per i Clash non può che essere una IPA inglese bevuta in una public house di Londra, anche se la stagione del punk è tramontata da un pezzo e persino nei negozietti di Camden i dischi degli Smiths e degli altri "eroi" della new wave prendono la polvere (ma una scazzottata con i naziskin fa ritrovare all'autore le atmosfere "storiche" di Rock against Racism). Mentre l'americanissimo rap "d'assalto" dei Public Enemy Modica lo abbina a sorpresa con una bionda tedesca, la Augustinerbrau, e ad accompagnare il classico di Charles Mingus Phitecantrhopus Erectus arriva una sour beer belga, la LoverBeer, "con un'acidità marcata e dalle note legnose, date dalla maturazione in botte, che si armonicizzano con delle spiccate note fruttate". E Fela Kuti, il carismatico musicista nigeriano? Eccolo accoppiato ad una "coraggiosa ma ben centrata" dunkel weizen, la Vu-Du prodotta dal Birrificio Italiano, che come tutte le weizen porta con sé, secondo l'autore, un retrogusto funk.

Fra un sorso e l'altro – fra una canzone e l'altra – storie di vita di un giornalista rock, ma anche conversazioni con alcuni dei mastri birrai italiani che stanno riscrivendo la storia di questa preziosa bevanda nel Belpaese. Una bevanda che – anche questo va detto – viene prodotta con risultati generalmente buoni ad ogni latitudine, Africa e Asia comprese. Il che sinceramente non lo si può sempre dire del vino.


Luca Modica, A suon di pinte, Arcana, 2015.

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