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Dacia Maraini e il muro della violenza

Dopo New York, è Philadelphia ad accogliere Dacia Maraini che parla di violenza sulle donne

di Davide De Carlo
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Una sala piena ha accolto Dacia Maraini alla Temple University di Philadelphia. Nella seconda tappa della sua visita in America la scrittrice affronta il delicato tema della violenza sulle donne di fronte a decine di studenti, professori e scienziati

Il console generale italiano a Philadelphia, Andrea Canepari, presenta Dacia Maraini che dopo la sosta a New York ha fatto visita alla Temple University di Philadelphia. Dacia Maraini, primogenita della principessa siciliana e pittrice Topazia Alliata, appartenente all’antico casato siciliano di origini pisane degli Alliata di Salaparuta e dello scrittore ed etnologo toscano di origini ticinesi Fosco Maraini è la scrittrice italiana più letta nel mondo, autrice di romanzi, opere teatrali, racconti, narrazioni, autobiografie e saggi, editi da Rizzoli e tradotti in venti Paesi. Nel 1990 Maraini ha vinto il Premio Campiello col libro La Lunga Vita di Marianna Ucria, nel 1999 il Premio Strega con Buio e nel 2014 è stata candidata al Premio Nobel per la letteratura.

“Il problema riguardante la violenza sulle donne è un problema molto complesso, il potere di uno scrittore in questo argomento delicato è quello di poter applicare la sua capacità comunicativa per rendere le persone culturalmente coscienti”. Così esordisce Dacia Maraini introducendo un’approfondita riflessione all’attuale posizione della donna nella società. Una riflessione che vuole spingere lo spettatore a non fermarsi alle differenze fisiologiche e biologiche tra uomo e donna, è infatti un comportamento comune che sfocia spesso in “una forma di razzismo formale”. La donna sarà anche più debole fisicamente ma senza dubbio non inferiore e lo dimostrano grandi donne in ogni campo, dall’architettura all’ingegneria, dall’arte alla scienza.

Ad influenzare la società odierna un altro ruolo centrale è svolto dalla politica e dalla religione, mentre infatti la seconda è unitaria, la prima non solo non lo è ma non lo è mai stata. E’ infatti composta da differenti persone con altrettante differenti culture, qui si cade nell’errore, lo stato le isola invece di unire, “Lo stato dovrebbe insegnare alle stesse persone a convivere – continua Maraini – Spesso mi viene chiesto il perché di questo mio interesse nei confronti della violenza sulle donne. Non ho mai subito abusi sessuali, niente del genere, però penso che ci siano dei valori imprescindibili che devono essere rispettati. E’ sbagliato parlare di valori occidentali o orientali, ci sono infatti valori come il rispetto o la libertà che sono universali, non sono valori cristiani o di altre religioni, sono valori universali”.

Il discorso prosegue toccando argomenti scottanti e delicati come l’abuso di minori o la prostituzione. 
In particolare si sofferma sugli scandali che hanno coinvolto negli ultimi anni la Chiesa con gli abusi sui minori. “E’ un problema che è sempre esistito, da poco tempo se ne parla perché da poco tempo è pubblicizzato. E’ sempre rimasto nascosto agli occhi di tutti e c’è una parte dell’istituzione ecclesiastica che ancora oggi non accetta di parlare apertamente di questo problema. La situazione può cambiare solo parlandone ed informando”.

Proseguendo sulla prostituzione in Italia, afferma: “Nel tempo qualcosa è cambiato, è stata resa illegale ma il risultato è stato quello di attirare prostitute illegalmente da altri paesi, trattate come schiave o animali. Spesso hanno 16 anni o meno e vengono vendute dai genitori per un pugno di soldi. Da parte della società, la violenza sulle donne e bambini così come il loro sfruttamento ed i loro abusi, trovano un muro innalzato dalla società stessa”.
La scrittrice parla di un muro innalzato dalla società, un muro che bisogna abbattere, parlando ed affrontando questi temi. Bisogna insegnare ai bambini i valori, educarli alla sessualità, bisogna eradicare la vecchia cultura per cambiare le cose.

Terminato il suo discorso la scrittrice ci ha tenuto particolarmente a visitare lo Sbarro Institute presso la Temple University e ad incontrare il suo direttore, Antonio Giordano.

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