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La missione compiuta di Aldo Cazzullo anche a New York

Il giornalista legge le storie dal Risorgimento alla Resistenza al pubblico della Casa Italiana Zerilli-Marimò NYU

di Federico Di Pasqua
aldo cazzullo nyu

A sinistra Aldo Cazzullo con Stefano Albertini, direttore della Casa Italiana Zerilli Marimò della NYU

Aldo Cazzullo, noto giornalista-scrittore del Corriere della Sera, restituisce con i suo racconti la memoria dei grandi movimenti di popolo che hanno costruito l’identità italiana. Al pubblico emozionato della New York University, ha letto passaggi dai suoi ultimi libri: "La guerra dei nostri nonni" e "Possa il mio sangue servire..."

Aldo Cazzullo è uno scrittore con una missione di cui non fa mistero: restituire, ai lettori di oggi, la memoria dei grandi movimenti di popolo che hanno costruito l’identità del nostro paese, dal risorgimento alla resistenza. Come cronista tra i più noti del Corriere della Sera, ha raccontato i suoi ultimi lavori La guerra dei nostri nonni (Mondadori 2014) e Possa il mio sangue servire Uomini e donne della Resistenza. (Rizzoli  2015) lo scorso 19 maggio al pubblico della Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University.

Dopo qualche decennio di carriera tra La Stampa e il Corriere, Cazzullo ha alle spalle l’esperienza di chi ha testimoniato, da una prospettiva internazionale, le vicende del nostro paese dalle prime fila della contemporaneità. Tuttavia quello che più affascina – e regala 5 zeri nelle classifiche di vendita dei suoi libri – è la tecnica narrativa di Cazzullo, l’aver ideato un nuovo modo di raccontare la storia. L’autore infatti, nello sforzo dichiarato di sottrarre alle diverse fazioni lo sforzo corale di chi ha scritto la storia del Risorgimento e della Resistenza, fa parlare nei suoi libri personaggi di tutte le estrazioni sociali. Nelle sue pagine si intrecciano, tra le altre, la storia della domestica Cleonice Tomassetti, del poeta Giuseppe Ungaretti, quella di trenta suore di Firenze giuste tra le nazioni per aver salvato centinaia di persone dalla violenza nazifascista e degli ufficiali italiani morti nei campi di concentramento.

Al pubblico della Casa Italiana della NYU Cazzullo racconta un Ungaretti ventenne, arruolatosi come soldato semplice, che perde i sensi e cade a terra tra le privazioni della trincea sul Carso. A quella vista un ufficiale domanda quale fosse l’occupazione di Ungaretti da civile e il poeta, per tutta risposta, comincia a leggere i suoi testi da appunti raccolti alla rinfusa nel tascapane. Senza saperlo, Ungaretti aveva incontrato il suo primo editore Ettore Serra, che pubblicherà Porto Sepolto nel 1916 nel pieno delle atrocità della grande guerra.

possa il mio sangue servireMa un ruolo di primo piano nella narrazione di Cazzullo spetta alle donne italiane, e al loro contributo nelle pagine cruciali della nostra storia. Tra i rumori della commozione legge le parole di Cleonice Tomassetti, catturata dai fascisti poco fuori Milano mentre cercava di unirsi ai partigiani. Torturata e rinchiusa insieme ad altri 42 compagni – tutti uomini – dai nazifascisti in fuga, esorterà gli altri prigionieri a morire “da italiani e non da servi dei tedeschi.”

Ai momenti di grande commozione si accompagna l’affascinante aneddotica di Cazzullo, che sottolinea come la guerra e la resistenza furono passaggi fondamentali dell’emancipazione delle donne italiane dal patriarcato. Infatti, ancora durante la grande guerra, proprio il suo Corriere Della Sera ironizzò sulle donne che sostituirono i lavoratori delle poste e telegrafi, insinuando che avrebbero perso tempo a leggere le lettere degli uomini al fronte invece di lavorare.

Ma a contribuire alla lezione morale della resistenza non furono soltanto i civili. Le pagine di Cazzullo restituiscono infatti la viva voce di ufficiali, suore, sacerdoti, figure meno note e altrettanto importanti della liberazione italiana. Il titolo stesso del suo ultimo libro, è una citazione dalle ultime parole di un condannato a morte della resistenza: “Possa il mio sangue servire per ricostruire l’unità italiana e rendere di nuovo la nostra patria onorata e stimata nel mondo”. La lettera di Franco Balbis – ufficiale dell’esercito decorato a El Alamein, passato alla resistenza e fucilato dai fascisti il 5 aprile del 44 – risuona nella commozione del pubblico della Zerilli Marimò, dove Cazzullo chiosa che andrebbe letta e mandata a memoria dai parlamentari italiani e dai condannati per corruzione.

Autore per Mondadori di lavori trai quali L’Italia s’è ridesta. Viaggio nel Paese che resiste e rinasce (2012) e Basta piangere! Storie di un’Italia che non si lamentava (2013), Cazzullo non fa mistero dell’intento didascalico delle storie che sceglie di narrare. I suoi personaggi siano da esempio, si augura, di lotta contro ciò che definisce la “perdita di fiducia e la rassegnazione” dell’Italia di oggi. Ma quando la brillante narrazione di Cazzullo passa alle vicende contemporanee, come il ruolo dei soldati italiani attuali nelle missioni di pace all’estero, il suo racconto perde efficacia e il pubblico di New York sembra porsi e pone delle domande, come quella sulle ragioni della attuale popolarità di un partito dal programma secessionista e xenofobo come la Lega Nord.

Sarebbe stato interessante, forse, problematizzare questo rapporto col passato unanimemente considerato illustre, come il Risorgimento e la Resistenza, con la storia dell’Italia di oggi. Come il gravissimo difetto di rappresentanza delle donne – triste primato tra i paesi occidentali – nelle istituzioni politiche e civili italiane. O ancora cosa significa essere italiani oggi, in un mondo dai confini fluidi, dove i migranti dalla Sicilia alla pianura padana partecipano in maniera ormai indissolubile a quelle attività ed eccellenze che danno tanto lustro al nostro paese.

Nel complesso, la straordinaria forza narrativa e il sincero attaccamento a tematiche a lui ben note fanno di Cazzullo una voce equilibrata e preziosa. Il sacrificio e la forza morale dei personaggi della nostra storia migliore, lungi dal tradursi in una indulgenza plenaria ai limiti dell’Italia di oggi, sanno davvero trasformarsi-  attraverso le parole dell’autore – in una lezione di appartenenza e senso civico, che nel nostro paese sembrano drammaticamente necessari. Credo che la sua sia una missione compiuta.

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