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L’eredità degli indifferenti di ieri sulla malattia del conformismo di oggi

Giorgio Van Straten nella seconda puntata della video-rubrica sulla letteratura del Novecento questa volta dedicata a "Gli Indifferenti" di Alberto Moravia

"Gli indifferenti", il romanzo scritto nel 1929, è un ritratto della società italiana durante il fascismo in piena ascesa. Per Giorgio Van Straten, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York, il conformismo descritto da Alberto Moravia non è solo proprio del fascismo, "ma una malattia di cui spesso si continua a soffrire anche adesso”

Eccoci alla seconda puntata del Novecento che racconta il Novecento,  la rubrica dello scrittore Giorgio Van Straten, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, che sceglie 10 Opere italiane per intraprendere un affascinante viaggio letterario.  Chi può raccontare il Novecento meglio degli autori che lo hanno vissuto e scritto? Questa volta Giorgio Van Straten affronta un romanzo, un libro che descrive gli anni del fascismo. Per un autore che potesse descrivere la società italiana in quel momento, Van Straten sceglie  Alberto Moravia e il romanzo Gli indifferenti, un libro “scritto in presa diretta”, nel 1929 quando Alberto Moravia era poco più che ventenne.

Ma chi sono gli indifferenti? Come ci dice Van Straten, “sono coloro che in qualche modo di fronte alla falsità, alla grettezza della società in cui si trovano a vivere quella in fondo degli anni del fascismo, reagiscono o subendola o adeguandosi. E’ la storia sostanzialmente di due fratelli Michele e Carla lei appunto alla fine attraverso un matrimonio riparatore finirà per inserirsi pienamente in questo tipo di società. Invece Michele prova a resistere. Ma Michele è un po’ come dire una specie di Amleto, un uomo completamente consapevole di quello che ha davanti ma che non trova la forza per combatterlo. Che ha la lucidità ma non ha la forza, non ha l’energia”.

In pochi minuti, molto altro ci dice il direttore dell’Istituto di Cultura su questo straordinario libro di Alberto Moravia, scritto quasi 90 anni fa, ma sempre così attuale che Van Straten crede “che in pochi altri testi sia possibile rintracciare una così profonda avversione al mondo falso che il fascismo aveva messo in piedi, a questo tipo di relazioni interpersonali, a questa volontà di adeguarsi e di realizzare se stesso ma in realtà all’interno di una strada obbligata che gli altri ti indicano. È solo proprio del fascismo? probabilmente nel fascismo ovviamente questo era accentuato dall’elemento della dittatura, dalla mancanza della democrazia. Ma credo che il conformismo sia una malattia di cui spesso si continua a soffrire anche adesso”.

Ascoltando Van Straten su Moravia in questo seconda tappa del nostro viaggio nel Novecento della letteratura italiana, si riflette ancora una volta sulla nostra contemporaneità.

 

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