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“Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern: le algide emozioni della guerra

Giorgio Van Straten affronta il romanzo che ci fa "odorare" le sensazioni dei soldati italiani in ritirata dalla Russia

Continua la rubrica video di Giorgio Van Straten sulla letteratura italiana del Novecento e in questa puntata il direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York ci spiega perché il romanzo di Mario Rigoni Stern è scritto con "una capacità epica che rimanda alla grande letteratura di tutti i tempi"

Mario Rigoni Stern quando era negli Alpini

“Ho ancora nel naso l’odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli starnuti e colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don, ho ancora negli occhi il quadrato di Cassiopea che mi stava sopra la testa tutte le notti e i pali di sostegno del bunker che mi stavano sopra la testa di giorno e quando ci ripenso provo il terrore di quella mattina di gennaio quando la Katiusha per la prima volta ci scaraventò le sue settantadue bombarde”.

Leggendo l’inizio de “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York Giorgio Van Straten, in questo nuovo episodio della sua rubrica “Il Novecento racconta il Novecento”, affronta un romanzo che racconta la ritirata dei soldati italiani dalla Russia fra la fine del 1942 e l’inizio del ’43. “Mentre rileggevo questo libro per parlarne oggi a voi, mi è venuto in mente un film che ho visto di recente che si chiama ‘Dunkirk’ un grande film di guerra che secondo me è un grande film perché racconta la guerra da dentro, ti senti come parte di quella situazione e quando sei dentro puoi sentire tante cose: il terrore, la confusione, la disperazione ma non vedere da lontano, capire l’insieme. E questo ugualmente ne “Il sergente nella neve” tu provi le stesse sensazioni;  lui stesso in questo inizio no? fa riferimento all’odorato, alla vista e al tatto e così via. Ma non riesce bene mai a capire cosa succede se non questo senso disperato dell’andare, del cercare, di riguadagnare le posizioni e di poter pensare di tornare a casa. In un clima totalmente ostile ovviamente quale quello di un inverno russo”.

Per Van Straten, il romanzo di Rigoni Stern sulle sofferenze dei soldati durante la Seconda Guerra Mondiale “è una delle più impressionanti letture che uno può fare per capire le sensazioni ripeto persino fisiche che un soldato può aver provato in quei momenti terribili… Questo è il racconto di una terribile ritirata con una capacità epica che rimanda alla grande letteratura di tutti i tempi”.

Sopra trovate il video girato da Marta Corradi, con sottotitoli in inglese (la traduzione è a cura di Emmelina De Feo), della nuova puntata dedicata a Mario Rigoni Stern, “Il sergente nella neve”.

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