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La cicatrice: le storie del muro tra USA e Messico disegnate con la verità

Intervista Andrea Ferraris e Renato Chiocca, autori della "graphic novel" sul drammatico viaggio dei migranti dal Messico verso l'Arizona

di Claudio Moschin

Andrea Ferraris, (disegnatore) e Renato Chiocca (documentarista), autori di "La cicatrice" (Foto di Claudio Moschin)

Andrea Ferraris (disegnatore) e Renato Chiocca (documentarista) hanno realizzato un libro che con i disegni entra nell'animo dei protagonisti di una tragedia attuale: "Fondamentalmente siamo andati a chiedere sul posto, alla gente, quanto il muro avesse cambiato le loro vite. E' stata una grande esperienza, umana soprattutto".

C’è chi racconta storie con le parole, chi con i disegni, le fotografie o i video, chi ancora con dei disegni. Ed è proprio con questi ultimi che Andrea Ferraris, disegnatore, e Renato Chiocca, documentarista, hanno realizzato insieme un’originale graphic-novel, La cicatrice, edito da Oblomov. Un’opera che tratta un argomento quanto mai attuale, quel muro (per i due autori una “cicatrice”) che separa il Messico dagli Stati Uniti. Muro le cui prime pietre vennero erette dal governo Clinton nel 1994 ma che ora il presidente Trump vorrebbe estendere in chiave anti immigrazione. Incontro i due autori, Ferraris e Chiocca, da Milano.

Come è nato il progetto de La cicatrice?

Andrea Ferraris: “Ero andato a Los Angeles per la presentazione di un altro mio libro grazie all’Istituto italiano di cultura, e Tony Sandoval, collega messicano già autore di Appuntamento a Phoenix, romanzo dove racconta la sua personale esperienza del passaggio dal Messico, mi consigliò di visitare Nogales, punto caldo del crocevia dei migranti, un luogo che raccoglie tutte le caratteristiche della malattia del muro: il cartello della droga, border patrol, polizia migranti. Cosi ho fatto, ho visto le persone, ho raccolto delle storie e parlandone con Renato è nata l’idea di questo libro”.

Una storia così drammatica non è certo facile da raccontare con dei disegni e solo 50 pagine. Come siete riusciti?

Renato Chiocca: “Io sono un documentarista, uno che lavora con i video. Non sapendo disegnare, mi sono occupato della documentazione, in primo luogo della storia del ragazzo ucciso dalla border patrol, accaduta nei dintorni di Nogales, che occupa la prima parte del libro. Abbiamo studiato insieme io e Andrea l’impostazione delle tavole, le inquadrature, il ritmo visivo del racconto”.

Andrea Ferraris: “Per la seconda parte, invece, siamo partiti con le pagine in bianco e via via queste si sono riempite. Volevamo lasciare aperte molte porte per dare possibilità alle storie e alla verità di emergere. Fondamentalmente siamo andati a chiedere sul posto, alla gente, quanto il muro avesse cambiato le loro vite. E’ stata una grande esperienza, umana soprattutto”.

Voi quale impressione personale avete avuto del muro?

Renato Chiocca: “L’impatto che il muro ha sull’immaginario è enorme, ma è nella vita quotidiana, c’è uno stravolgimento degli equilibri sociali, dei meccanismi economici. Più volte parlando con gli abitanti ci siamo accorti che quella attorno al muro è considerata come una zona di guerra. In effetti la sensazione è quella di pericolo imminente. C’è una nuova economia, quella del cartello della droga, che controlla moltissimo. Anche i prezzi del passaggio, e quindi le vite dei migranti, sono controllate dal cartello della droga”.

Quanto tempo c’è voluto per realizzare questa vostra graphic-novel?

Andrea Ferraris: “Non tantissimo, diciamo due mesi pieni. Una certa parte l’avevo disegnata prima di partire per la California, mentre la seconda è nata dopo il nostro viaggio di documentazione sul posto. Tra l’altro ho appena saputo che il libro uscirà anche negli Stati Uniti. Sarà pubblicato dallo stesso editore che aveva già edito, negli Usa, un mio precedente volume, Churrubusco, sulla guerra di indipendenza della California contro il Messico, e sarà quindi la casa editrice indipendente Fantagraphics. Speriamo che vada bene anche sul mercato americano. Per ora in Italia sembra che il lavoro de La cicatrice sia stato molto apprezzato, sia dal pubblico e sia dagli addetti ai lavori. Quindi speriamo bene”.

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