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Nicola Attadio racconta la più grande giornalista investigativa d’America

Il libro "Dove nasce il vento - vita di Nellie Bly", sulla vita di Elisabeth Cochran, presentato a Una Marina di Libri a Palermo

La copertina del libro di Nicola Attadio.

"Settembre 1887: una ragazza bussa alla porta di John Cockerill, direttore del “New York World” di Joseph Pulitzer. Chiede di essere assunta come reporter. Nessuna donna aveva mai osato tanto. Il suo nome è Elisabeth Cochran, ha ventritré anni…”.

Elisabeth Cochran è Nellie Bly, la più grande giornalista investigativa americana che rivive nelle pagine appassionate del libro di Nicola Attadio “Dove nasce il vento – vita di Nellie Bly”, presentato alla 9° edizione del Festival di Palermo Una Marina di Libri.

“Dove nasce il vento” è una storia avvincente, si legge tutta d’un fiato. L’autore si è ispirato alla vita e agli articoli di Nellie Bly. E’ un viaggio nella storia straordinaria della giornalista americana entrata nel mito. La sua coraggiosa inchiesta “sotto copertura” a Blackwell’s Island, il manicomio femminile di New York, l’Inferno sceso in terra, segna la storia del giornalismo americano.  Nellie Bly affronta ogni avversità, la povertà, il pregiudizio, senza mai tirarsi indietro: diventerà la più “grande cronista d’America” in un mondo tutto al maschile. “Per Nellie, il giornalismo – ha detto Nicola Attadio – deve denunciare certe realtà per cambiarle, altrimenti è un inutile parlarsi addosso”. E’ “un libro bellissimo – così lo ha definito Roberto Saviano – la vita assurda, combattiva, solitaria, esaltante della prima reporter americana”.

“Ho incrociato Nellie Bly – ha spiegato l’autore – nella trasmissione radiofonica per la Rai,  Radio Tre, su alcuni pionieri del giornalismo. Mi piaceva andare a vedere e raccontare quelle persone che hanno vissuto l’alba del giornalismo così come noi lo conosciamo oggi. Racconto l’alba perché oggi si parla spesso e forse in maniera anche molto esagerata, del tramonto del giornalismo. Sono andato a vedere questi primi personaggi di metà ‘800, i primi corrispondenti di guerra: all’interno di queste figure, che erano veramente affascinanti, ho incrociato la vita di questa ragazza, una vita che ha dentro tante di quelle cose per cui mi è diventato veramente difficile staccarmi da lei. Ne ho fatto prima una trasmissione radiofonica di 30 minuti nel ciclo di “Vite che non sono la tua”. Questa storia ha avuto molto successo anche perché il magnetismo di Nellie, al di là di come possa averla raccontata, è potentissimo. E’ una persona che, oltre ad avere una storia personale molto travagliata, di successi e di cadute che si susseguono in maniera vorticosa, secondo me  rappresenta un periodo dell’America. E’ l’incarnazione di un America che si trasforma, che sta diventando altro ed è un elemento di forte curiosità verso questo personaggio”.

La ragazza venuta da Pittsburgh, dunque, racconterà l’America agli Americani. Nellie Bly ha migliaia di lettori: le sue inchieste “dipingono” la realtà del Paese. Città come New York, sul finire dell’800, diventa il polo attrattivo della grande immigrazione, accogliendo il sogno americano, speranze e libertà. E per capire quel tempo e quanto fosse importante un giornale, basta guardare i nomi di alcune piazze dei quartieri newyorkesi: Times Square, Herald Square: siamo davanti alla forza del giornalismo che determina la crescita dell’opinione pubblica. Ma perché Nellie Bly era molto letta?

“Nellie – ha spiegato l’autore – era molto letta perché il lettore  si immedesimava: non pensava ‘ah va bene Nellie sta scrivendo questa cosa perché gliel’ha chiesto il direttore, o glielo ha chiesto il politico’. No. Leggevano prima di tutto perché lei scriveva molto bene, aspettavano i suoi pezzi e nello stesso tempo si sentivano parte, entravano dentro la realtà. Cercavano di capirla la criticavano. Pulitzer ha avuto un’intuizione enorme, ha visto nella potentissima immigrazione di NY un bacino enorme e non si è fermato dicendo ‘No, vabbè quelli ci vengono a togliere il lavoro’. Ha pensato ‘Diamogli dei racconti, diamogli qualcosa’ e le persone hanno risposto con un circolo virtuoso. Bisogna assolutamente recuperare questo spirito che è quello che manca un po’ a tutti”. 

Siamo davanti alla forza delle parole, a un “giornalismo” autentico che continua a insegnarci, a distanza di tempo, ancora qualcosa.

“La forza di Nellie è talmente potente che ti fa guardare le cose diversamente, sia nella professione che fuori dalla professione. Penso che la cosa fondamentale che mi dice Nellie e spero in chi lo legge – ha continuato  Attadio – , che il giornalismo è necessario. La forza della disintermediazione è molto potente e non soltanto uno slogan, è una cosa che è accaduta e con la quale dobbiamo fare i conti. Secondo me, e l’ho capito leggendo la vita di Nellie Bly, perché c’è stato o viviamo un crollo della fiducia. Cioè, io mi fido di più del mio amico su Facebook che mi racconta una cosa perché mi fido di lui pur sapendo che quell’amico ha meno strumenti di quanto non ne possa avere un giornalista. È un problema, perché significa che bisogna scalare una montagna che è quella del recupero della fiducia e che, se non scaliamo quella montagna, rischiamo di vivere tutti in comunità omogenee in cui ognuno dice una cosa e c’è un plauso dei simili: non si va da nessuna parte.  La sfida più importante è che il giornalismo deve rimettere in moto quel circolo virtuoso che costruisce l’opinione pubblica: l’opinione pubblica si costruisce attraverso strumenti di conoscenza e il giornale è uno strumento di conoscenza”.

Nicola Attadio

Tra le sfide o meglio, tra i desideri di Nellie, è vedere un Presidente donna alla guida dell’America. Ecco cosa accade nel 1913 al giuramento del Presidente degli Stati Uniti. “Nellie, viene inviata al giuramento del Presidente degli Stati Uniti – ha raccontato l’autore – e lei riesce, come tutti i bravi giornalisti, ad intrufolarsi  sul palco prima che arrivi il presidente. Sul  palco ci sono un po’ di persone assiepate, soprattutto gli ufficiali delle vari reggimenti. Vede questa marea di gente e a quel punto ha questo desiderio, come se fosse ispirata e dice ‘Ah ma chissà se un giorno una donna salirà su questo palco e giurerà come Presidente degli Stati Uniti’. A me questa cosa ha emozionato. E’ un lascito interessante di Nellie che la rende ancora oggi una persona con un messaggio attuale sul giornalismo. Mi sono fatto un’idea: Nellie costruisce un suo modello di giornalismo che è suo, è femminile, non imita qualcun altro. Anche Oriana Fallaci, nelle prime interviste, ha disegnato un profilo che era totalmente suo. Nellie Bly non si è fermata al giornalismo che aveva intorno, lo ha interpretato a modo suo”.

E non ci fermeremo…

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