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“Una cosa sull’amore”: un viaggio nei sentimenti e nell’America di oggi

Il libro dell'autore Jeffrey Eugenides, tra i più grandi e meno prolifici scrittori americani viventi, in questi giorni in libreria

Jeffrey Eugenides (credits: Wikipedia), e la copertina del suo nuovo libro edito da Mondadori, "Una cosa sull'amore".

Una cosa sull’amore, prima raccolta di racconti di Eugenides edito da Mondadori, raduna una serie di testi – 10, per la precisione - già pubblicati, nell'arco di 30 anni, su riviste (in particolare “The New Yorker”). Sono storie di crisi, fallimenti, rinunce, compromessi, conflitti, tardive risoluzioni, dove l'America di oggi non è protagonista, ma fa da sfondo

Esce in questi giorni in Italia per Mondadori Una cosa sull’amore, raccolta di racconti di Jeffrey Eugenides, uno dei grandi – e dei meno prolifici – autori americani viventi.

Dopo lo splendido La trama del matrimonio, del 2012, Eugenides, nato a Detroit da una famiglia di origini greche, newyorkese d’adozione, ritorna sul tema che in assoluto ha segnato di più la sua carriera, a partire da quel Le vergini suicide da cui Sofia Coppola trasse nel 1999 il suo film d’esordio: l’amore, naturalmente, declinato in ogni sua possibile espressione.

Alessandro Piperno ha osservato che Eugenides va letto anche perché “il giudizio sul suo Paese, l’America, così come le sue idee politiche, non hanno un posto così preponderante in ciò che scrive: più che altro fanno da sfondo alla sua narrativa, senza mai emergere in primo piano”. Il che è vero fino a un certo punto, perché certamente nelle Vergini suicide il microcosmo familiare è specchio dell’America puritana e dei suoi fantasmi, mentre in Middlesex, dove una congiunzione fra consanguinei, su una nave carica di  emigranti diretta negli Stati Uniti, dà origine a una creatura ermafrodita, le pagine più memorabili riguardano un evento storico, il massacro della comunità greca di Smirne ad opera dei turchi.

Insomma, il mondo esterno non è estraneo alle vicende sentimentali raccontate da Eugenides. È vero tuttavia che è meno preponderante che in Franzen, per non dire di un De Lillo o di una Morrison. In un’intervista a Enrico Rotelli di qualche anno fa l’autore ha dichiarato che “l’arte non può fare ordine nel nostro mondo occidentale. Però può fare ordine nella mente di quelle persone a cui abbiamo affidato il nostro sistema politico”. Per poi chiosare: “Donald Trump non ride. Nessuna meraviglia che nemmeno legga”. Il che è un bel modo per dire dell’importanza che rivestono ancora i libri, ed in particolare i romanzi, nella sfera non solo privata, ma anche pubblica, della nostra esistenza.

Una cosa sull’amore, prima raccolta di racconti di Eugenides, raccoglie una serie di testi – 10, per la precisione – già pubblicati, nell’arco di 30 anni, su riviste (in particolare “The New Yorker”). Non è quindi un lavoro realmente nuovo né  è  stato pensato in origine come un testo omogeneo, il che spiega perché alcuni racconti siano in realtà  difficilmente ascrivibili al tema amoroso enunciato nel titolo, almeno in senso stretto. Sono storie di crisi, fallimenti, rinunce, compromessi, conflitti, tardive risoluzioni. Siamo con un piede in quella gloriosa tradizione americana che mette in fila Bellow, Ford, Salter, Baker, Carver, e molti altri ancora, e con un altro sul terreno infido delle patologie, che tanto attrae Eugenides (nelle Vergini, il suicidio, in Middlesex, l’enigma dell’identità di genere, nella Trama del matrimonio, la depressione). Il registro però è spesso meno drammatico o meno raggelante che in alcuni degli autori citati; a volte prevale una sorta di umanissima pietas, a volte una vena ironica abilmente sorvegliata (affinché  non scivoli nel cinismo).

In Le brontolone, due amiche divise dall’età – Della è solo poco più giovane della madre di Cathy – affrontano assieme i problemi della demenza senile (qual è la natura di questa amicizia? Non un desiderio proibito e travolgente, quanto piuttosto “un modo di compensare ambiti dell’esistenza che davano meno soddisfazioni di quel che prometteva la pubblicità. Il matrimonio, sicuramente. La maternità, più spesso di quanto volessero ammettere”).

In La vulva oracolare uno studioso dei comportamenti sessuali, di orientamento libertario e relativista, si confronta con i disagi della giungla della Nuova Guinea e con gli imbarazzanti costumi di una tribù dove i sessi vivono separati.

Il tema del viaggio ritorna in Posta aerea, centrato sulla deriva “mistica” di un giovane americano che in un’isola thailandese si lascia consumare dalla diarrea.

In Musica barocca, invece, una coppia vede naufragare i sogni della giovinezza, alimentati da un lungo soggiorno a Berlino, ed è costretta a guardare in faccia la realtà della vita adulta, fatta di telefonate dei creditori e figli da mantenere con lavori di ripiego, fallimentari e un poco ridicoli.

Questi sono solo alcuni esempi, estratti un po’ a caso dall’ampio ventaglio di personaggi, luoghi e situazioni che attendono il lettore nelle pagine di questo libro. Un ventaglio eclettico, variegato, tenuto assieme dalla forza della scrittura di Eugenides, dalla sua capacità di osservazione, dal suo talento nell’indagare i moventi, palesi e occulti, delle relazioni umane che ascriviamo alla dimensione – ambigua – dell’amore.

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