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“Sei Mia”, la quotidianità delle violenze in una vita senza vie di fuga

Il romanzo-diario di Eleonora de Nardis racconta l'abisso di degradazione in cui sprofonda una donna vittima di abusi

SEI MIA, Eleonora De Nardis (foto dal sito bordeauxedizioni.it)

Nessuno deve sapere in quale abisso di degradazione è sprofondata, ogni tanto chiama in aiuto il padre ma non gli racconta nulla di quanto subisce. Lavora come una pazza e non si concede un attimo di introspezione.  Non si guarda allo specchio. Gira in maglione in spiaggia perché il possessivo compagno non vuole che nessuno la noti, accetta che lui la chiuda in casa per andare a dormire dalla moglie

Elisabetta (che non sono io) si era sempre comportata secondo le aspettative altrui: dei genitori, del marito, del compagno. Era sempre stata obbediente, passiva. Una figlia che era moglie e madre “come tu mi vuoi”, una donna psicologicamente incapace di vita propria. Uno specchio altrui.

Ma un giorno il compagno rompe lo specchio e lei non riesce a ricomporlo, a rimettere insieme i frammenti di se stessa, perché non ha un’identità. È un oggetto e continua a comportarsi da oggetto. Per molti anni. In fondo è quello che le è sempre stato chiesto di essere.

“Sei mia” – un amore violento, romanzo in forma di diario – è scritto da Eleonora de Nardis e edito da bordeaux.

Secondo me è piuttosto un diario che vorrebbe essere un romanzo, perché è una cronaca talmente dettagliata, ridondante e disperata che del romanzo non ha nulla: né la fantasia né il distacco né l’imprevedibilità. Ho notato spesso che chi patisce grandi dolori non riesce a mettere nel racconto il pathos, la propria sofferenza. Fa una cronistoria piatta, laconica e fredda. Quasi che l’emozione fosse fluita via come sangue. E di sangue in questo diario ne scorre molto.

Eli si fa picchiare senza opporre resistenza. Anzi, cerca sempre di migliorare per non deludere il suo padrone. Intanto recita la parte della mamma perfetta con i figli di primo e secondo letto che di certo non crescono sereni. Non che non sia una brava mamma, però questa donna sa solo recitare delle parti. Non ha volontà e quindi non ha personalità, non è un soggetto.

La quarta di copertina dice che la scrittrice è giornalista televisiva e madre di tre figli, come la protagonista.  Ma perché le donne quando si presentano dicono sempre che sono madri, è un valore aggiunto? Il loro curriculum vale di più se lo specificano?

Il libro si legge velocemente perché la scrittura è agile, eppure  la narrazione non va avanti: succedono sempre le stesse brutture, solo la gravità aumenta. Nel frattempo Eli scopre cose raccapriccianti del suo compagno e le mette sotto il tappeto, lustra la casa e fa torte per i bambini. Come se essere felici fosse solo dimostrare di esserlo.

Nessuno deve sapere in quale abisso di degradazione è sprofondata, ogni tanto chiama in aiuto il padre ma non gli racconta nulla di quanto subisce. Lavora come una pazza e non si concede un attimo di introspezione.  Non si guarda allo specchio. Gira in maglione in spiaggia perché il possessivo compagno non vuole che nessuno la noti, accetta che lui la chiuda in casa per andare a dormire dalla moglie.

Ma lei è tranquilla: lui le dice che ama solo lei. Anche se sa che ha varie amanti, sta mettendo su casa pure con un’altra, si droga, ha rapporti di lavoro con la mafia…

Finalmente un giorno Eli reagisce: prende un coltello da cucina e gli sferra un colpo prima che lui entri nella camera dei bambini urlando che li uccide tutti. Lui è un avvocato e riesce a farla arrestare. Segue la cronistoria delle faccende legali: giudici che non le credono, cambio di avvocati non all’altezza, finché Eli trova il coraggio di denunciare il compagno e la situazione si ribalta grazie alla comprensione di una giudice.

Dieci anni di soprusi e violenze psichiche e fisiche. Mah. Certo, nessuno capisce mai l’amore degli altri. Tuttavia il perseverare in una vita bestiale, perché Eli è trattata peggio di una bestia, sconcerta. Dice che ha la coscienza pulita, che è sempre stata fiduciosa nella possibilità di rialzarsi dignitosamente per i figli e per se stessa.

Purtroppo questa donna non ha avuto né coscienza né dignità: si è comportata da incosciente anche come madre, facendo vivere i figli in un inferno, e non si è resa meritevole di rispetto; è questo essere degni, avere dignità.

Infine cita due frasi delle nonne che le hanno forgiato il carattere: “L’amore che dai non è mai l’amore che ricevi. Non bisogna mai aspettarsi qualcosa in cambio”.

“Dimentica prima che puoi il male che ricevi: avrai meno peso quando dovrai volare”.

Beh, frasi sulla gratuità dell’amore che dicevano anche le mie nonne. Ma l’errore di Eli è stato prenderle alla lettera, applicandole a un pazzo delinquente nell’illusione di essere amata.
Anche oggi una donna è stata uccisa dall’amore della sua vita.

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