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2500 anni di prostituzione in Sicilia: Lucio Luca li racconta in “Puellae”

Intervista al giornalista di Repubblica e scrittore sul libro che racconta storie testimoniate da documenti ritrovati nell'Archivio storico

I ricordi dei testimoni ripercorrono l’epoca d’oro della prostituzione palermitana a partire dalla case chiuse del Dopoguerra, case dirette dalle “regine della strada” come la “Trimmutura”, Nicoletta, Sabella, l’Acrobata, la Sciancata, ‘a Scimiuna e tante altre. “Raccontare questa storia è anche raccontare una città", ha detto Luca

“Puellae” è il titolo del libro di Lucio Luca, giornalista di Repubblica e scrittore, che, nella nuova edizione, racconta la storia delle prostitute palermitane e siciliane che, 2.500 anni fa, erano già nella storia. Il libro è stato presentato a Una Marina di Libri. Lucio Luca ha partecipato all’incontro in memoria di Mario Francese, il cronista ucciso dalla mafia quaranta anni fa nell’ambito del quale ha parlato del suo libro “L’altro giorno ho fatto quaranta anni”, nel quale si racconta la storia di un giornalista che lavora in un piccolo quotidiano di provincia in Calabria, morto suicida. A Palermo dire “Pulla” è dire donna di malaffare e nel libro si raccontano moltissime storie testimoniate dai documenti che Luca ha ritrovato nell’Archivio storico comunale.

I ricordi dei testimoni ripercorrono l’epoca d’oro della prostituzione palermitana a partire dalla case chiuse del Dopoguerra, case dirette dalle “regine della strada” come la “Trimmutura”, Nicoletta, Sabella, l’Acrobata, la Sciancata, ‘a Scimiuna e tante altre. “Raccontare questa storia è anche raccontare una città”, ha detto Luca e di storie ce ne sono nel libro come quella straordinaria di Laide di Hyccaria, cortigiana e donna bellissima che nell’attuale Carini era una prostituta d’alto rango e raccoglieva le confidenze di politici e uomini di potere ma che a un certo punto scelse l’amore. Cambiò vita, cambiò città ma la riconobbero e le donne che seppero del suo vecchio mestiere, la lapidarono fino ad ucciderla.

Dalle punizioni esemplari, fino al taglio del naso, imposte da Federico II alla quotidiana “guerra” tra le meretrici e gli abitanti del centro storico palermitano che da sempre hanno chiesto l’allontanamento delle “donne disoneste” dai confini della città; dalla peste del 1575 prima e del 1624 poi che il popolo attribuì alle incolpevoli meretrici, al mitico dottor Catanzaro che prima dell’entrata in vigore della legge Merlin visitò almeno un milione di donne nei casini palermitani; dall’arrivo delle cortigiane di Malta, autentica rivoluzione sessuale per i potenti del Seicento, alla scoperta che in città esiste ancora una piazzetta dedicata proprio a una illustre maitresse dei secoli scorsi.

C’è poi il capitolo più drammatico, quello delle violenze subite dalle meretrici, gli omicidi avvenuti nei secoli, la furia scatenata dalla passione che ha portato alla morte, tra le altre, di Maddalena Lo Biondo, Giovanna Di Falco, Angela Vaiana, Caterina Mercurio, Francesca Ingrande e tante altre. Brutte storie di cronaca nera finite in prima pagina sui giornali e riproposte ai lettori anche alle luce dei risvolti giudiziari. Nel libro la cronaca delle insospettabili casalinghe di Palermo o le suore della Kalsa che ospitano le donne maghrebine cacciate dai mariti e costrette a vendere il loro corpo per vivere.

Se con la Legge Merlin si chiude un capitolo del nostro Paese, le prostitute sono ritornate. Mentre in Italia si discute se riaprire o no le case chiuse, il Codacons, ha recentemente pubblicato un’analisi sul fenomeno: il fatturato annuale della prostituzione è pari a 3,9 miliardi di euro con una notevole crescita di prostituzione sul web. Sono circa 90mila gli operatori del sesso: il 40% decide di lavorare in casa, il 10% è minorenne e il restante è costituito da ragazze straniere provenienti dall’Europa dell’Est e dall’Africa. Per una escort si arriva a pagare anche 500 euro per poche ore di prestazione e 30 euro per coloro che si prostituiscono per strada.

Se la prostituzione può essere una scelta di vita o una costrizione, l’essere umano possiede il libero arbitrio, perché vendere il proprio corpo significa vendere anche un po’ di se stessi o come cantava Fabrizio De Andrè “…Bocca di Rosa metteva l’amore sopra ogni cosa, lo faceva per passione”.

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