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Comprendere la vita leggendo Marcello Veneziani e la sua nostalgia degli dei

Nel mezzo del cammino della sua vita, Veneziani si è reso conto che tutto origina dal mito e il viaggio del destino è il ritorno. Sono gli dei che insegnano il ritorno

La copertina del libro di Marcello Veneziani

La nostra civiltà sta attraversando la “crisi dei valori” perché abbiamo perso la misura delle cose, il senso del limite quasi che smisuratezza fosse sinonimo di libertà. Quando decade una civiltà? Quando le aspettative vengono trasferite nel privato, attengono esclusivamente all’individuo e al suo star bene mentre la civiltà è collegamento, legame, condivisione.

La copertina del libro di Marcello Veneziani

Ci sono libri che si leggono per ammazzare il tempo ossia la vita, invece Nostalgia degli dei. Una visione del mondo in dieci idee di Marcello Veneziani, edito da Marsilio, è uno di quei libri, come i classici, che fanno comprendere la vita. E’ un saggio poetico, filosofico, eppure chiaro, semplice, logico, sintetico che ci conduce a vedere il mondo con altri occhi per ridare senso all’esistenza.

Ma che cosa significa avere “nostalgia degli dei”? Gli dei altro non sono che idee che la civiltà ha trasformato in archetipi per fornirci i valori fondanti della società che oggi sembrano perduti. Gli dei sono metafore a cui sono state date forme umane per comprenderli intuitivamente. Se gli dei sono morti, non abbiamo più riferimenti per il nostro condurci, per saper discernere cosa è bene e cosa è male, come ha spiegato la psicanalisi.

Due anni fa Veneziani per rifondare la società è partito dal mito, dando alle stampe Alla luce del mito, edito sempre da Marsilio. Ha compreso che se non si ritorna alla struttura del pensiero, riscoprendo i miti su cui esso si basa, possiamo vivere solo di idoli, surrogati che ci propinano il mercato globale e il pensiero unico. Veneziani non racconta favole, i miti non sono questo, ma va al loro significato recondito: amore, onore, reputazione, dignità e si chiede dove stia oggi la coscienza. Nostalgia degli dei è la nostalgia delle origini, del come eravamo. E’ nostalgia di quei principi che sentiamo mancare o vacillare: Civiltà, Destino, Patria, Famiglia, Comunità, Tradizione, Mito, Anima, Dio, Ritorno. Ed è proprio il ritorno che ci può riportare a “vedere con gli occhi degli dei”. Vedere da una postazione superiore che ci permetta di intuire la presenza attiva di energie spirituali per comprendere la sacralità della vita.

Nel mezzo del cammino della sua vita, Veneziani si è reso conto che tutto origina dal mito e il viaggio del destino è il ritorno, saper ritornare da dove siamo partiti. Sono gli dei che insegnano il ritorno. E poiché conoscenza è reminiscenza, come sosteneva Platone, per ritornare basta ricordare, richiamare la memoria nel proprio cuore. Perché nostalgia degli dei è anche nostalgia dell’infanzia, dei genitori, di tempi e paradisi perduti. Quando eravamo mossi da Amore. Scrive Ovidio che esso “regna e ha diritto su tutti gli dei”. Cosa infatti sarebbero la civiltà, la patria, la famiglia, una comunità, la tradizione, un destino, il ritorno, Dio, perfino il mito senza quel trasporto amoroso che li lega? Anche l’anima, come narra il mito di Apuleio, è attratta da Amore e per conoscerlo mette a rischio la loro stessa unione.

La nostra civiltà sta attraversando la “crisi dei valori” perché abbiamo perso la misura delle cose, il senso del limite quasi che smisuratezza fosse sinonimo di libertà. Tutto sconfina, eccede e si fa globale. Ma nella globalizzazione i valori si relativizzano fino a scomparire. “Le civiltà muoiono con i loro dei”.

Quando decade una civiltà? Quando le aspettative vengono trasferite nel privato, attengono esclusivamente all’individuo e al suo star bene mentre la civiltà è collegamento, legame, condivisione.

Occidente è il mondo che riconosce l’individuo e i suoi diritti: democrazia, libertà, uguaglianza. Ma se ha smesso di indicare un luogo per indicare un tempo, la modernità, è un non -luogo, è ovunque: la globalizzazione ha innestato la “decadenza dell’Occidente”, come perdita di culto e di cultura. L’indebolimento della fede e della pratica di lettura, il perseguimento del benessere che non produce cultura ma degrado opulento, la perdita del nesso tra diritti e doveri, tra conquiste e sacrifici, la rimozione della morte e l’attaccamento all’esistenza sono conseguenze del dominio dell’emotività e dell’impulsività tese a soddisfare il desiderio di un ego smisurato che vive in un presente assoluto. Si va diffondendo “un nuovo primitivismo”, fondato sull’uso abile ma inconsapevole della tecnologia, dove i barbari non è detto che vengano da fuori e da lontano, ma possono venire da dentro ed essere molto vicini: nichilisti, conformisti, maleducati, ignoranti, volgari, fanatici. Nella decomposizione del tessuto sociale, presentata come emancipazione, predominano i fatti sulla parola, la quantità sulla qualità, i mezzi tecno-economici considerati fini. Le civiltà non sono eterne perché sono dei mortali. Se non li salviamo, anche noi scompariremo.

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