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Alec Guinness, l’aspirapolvere disegnata da mio padre e quell’agente a l’Avana

Come mi appassionai alla lettura del romanzo di Graham Greene ambientato nella Cuba pre-Castro e che poi ritrovai avvincente anche al cinema

Alec Guiness in una scena del film "Our Man in Havana" (Il nostro agente in Avana), tratto dal romanzo di Graham Greene

Era una vecchia edizione Mondadori, della collana La Medusa, con la copertina rigida color verde bottiglia. Un po’ impolverato quel libro, in verità. Come se nessuno lo avesse aperto da tanto tempo. Se ne stava solo soletto in un angolo remoto della gigantesca scrivania di mio padre. Sulla copertina, sotto al titolo, il nome dell’autore: Graham Greene. Chi era costui? Io non lo avevo mai sentito nominare. Il titolo però mi incuriosiva moltissimo. Sembrava qualcosa di spionaggio, ambientato a Cuba. Roba forte. Magari una specie dei Classici dell’Audacia a fumetti, come quelle  avventure del professor Mortimer che mi piacevano tanto e che ogni mese correvo a comprare all’edicola sotto casa.

Aprii il volume con delicatezza e subito trovai la prima sorpresa.

Sulla prima pagina mio padre a matita aveva fatto il disegno di un aspirapolvere e sotto aveva scritto un nome, Alec Guinness. Questo qui, certo che lo conoscevo. Era un famoso attore inglese, quello che qualche anno prima aveva interpretato il ruolo dell’ufficiale protagonista de Il ponte sul fiume Kwai che avevo visto già almeno tre volte al cinema e che aveva per colonna sonora quella musichetta divertente e facile da fischiettare. Ma che c’entrava lui con quel libro di spionaggio e, soprattutto, che c’entrava lui con un aspirapolvere? Preso dalla curiosità, iniziai subito a leggere e, dopo poche pagine, ebbi la soluzione almeno al primo quesito, ovvero la storia dell’aspirapolvere. Il protagonista della storia, ambientata a Cuba al tempo del dittatore Batista, è un certo James Wormold, timido e simpatico inglese, venditore, per l’appunto, di aspirapolveri. L’uomo è stato appena lasciato da sua moglie e vive insieme alla giovane figlia, molto cattolica e molto stupida, amante della bella vita e piena di lussuosi desideri da realizzare. Ma al povero uomo gli affari non vanno così bene, di aspirapolveri se ne vendono pochi e non sa proprio come soddisfare tutte le voglie dell’esuberante ragazza, la ragazza dei vorrei. Vorrei un nuovo vestito, vorrei una nuova macchina, vorrei, vorrei, vorrei. Così lui è letteralmente disperato e anche il futuro gli appare incerto, con il governo dell’isola che sembra un po’ traballare e il desiderio da parte sua di rientrare nell’amata patria. Per caso fortuito viene contattato dai servizi segreti britannici che gli offrono di collaborare con loro, di tenere bene aperte le orecchie e di informarli di quanto sta accadendo sull’isola. Inizia così ad “inventarsi” delle cose di sana pianta, fino ad inviare a Londra i progetti di una terribile macchina da guerra che il governo cubano sta mettendo in piedi, in un luogo segreto. In realtà quei disegni sono stati presi in prestito dallo schema di uno dei suoi aspirapolveri. Ecco cos’era il disegnino fatto da mio padre sulla prima del libro!

Tutto sembra improvvisamente andare a gonfie vele per il buon Wormold, i servizi segreti pagano bene e lui può finalmente far fare alla figlia quella vita di società che lei desidera: feste da ballo, ricevimenti, bei vestiti, una nuova automobile e via dicendo.

Tutto cambia quando entra in scena anche il capitano Segura dell’antispionaggio cubano. Innamorato della figlia di Wormold, si introduce nella vita del venditore di aspirapolveri e diventa sempre più sospettoso. Alla fine il povero inglese è sul punto di crollare ed è quasi costretto a confessare, ma i servizi segreti britannici lo salvano in extremis, proponendogli addirittura il trasferimento per lavoro a Londra presso i loro uffici, come insegnante di spionaggio per le nuove spie.

Questo libro fu per me un’autentica rivelazione.

Per la prima volta, infatti, il protagonista non era esattamente il tipo di spia che mi immaginavo e che avevo sempre visto nei film. Non era un eroe muscoloso e intraprendente, alla James Bond, ma invece un poveraccio che doveva sbarcare il lunario tutti i giorni e vedersela con le cose più miserevoli della vita. Lo scrittore delinea il carattere del personaggio e degli altri protagonisti in modo strabiliante. Non ce n’è uno sbagliato. Già, ma che voleva dire invece quel nome scritto sulla prima pagina, che c’entrava Alec Guinness con quel libro?

«È il protagonista del film che esce al cinema domani», rispose mio padre, sbucato all’improvviso dal nulla «Ho già preso i biglietti, Vieni con me?»

Fu così che il giorno seguente andammo al bellissimo cinema Fiamma di via Bissolati a vedere quel film nel quale l’attore inglese delinea perfettamente i tratti del protagonista del libro. Naturalmente il film è molto divertente e, sempre naturalmente, negli anni a seguire iniziai a leggere tutti gli altri libri di quello scrittore Graham Greene, trovandoli uno più bello dell’altro.

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