Cerca

LibriLibri

Commenti: Vai ai commenti

Libri: Concetto Vecchio ricorda quando gli immigrati erano gli italiani

Nel libro intitolato "Cacciateli" il giornalista di Repubblica racconta la sua infanzia in Svizzera come figlio di immigrati

Nella foto: l'autore (al centro) con Toni Ricciardi e Massimo Picciani

Proprio come nel film Pane e Cioccolata interpretato da Nino Manfredi, gli italiani emigrati in Svizzera negli anni 60 e 70 erano oggetto di pregiudizi e xenofobia che si manifestavano spesso con gli stessi slogan utilizzati oggi in Italia verso gli extracomunitari. Il politico James Schwarzenbach, proprio come il nostro Matteo Salvini, giunse persino a proporre un referendum per espellere la comunità italiana dal territorio elvetico

Ravenna è nota per i coloratissimi mosaici bizantini che ornano i bellissimi edifici del suo centro storico come la Basilica di San Vitale, la Basilica di Sant’Apollinare e il Mausoleo di Galla Placidia, ma dal 23 agosto al 9 settembre è stata anche ospite d’eccezione della Festa dell’Unità, con un programma ricco di incontri ed eventi per tutti i gusti: dai concerti agli incontri con intellettuali, scrittori, economisti ed imprenditori oltre a deputati e senatori. Fra piadine, braciole, fettuccine fatte a mano, cappellini e vino frizzante si respira aria di speranza, fiducia e partecipazione. Mentre si attende l’intervento di chiusura del Segretario Zingaretti, e il grande spazio intorno al Pala De Andrè che inizia a riempirsi sempre di più, uno degli incontri più interessanti per chi vive all’estero è stato sicuramente quello promosso dal PD Mondo con il giornalista Concetto Vecchio, autore del libro “Cacciateli! Quando i migranti eravamo noi”.

Tra il pubblico, presenti tantissimi italiani residenti all’estero: in Europa, nelle Americhe, in Australia. Alcuni sono in Italia in vacanza, altri sono venuti apposta per presenziare alla Festa e a questo incontro in particolare.

Questo pubblico sente sulla sua pelle il tema dell’immigrazione e della condizione del migrante, che sia esso economico, come è stato per tante famiglie italiane costrette a lasciare i loro luoghi di origine, o di opportunità, come accade oggigiorno, con i tantissimi giovani che cercano migliori occasioni di lavoro all’estero.

Massimiliano Picciani, che vive a Parigi e dirige l’Assemblea dei delegati dall’estero del Partito Democratico, presenta il dibattito, moderato dal giovane prof. Toni Ricciardi, residente in Svizzera, storico e docente di Storia dell’Immigrazione all’Università di Ginevra.

L’autore, raccontandoci la storia della sua famiglia emigrata in Svizzera nel 1962, ricorda anche un pezzo di storia elvetica rievocando la figura di un politico che forse pochi di noi conoscono o ricordano: James Schwarzenbach. Un signore molto raffinato, che avendo una base elettorale costituita da operai, nel 1970 arrivò a proporre un referendum anti-italiano in Svizzera, portando tantissime persone alle urne. Schwarzenbach intuì ed intercettò con scaltrezza il sentimento preponderante in Svizzera in quegli anni: un sentimento di inquietudine e di diffidenza che gli svizzeri provavano verso gli italiani.

Ricordate il film con Nino Manfredi Pane e cioccolata? Descriveva benissimo l’immensa solitudine e la frustrazione degli immigrati italiani che vivevano un’esistenza parallela e quasi nascosta in terra svizzera. Parlava, con molta amarezza, del modo in cui erano percepiti i nostri connazionali negli anni ’70: una minaccia alla tranquillità e alla legalità.

Nel corso del su intervento, Concetto Vecchio ricorda come nella Svizzera negli anni ‘60 e ‘70 la disoccupazione era pressocch: i genitori dell’autore vanno ad ingrandire le fila della manodopera operaia molto richiesta nel paese. Questa “invasione” italiana però genera preoccupazione, viene percepita come una minaccia, non solo per la convivenza sociale (gli italiani vengono accusati di essere poco civili, delinquenti, ladri, importuni con le donne svizzere) ma anche per la coscienza identitaria della stessa Svizzera.

In un documentario che Vecchio ritrova sul web, Schwarzenbach durante i suoi interventi in parlamento e nei suoi comizi pronuncia frasi come: “Prima gli svizzeri”, o anche “I concetti di destra e sinistra non hanno più importanza oggi, ciò che conta è il volere del popolo”.

Schwarzenbach non ammette mai di essere razzista, ma dice solo: “Io sono per gli svizzeri”.

Ma come intervenire sul problema emigrazione? Quale è la strada da seguire per sconfiggere il populismo e riuscire ad integrare al meglio chi entra e cerca di inserirsi legalmente in Italia?

Interessanti al riguardo sono stati gli interventi dei deputati e senatori eletti all’estero, presenti al dibattito, che raccontano le loro esperienze positive e negative nei paesi che li hanno accolti. Angela Schiro’, deputata e giovane insegnante in Germania, sottolinea come il tempo e una buona integrazione siano le basi per una convivenza sana, per quello che ormai è “normalità multi-culturale” in molti paesi.” I muri li abbiamo già avuti e sono stati abbattuti (come quello di Berlino) e le storie di integrazione sono sempre storie di successo”, ci ricorda la deputata.

Massimo Ungaro, un altro giovane deputato eletto nel Regno Unito, sottolinea anche come sia importante permettere ai giovani che sono emigrati per cercare lavoro e successo altrove, di tornare in Italia con la speranza di trovare opportunità professionali anche nel nostro paese.

Laura Garavini, senatrice eletta in Germania, indica la strada del Migration Compact come quella da seguire e ricorda che le paure della gente comune non sono da dileggiare, ma sono umane e da prendere con molta serietà.

Molto interessante infine, l’intervento di un residente di San Marino, Alessandro Amadei, vicepresidente del Comites, che punta il dito sul Decreto Sicurezza bis, voluto dalla Lega di Salvini. San Marino, a pochi chilometri da Ravenna, è uno stato indipendente.

Il paradosso messo il luce da Amadei è che, con il decreto bis, a San Marino vengono discriminati gli stessi italiani, che seppure abbiano imprese che lavorano sul territorio della piccola repubblica, non hanno accesso per i loro mezzi di trasporto, avendo targhe “straniere”.

Tutti convengono sul fatto che coltivare la memoria storica è fondamentale per capire come la paura del diverso sia stata sempre usata da abili affabulatori e da politici in cattiva fede e in cerca di facili consensi che manipolano la percezione.

Concetto Vecchio con il suo libro ci regala una storia personale, una visione sul recente passato che sembra più che mai attuale, una forte speranza che tramite l’umanità (un valore da coltivare e promulgare con fierezza) e un grande investimento sull’educazione, si possano sconfiggere o attenuare paure e diffidenze, razzismo e intolleranza.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter