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“Il Padrone”: nel libro dell’avvocato Gentile il delitto di Sara Di Pietrantonio

Intervista all'avvocato Nicodemo Gentile, che nel libro racconta come si è approcciato a questo caso di cronaca nera italiana

L'Avvocato Gentile e l'immagine di Sara di Pietrantonio.

"L’idea di fondo, sperando che non sia estremamente ambiziosa, è quella di iniziare a tracciare un decalogo dei comportamenti spia di una possibile manipolazione affettiva...”

“Il Padrone – Storia di una manipolazione, storia di una tragedia”, pubblicato da Faust Edizioni, è il nuovo libro di Nicodemo Gentile, originario di Cirò (Crotone), penalista, avvocato cassazionista del Foro di Perugia. L’Avvocato Gentile segue numerose vicende giudiziarie attinenti alla violenza di genere, ama interfacciarsi con i giovani, parlare nelle scuole di tematiche come la manipolazione affettiva, la violenza psicologica ed economica, la violenza assistita. Ha seguito numerosi processi di omicidio di rilevanza nazionale come Sarah Scazzi, Maredith Kercher, Melania Rea, Teresa e Trifone, la contessa dell’Olgiata, Ilaria Leone, Roberta Ragusa, Guerrina Piscaglia, Sara Di Pietrantonio, e da oltre dieci anni fa parte di Penelope Italia, associazione che sostiene i familiari e gli amici delle persone scomparse. Recentemente si è occupato della scomparsa di Maria Chindamo, imprenditrice sequestrata in Calabria nel 2016 e di Iuschara Gazi, una bambina scomparsa misteriosamente nel 2018, nei boschi del bresciano e di cui non si hanno ancora notizie. “Il Padrone” racconta una storia che inizia il 29 maggio 2016, a Roma, in via della Magliana.

Sara aveva deciso di voler cambiare il suo destino e guardare il mondo sotto una luce diversa. Voleva vivere e sollevare la testa da quel controllo che le impediva di osservare il cielo e le stelle. Gli occhi di Sara volevano brillare nuovamente, volevano tornare a splendere di luce propria e non di un riflesso controllato. Sara Di Pietrantonio si era lasciata con Vincenzo. Aveva deciso di rinascere, di voltare pagina. Cambiare vita. Quella con Vincenzo si era rivelata una storia logorante, che non le aveva permesso di sbocciare come avrebbe sicuramente voluto. Una storia che aveva lasciato dei segni indelebili, delle cicatrici interne profonde ma che era riuscita a lasciarsi alle spalle. Sara aveva voltato pagina, era tornata a sorridere e riscoprire l’amore insieme al suo Alessandro. Aveva rivisto il cielo pieno di stelle dopo il temporale sopra i suoi occhi, la primavera dopo il grigio torpore e la linfa vitale dopo l’aridità dei sentimenti oppressi che le aveva procurato quella storia appena chiusa.

Vincenzo però non si era rassegnato alla fine della loro relazione, non aveva accettato che Sara, la sua Sara, fosse tornata a sorridere, a guardare il cielo, a sognare come le sue coetanee. Non aveva accettato che la sua Sara fosse tornata a guardare il mondo con i propri occhi, a pensare che l’amore potesse essere una cosa bella. No, per Vincenzo tutto questo non era concepibile. Sara non era più sotto il suo controllo. Vincenzo quel pomeriggio la chiama e le chiede un incontro. Sara ne parla con Alessandro e dai messaggi che la ragazza invia a quest’ultimo si capisce bene che avesse detto a Vincenzo che la loro storia era finita e che quest’ultimo continuava a controllarla tramite whatsapp. Un “guinzaglio emotivo” -come scrive Nicodemo Gentile- che la stava lentamente soffocando e che le stava stretto, giorno dopo giorno. Sara voleva tornare a vivere la vita di tutti i giorni, assaporare il gusto della libertà nelle cose semplici, godere dei momenti felici con le amiche e con le persone care. La semplicità dei piccoli gesti che lentamente si era dissolta in una relazione che l’aveva attanagliata sempre di più, soffocandola e privata di ogni libertà.

Il libro di Nicodemo Gentile racconta la storia di Sara Di Pietrantonio, seguendo l’ordine funzionale ed emotivo che ha dettato il suo cuore nel momento in cui ha deciso di sedersi dinnanzi al pc, poggiando le dita sulla tastiera e travasando ogni frammento di questa storia in quelle bianche pagine che hanno composto “Il Padrone”. Si, perché “Il Padrone” vuole rappresentare la figura che si impone gentilmente per poi distruggere e impedire ad una giovane principessa di realizzare i propri sogni. L’Avvocato Nicodemo Gentile ha voluto raccontarci il modo in cui si è approcciato professionalmente a questo caso di cronaca nera italiana; sensazioni, emozioni, dolori che fuoriescono dalla sua mente e dalle sue dita come un flusso di coscienza incontrollato ma perfettamente equilibrato e che si bilanciano tra aspetti giuridici e sentimenti veri. Sara Di Pietrantonio è stata uccisa, strangolata e poi data alle fiamme. Il suo corpo è stato abbandonato nel quartiere di Via della Magliana, a Roma. Nicodemo Gentile riceve una chiamata da un uomo, con voce spezzata e fortemente provata, che gli comunicava la rabbia, lo sconcerto per quanto accaduto. Era il papà di Sara.

“Il Padrone” è un libro che ripercorre perfettamente l’ansia che in quei giorni ha travolto l’Avvocato Gentile dopo aver ricevuto quella telefonata di un padre che chiede verità dall’altro capo del telefono. Un silenzio assordante che ha proiettato nella vita dell’Avvocato Gentile delle immagini scure come l’asfalto bagnato e grigio di quella torbida sera in cui tutto doveva essere ancora scritto e detto. Sara era stata uccisa all’interno della sua auto, le fiamme aveva irreversibilmente coperto tutto. Non c’era nient’altro se non la cenere che si fondeva con l’asfalto. L’Avvocato Nicodemo Gentile, in questo libro, ha ripercorso in modo dettagliato la storia di Sara Di Pietrantonio, le relazioni e il ruolo che ha il manipolatore. Un libro che pone l’attenzione su più punti prospettici che vanno al di là del fascicolo d’indagine, degli atti processuali e delle sentenze di condanna. Resta l’emozione scolpita nel cuore di un uomo che si è spogliato nuovamente della toga per farsi travolgere da un brivido che ha attraversato la sua schiena in modo permanente. Una sensazione forte, un sentimento sincero che traspare in ogni pagina del libro e che lo travolge nel momento in cui riceve la chiamata di un padre che gli racconta quanto accaduto alla sua bambina e che termina alla chiusura di un fascicolo d’indagine, dentro un ufficio, sotto una luce fioca e con la pioggia che batte fuori dal vetro di una finestra. Rimane la memoria, la rabbia, la Magliana, le immagini, le lacrime, il ricordo, il rammarico per non aver capito prima certe cose, rimangono le fotografie di Sara, il sorriso indelebile, e le domande che continuano a non trovare risposta.

Noi abbiamo intervistato in esclusiva l’Avvocato Nicodemo Gentile che ci ha parlato del suo libro.

“Il Padrone”. Come nasce questo libro?

“Alcuni libri si scrivono da soli, sono loro che impongono i tempi perché alcune vicende umane che purtroppo diventano anche giudiziarie sono di una tale gravità, di una tale forza e violenza che ti viene quasi istintivo volerle raccontare, un po’ per farle conoscere e un po’ per fare transitare e divulgare quel forte messaggio che evidentemente contengono. La storia di questa coppia di giovani, appartenenti alla normalità, a quella superficie sociale e familiare che non crea apprensione e paura quando l’osservi. Pensi di essere in un bacino ordinario di relazioni che possono soltanto aiutare a crescere, a vivere e a proteggere, invece ecco la grande forza di questa storia; succede poi che in questi ambiti si nascondono sentimenti malati, relazioni tossiche che possono sfociare in una violenza inaudita fortissima. Da qui, quindi, il mio imbattermi in una dimensione che è la violenza di genere e uno dei tanti tasselli che la compongono che è la manipolazione affettiva, quindi la voglia confrontarsi con questo sentimento, con questo mondo dove non c’è violenza espressa, almeno fino ad un certo punto perché questo giovane non aveva mai utilizzato violenza espressa su Sara, almeno fino a quel fatidico 29 maggio. Questa cosa, da uomo più che da legale, mi ha fatto riflettere molto, è stata una scoperta per me e quindi mi ha molto impressionato. Da qui anche il titolo del libro. Le parole che usa il primo giudice; parla di dominio, parla di controllo militare. Termini forti che sicuramente pensi di non ritrovare in una relazione sentimentale. Pensi a qualcos’altro”.

Le parole da lei utilizzate nel libro e mi hanno colpito sono state “guinzaglio emotivo”…

“L’obiettivo di questi amori tossici è quello di ingabbiare l’altro. Il guinzaglio significa poter dominare, manovrare, gestire, controllare in modo continuo, in modo quotidiano i comportamenti ma anche il pensiero, le idee, i ragionamenti dell’altro. Cercano di plasmarla, di trasformarla in un qualcosa che non è perché in questo modo questi soggetti riescono appunto a colmare le proprie inadeguatezze, le proprie insicurezze, le proprie mancanze. Ho cercato di partire dal caso di Sara di Pietrantonio, partendo dal caso giudiziario ma il libro non è la cronaca di questa vicenda. Si tratta di un flusso costante che parte da questa vicenda che cerca di superare il caso giudiziario e segnare le flessioni di un uomo, che è anche avvocato, ma che cerca di navigare a vista, senza pretesa, senza ambizione di esaustività ne di consegnare un trattato tecnico perché non ne ho le competenze ma spero di iniziare a consegnare a chi avrà la bontà di leggere, tutta una serie di comportamenti che io chiamo sintomatici e rivelatori di una possibile persona disturbata. L’idea è quella di dire che ci sono e si devono creare tutta una serie di indici rivelatori di un possibile soggetto che vive in modo anomalo e disturbato un rapporto. Per poter cercare nello stalking psicologico di cogliere quei segnali che in altre vicende, purtroppo, come nel caso di Sara, e come nel caso dei familiari di Sara, non sono stati colti e che purtroppo hanno portato a quel tragico epilogo perché appunto Vincenzo era un ragazzo normale, non c’era degrado, non c’era marginalità, non c’era droga, non c’era segnalazione alla polizia, non c’è stato pronto soccorso, non c’è stato nessuna necessità di denunciare perché Sara mai è tornata a casa con un braccio rotto, con un occhio tumefatto, con un livido sulle labbra o con problemi fisici. Sara era soltanto una ragazza che in questi quasi tre anni di rapporto, ha vissuto in modo soffocante questa relazione. Era una ragazza che col tempo era sempre più sfinita, sempre più in difficoltà, sempre più fragile”.

Ad un certo punto Sara ha deciso di chiudere questo rapporto e ricominciare…

“Poi è arrivato il momento del disincanto e cioè quando lei si è resa conto, anche grazie all’aiuto di un nuovo fidanzato, di un nuovo amico del cuore…”.

“La nuova primavera”, come l’ha denominata lei nel libro…

“Certo. A quel punto, nel momento in cui c’è stato questo nuovo capitolo nella vita di Sara, riesce a liberarsi dal guinzaglio emotivo e parte per un nuovo percorso più pulito, sereno ed equilibrato. Ecco che il manipolatore affettivo diventa anche un violento, uno che riesce in modo forte a fare avvertire la sua presenza e purtroppo per Sara non c’è stato scampo. Quindi dobbiamo fare un passo indietro e cercare di capire veramente quali sono i segnali che possono indicare una difficoltà perché altrimenti queste persone rischiano grosso ed è giusto che l’attenzione vada anche concentrata su queste relazioni”.

Volevo concentrarmi su alcuni punti in particolare. Lei questa vicenda giudiziaria l’ha seguita direttamente dal punto di vista legale e nel libro ha voluto ripercorrere momenti salienti come il momento in cui ha ricevuto l’incarico da parte del padre di Sara, le ansie, le emozioni. L’altro aspetto che trapela leggendo il libro è un messaggio importante ovvero che attraverso la normalità si possono cogliere dei segni che fanno parte dell’anormalità in un rapporto.

“L’idea di fondo, sperando che non sia estremamente ambiziosa, è quella di iniziare a tracciare un decalogo dei comportamenti spia di una possibile manipolazione affettiva. Questa è l’idea di fondo; cercare di tracciare un percorso dove un soggetto; ma non solo una donna ma l’uomo stesso, perché questo libro che è stato dedicato alle donne ma che vuole essere un libro dedicato agli uomini e mi auguro che questo libro possa far riflettere pure loro e possa arrivare a chi vive in modo ossessivo, in modo spasmodico, in modo sbagliato, un rapporto. Questo è l’obiettivo. Tutta una serie di indici come l’ambivalenza, il tentativo continuo di isolare il proprio partner, la mancanza di empatia che è uno dei connotati più marcati di questi soggetti; l’idea di farti sentire sbagliata, la continua minaccia e la continua lesione della propria autostima. Quindi il dominio e il controllo sono i binari sui quali si muovono queste relazioni. Controllo militare, parla il giudice nella sentenza quindi controllo continuo, costante, quotidiano, militare. Cercando di fare questo percorso si è voluto fare emergere i segnali di un rapporto difficile, complesso, malato appunto, pur in assenza di violenza espressa. Il tentativo è quello di consegnare tutta una serie di elementi, attraverso la messaggistica di questi due giovani, per affermare con forza che questa vicenda giudiziaria e questa sentenza sono una vicenda molto importante e ci può essere uno stalking psicologico che fino ad un certo punto può prescindere dalla esistenza di violenza espressa. Questo è successo nel caso di Vincenzo e di Sara tant’è che la corte d’Appello, condannando il giovane all’ergastolo, condannandolo a quattro anni di reclusione ha riconosciuto l’esistenza di Stalking psicologico che ha portato solo alla fine ad una violenza espressa che Vincenzo ha praticato su Sara”.

Questo libro, a differenza degli altri tuoi due precedenti, è dedicato ad un singolo caso di cronaca di cui ti sei occupato. Vuole rappresentare un precedente? Nei prossimi tuoi libri vuoi occuparti di casi di cronaca di cui ti sei già occupato? Pensi di seguire questa linea in futuro anche in merito ad altri casi?

“Bella domanda! Attraverso quello che io scrivo in questi racconti, in questi sfoghi, c’è un Avvocato che è prima ancora di essere un professionista un uomo che poi non rimane indifferente rispetto a questa vita deviata, a questa umanità perduta che l’avvocato gestisce nell’ambito del processo e allora la voglia di riflettere su alcuni contesti umani, su alcuni argomenti complessi, dolorosi e difficili ma che fanno parte della storia delle persone. La detenzione, che cos’è, come la si vive, ma in modo diretto così come io la vivo da professionista nelle innumerevoli occasioni in cui ho avuto modo di confrontarmi con questo ambito. Gli scomparsi, le persone che non ci sono più, che non si sa dove sono, quello che resta, quello che implica a livello di assetto familiare nelle persone che rimangono e che cercano. Adesso questo tema della manipolazione affettiva. Quindi parto sempre da fasi che ho vissuto direttamente ma cerco di superarle. Questo non è un libro in cui si commemora Sara di Pietrantonio, non è una commemorazione. E’ una vicenda giudiziaria che mi ha dato l’opportunità di ragionare, ripeto, senza pretesa tecnica; io non sono uno psicologo, uno psichiatra. Sono un avvocato”.

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