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La vita di Bruno Pizzul, il giornalista che con la voce emozionò l’Italia sportiva

Francesco Pira e Matteo Femia hanno raccontato nel libro "Bruno Pizzul - Una Voce Nazionale", la vita del cronista sportivo. Ecco come lo convinsero

Matteo Femia, Bruno Pizzul e Francesco Pira

Bruno Pizzul – Una Voce Nazionale è un libro scritto a quattro mani dal nostro columnist Francesco Pira e Matteo Femia, pubblicato da Fausto Lupetti Editore. Il libro racconta la storia dell’entusiasmante vita di Bruno Pizzul ed è nato in modo spontaneo mentre conversavano amabilmente con questo straordinario personaggio simbolo del mondo del calcio: un ex calciatore diventato uno dei più importanti giornalisti sportivi e telecronisti Radio Televisivi Italiani più importanti e conosciuti al mondo. La prefazione del libro è stata curata da Riccardo Cucchi.

Quello di Pira e Femia non è stato certamente un lavoro semplice. La stesura di questo piccolo ma importante libro, infatti, ha comportato fatica, in termini di convincimento, nei confronti dello stesso Bruno Pizzul che in un primo momento era molto reticente nel voler pubblicare un prodotto editoriale che raccontasse la sua vita. Questo libro racconta la storia di un giocatore, di un giornalista e di un uomo che non ama essere celebrato. Un uomo semplice, gentile, umile e con il cuore grande. Tutti i proventi del libro sono stati devoluti alla Fondazione dell’ex calciatore Stefano Borgonovo. Quando Pizzul ha capito che dietro questa operazione si celava un grande gesto umano ha smesso con ogni resistenza e si è abbandonato con i suoi racconti, professionali e personali.

Entrambi gli autori sono legati a Pizzul per alchemiche ragioni; Pira è siciliano, una terra molto cara a Bruno Pizzul perché ci ha giocato in gioventù e ancora oggi ha molti amici; Femia è della provincia di Gorizia, dove Pizzul ha trascorso dei fantastici anni a Cormons. La sua voce ha saputo raccontare ad ogni parte del mondo un calcio pulito e senza filtri, che oggi purtroppo non esiste più. Un calcio pieno di emozioni e senza contaminazioni commerciali che tende a plastificare ogni forma di collaborazione tra calciatori e società sportive.

Nel libro viene raccontata in modo dettagliato la nascita di Bruno, in una famiglia umile. Racconti di vita, di confini che diventano improvvisamente spazi e terre di mezzo a cui dover modellare una propria struttura con cui potersi identificare. Territori come Cormons che rappresentano il terreno su cui l’albero ha inchiodato le proprie radici, solidificandole fino al greto di un fiume per alimentarsi. La vita di Pizzul è stata più o meno così; sempre legato al padre e alla madre, ai valori e a quelle realtà solide che hanno rappresentato la sovrastruttura nella sua vita. Proprio a Cormons nasce la grande passione per il calcio, grazie agli amici di sempre.

Noi abbiamo posto due domande a Francesco Pira, che ci ha raccontato alcuni aneddoti legati alla nascita del libro.

Come nasce la tua passione per Bruno Pizzul?

“Sono stato giornalista sportivo per tanti anni, ho collaborato con La Gazzetta, Il Corriere, ho scritto tantissimo di calcio quando il Licata era in serie B. Ho visto il Licata di Zeman, il Licata prima di Zeman. Ero molto appassionato di calcio, Pizzul era un mio mito. Quando poi sono andato ad insegnare al Nord –ero nel centro di Gorizia- abbiamo organizzato un Master in giornalismo sportivo e abbiamo pensato di farci dare una mano da Pizzul che era di Cormons, soprattutto nel reclutamento dei giornalisti sportivi. Da lì ci siamo conosciuti, siamo diventati amici. Lui man mano che parlava mi raccontava degli aneddoti incredibili e allora insieme ad un mio ex allievo che oggi è un giornalista del Piccolo di Trieste, abbiamo pensato di proporgli questa cosa, cioè di raccontarci dei pezzi della sua vita. Lui aveva giocato a Catania quindi c’era questo passato da calciatore in Sicilia. Ho parlato con un editore e gli ho detto che volevamo fare questa cosa e mi ha detto subito si. Il libro ha avuto un successo straordinario anche perché il personaggio lo meritava. Lui ci ha accompagnato in alcune presentazioni , poi abbiamo avuto molte possibilità di parlarne, anche sulla Rai, la Gazzetta ci ha fatto una bella recensione. Ma soprattutto lui si è deciso a raccontarsi perché l’obiettivo finale del libro era quello di dare i ricavati dei diritti d’autore alla fondazione che si occupava di SLA il cui presidente era l’ex calciatore della Fiorentina Borgonovo che era ancora vivo quando abbiamo fatto questa pubblicazione. Non potendo venire alla presentazione, ci ha mandato un messaggio attraverso la coroncina in cui ci ringraziava. Al di là del libro, la sua amicizia per me è stato un grande valore aggiunto perché è esattamente come lo vedi. Quello che io ho scritto nel libro e che penso è che lui è veramente un personaggio rimasto persona. Non ha mai perso l’umiltà”.

Com’è nato questo libro?

“Sono andato a casa sua, ci siamo seduti nel suo salone. Ha una moglie che lui chiama “Iena”. Noi gli abbiamo detto questa cosa del libro che volevamo realizzare sulla sua vita, avevamo questa idea. Lui faceva ‘No, ma dai, ma io sono ancora vivo!’ e la moglie che diceva: ‘assolutamente! Soprattutto non dovete mettere niente della vita privata e soprattutto non dovete scrivere niente di me’. Non è stata una trattativa facile perché lui è una persona schiva, non ama assolutamente la pubblicità…” 

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