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Scrivere poesie e liberarsi l’anima riscoprendo la bellezza del “Tempo al Tempo”

Intervista con Bruno Mohorovich, autore di una raccolta di poesie scritte per "confrontarmi con i fantasmi del mio passato, un passato scomodo..."

“Tempo al Tempo” è una raccolta di poesie di Bruno Mohorovich, pubblicata da Bertoni Editore. Il libro mette l’autore davanti ai propri fantasmi, attraverso un racconto che lo spoglia da ogni forma di pudore e certezza, abbattendo l’invalicabile muro appartenente ad un passato, talvolta scomodo e ombroso, talvolta invalicabile. Mohorovich ha deciso di impugnare ancora una volta la sua stilografica dalle cromature gotiche argentate, ha preso in mano i fogli bianchi, ha poggiato i gomiti sulla scrivania in legno massello e con uno sguardo rivolto ai cieli instabili oltre il vetro opaco di una finestra a scacchi che si affaccia su Perugia, ha iniziato a tracciare una linea di confine ben definita tra la lotta interna dell’anima e la serenità  dell’uomo, spesso messa a dura prova  dai fantasmi interiori.

Tempo al Tempo” si proietta sulla contemporaneità proprio come lo sguardo introspettivo di un uomo che vuole rivelarsi nell’essenza di un lungo percorso analitico fatto di emozioni e momenti di vita che si frammentano su fogli di carta. Fotografie di un tempo che si ricama attraverso l’inchiostro sulla carta, o come cocci di vetro sul pavimento che riesce a tagliare la carne e penetrare dentro i tessuti, infettando e mutando gli anticorpi. Quelli di Bruno Mohorovich sono parole e pensieri che fuoriescono dalla sua mente con forza e irruenza, proprio come un demone che siede su una poltrona, immobile, tra il profumo d’incenso che inonda la case e le carcasse di quotidiano consumo che riempiono il vuoto. Tasselli di vita che si frantumano in uno spazio incerto, come acqua che sgorga da una foce impalpabile e ignota che sale a stento per poi svanire nell’ombra e nel silenzio di una notte piena di dubbi e incertezze.  Momenti di vita che s’increspano indelebilmente nel cuore di chi lotta, che si abbandonano nello spazio e nel tempo come foglie e che si staccano dagli alberi per cullarsi all’orizzonte con il dolce soffio del vento.

Il vento è un cavallo: senti come corre per il mare, per il cielo. Vuol portarmi via: senti come percorre il mondo per portarmi lontano”, asseriva Pablo Neruda.

Bruno Mohorovich

Noi abbiamo intervistato  Bruno Mohorovich che ci ha parlato della genesi del suo libro.

“Tempo al Tempo” è un libro che ci parla di introspezione e che mette a nudo l’essenza dell’uomo. Quando hai deciso di scrivere questo libro e perché?

“Quando ho pensato di scrivere “Tempo al tempo”, ho solo voluto dare voce ad una mia esigenza personale; era giunto semplicemente il momento di affrontare un problema che era risolto certamente da un punto di vista relazionale ma che non soddisfaceva me: ho deciso di confrontarmi con i fantasmi del mio passato, un passato scomodo, raccontandomi e svelandomi senza falsi pudori. Il “tempo” di cui parlo è quello che scorre nella nostra coscienza”.

Che cosa rappresenta il tempo nella vita dell’uomo? Quali sono le condizioni e sovrastrutture che influiscono positivamente o negativamente ogni giorno?

“Seneca diceva che non è tanto la durata della vita quanto quello che durante essa noi facciamo che ci qualifica. Dobbiamo guardare al presente per migliorare la nostra vita e far si che il futuro sia migliore. Stiamo vivendo tempi difficili; quello che sembrava se non cancellato almeno rimosso, si è fatto prepotentemente incalzante. Stiamo perdendo il senso della misura e negando la nostra intelligenza- se mai siamo stati intelligenti -. Arroganza, prepotenza, odio, ignoranza, intolleranza hanno scalzato i veri valori che dovrebbero caratterizzare ogni essere umano. Oggi chi è buono e gentile sembra fesso, il gesto di generosità o la buona azione vengono visti come qualcosa di alieno. Mi fa specie che in questi decenni del nuovo secolo, si debba sentir parlare di “educazione al sentimento”, di sentire la necessità di fare “giornate della gentilezza”, “giornate della pace” o simili… Mi fa paura la mancanza di personalità; siamo tutti omologati e globalizzati; non c’è più spazio per l’originalità del proprio pensiero: bisogna provocare, forse perché ci è rimasto poco da dire…o c’è ancora tanto da dire ma si preferisce scegliere la via più facile, quella del non – pensiero.

Scrivo poesie, frequento gente che scrive, artisti che dipingono e scolpiscono; queste persone sono espressione viva e vitale di fattori culturali, discutibili a volte, ma ci sono, si esprimono cercano di dare un senso al tempo che vivono ricercando ognuno col proprio linguaggio un elemento culturale che si sta perdendo, o si è già perduto: la Bellezza!”.

Quali sono stati i fatti scatenanti che ti hanno portato alla stesura di questo libro?

““Tempo al tempo” ha avuto una maturazione lenta ma è stato scritto in pochi giorni. Relativamente ai temi che affronto con le mie poesie, sentivo che dentro di me qualcosa non era compiuto, che dovevo in qualche modo dare sfogo, non ad un mal – essere, ma a qualcosa che sentivo come irrisolto, soprattutto per me.  E’ stata una sera che mi son trovato a buttare giù un verso che mi aveva attraversato la mente. E da lì è partito tutto. Non è stata necessariamente la prima poesia che apre la raccolta ma è stata certamente quella a dare il là, a “sturare” la mia anima. Per quanto riguarda il titolo, è una locuzione tratta da una battuta del film “Anonimo Veneziano”, diretto da Enrico Maria Salerno dal romanzo di Giuseppe Berto; è un film che è entrato a far parte del mio DNA unitamente ad un altro grande film di Zurlini “La prima notte di quiete”. I due personaggi in qualche modo mi assomigliano: artista/musicista il primo, poeta/professore il secondo.  “Tempo al tempo” è la battuta che il musicista veneziano dà alla moglie quando questa vuol sapere perché lui l’avesse chiamata. Ecco il senso del titolo della mia silloge: viene il momento buono in cui si può rivelare il tutto senza timori o falsi pudori. Così è stato per me; era giunta l’ora che mi scoprissi, in particolare a me stesso”.

La poesia, oggi, è considerata un terreno ostico per molti. Cosa rappresenta oggi la poesia?

“E’ indubbio che oggi la poesia non abbia vita facile; anche dal punto di vista editoriale, anche se si sta registrando una certa crescita nelle vendite. Ci sono editori come il mio, Bertoni, che credono e pubblicano poesia non a pagamento perché in essa vedono un investimento, certamente non economico ma culturale e umanistico. Devo dire che in giro si riscontra veramente voglia di poesia. Leggevo qualche tempo fa che a Fiumicino qualcuno aveva ricoperto le svastiche con poesie di Leopardi, Shakespeare, Rimbaud e altri autori. La poesia è per sua natura gentile; come ebbe a scrivere il cantautore Claudio Lolli ‘i poeti aprono sempre una finestra anche se noi diciamo che è una finestra sbagliata’. E il poeta è proprio lì, affacciato sul bordo della vita e ha il coraggio di saltare proprio lì dove la vita e il destino stanno giocando amaramente con lui. O come ha scritto un caro amico poeta Sergio Tardetti “E hanno angosce che la gente non conosce e non comprende/Sentono il peso della vita/ schiacciarli spesso contro il muro/Ma si difendono dal mondo che alla bellezza non si arrende/Prestando ascolto ad ogni voce che sa parlare del futuro” Mi auguro che la ‘poesia’ non sia solo una parola, un termine vago, ma che essa diventi le nostre parole e racconti del nostro vivere quotidiano, del nostro mondo interiore, perché siamo fatti di cose che ci portiamo dentro; perché la poesia è la nostra memoria. Come ebbe a dire Montale in occasione dell’accettazione del Nobel ‘una malattia assolutamente endemica e incurabile”. Fortuna che esistono i poeti! Ognuno di noi, fin dalla più giovane età si è espresso attraverso la poesia, perché si sentiva l’urgenza (solo nostra probabilmente) di voler dire qualcosa, di voler esprimere i propri sentimenti, di interrogare il mondo attraverso le nostre domande. Poi, qualcuno ha abbandonato, altri hanno continuato; ma ognuno si è certamente imbattuto – al di là della costrizione scolastica – nella poesia altra e alta ed averne scelta, anche solo una, come “spirito guida”. E poi, sfido chiunque a non dire d’aver almeno una volta, scritto o dedicato una poesia a chi amava o ama. La bellezza della poesia, ed implicitamente del poeta, è aver ricevuto un dono; essere aquila che può avvicinarsi al sole senza paura di bruciarsi; può volare senza il timore di precipitare; può solcare mari senza angosciarsi. La poesia più di ogni altra forma letteraria rivela l’anima di chi scrive; l’autore si mette letteralmente a nudo senza remore e pudore; il poeta non si nasconde, non lo può fare. Se lo fa è artificioso. Chi legge poesia deve rimanere folgorato da quello che è scritto”.

Cosa rappresenta per te la poesia invece?

“Io ho sempre scritto fin da ragazzo. Poi, nel divenire, per molti anni non l’ho più fatto in quanto mi sono dedicato alla critica cinematografica e ad altri scritti… E’ riapparsa all’improvviso, quando un giorno mi sono interrogato sul mio futuro di…”scrittore”. Sentivo l’esigenza di sapere da qualcuno se valesse la pena che continuassi a scrivere. Così, mi sono trovato in un gruppo di scrittura creativa e improvvisamente una sera, la poesia è ricomparsa. Evidentemente pensavo di averla rimossa ma era lì, aspettava il momento buono. E da allora non mi sono più fermato. Che cosa rappresenti per me credo d’averlo detto prima, rispondendo alla precedente domanda. Per completezza dirò che è il momento, mio solo mio, in cui posso dar sfogo al mio più intimo sentire, a dar vita a istanti e momenti che ho rubato al giorno e farli divenire solo miei.  Fatta eccezione per questo libro, le mie sono poesie d’amore: Attualmente non saprei scrivere -o forse non sento la necessità – d’altro. Non sono quello che va con la poesia ad affrontare temi legati all’ambiente, alla guerra, all’inquietudine, all’ansia di esistere: lo facevo da giovane quando ci si interrogava sui perché. Oggi, e forse sbaglio, mi sento appagato così e la poesia d’amore mi coinvolge pienamente. E’ il mio modo di vivere, quello che mi permette di affrontare il quotidiano con tutte le sue incertezze e…le fughe che mi consente di fare. Con questo non voglio dire che rifuggo dalla realtà;  questa come tale la affronto, la vivo e la subisco anche. Ma è proprio questo suo manifestarsi che mi consente di affidarmi alla scrittura.  Arriverà probabilmente anche il momento che, guardandomi indietro nel procedere dei miei anni – è più quello che ho vissuto di quanto mi rimanga da vivere – che darò voce alla malinconia ed alla nostalgia. E in ogni caso la poesia mi permette di esprimere i miei sentimenti e le mie emozioni in poche righe”.

Secondo te esistono ancora poeti visionari in questo mondo sempre più pieno di computer che sembra aver smarrito l’amore per la carta e la penna? Tu come ami definirti?

“Se per visionario, intendiamo un contemplativo, un sognatore allora penso che la maggior parte dei poeti lo siano e tra questi mi annovero anch’io. Il poeta scrive, racconta la sua visione della vita e non si pone il problema se gli altri la possano condividere. Guarda, contempla, interpreta… piuttosto un romantico. Completerò la domanda con le parole di un altro amico, Giovanni Ciao, che ha dato una bella definizione del poeta, sempre in poesia: “ I poeti… Ma chi sono i poeti /Sono pioggia sulle zolle riarse dell’animo /vento sulla pelle dell’amore fuoco tra le mani della fede /Sono voce per la muta melodia del cuore” .

Progetti futuri?

“Sono curatore editoriale per la poesia della Bertoni Editore e come tale devo valutare e proporre nuovi poeti e nuovi stili poetici. Inoltre curo anche due collane di poesia: “Aurora” poesia contemporanea in lingua italiana e “Il mantello”, con autori che scrivono in dialetto. Una collana questa cui tengo molto giacché credo che il vernacolo non debba essere dimenticato ma debba essere insegnato, soprattutto ai giovani affinché lo possano perpetuare ed attraverso esso non smarrire la memoria delle proprie radici. E ad aprile uscirà il mio terzo libro di poesie, sempre con la Bertoni, che come il primo “Storia d’amore – una fantasia”, parlerà d’amore. Il titolo è ancora top secret, anche se ne ho un’idea. E tra una prefazione e l’altra, mi occuperò anche di presentazioni d’autori e reading poetici in varie città d’Italia. Ultimo e non ultimo, il progetto in fase avanzata di una rivista dedicata alla poesia”.

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