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Nell’isola greca di Cefalonia, quando le emozioni venivano dagli dei dentro di noi

"Cefalonia, l’Itaca di Omero. L’enigma risolto" di Nikolaos G. Livadas. Un libro appena tradotto in italiano che mi fa ricordare quando anni fa, in quell'isola...

Una immagine di Cefalonia, Grecia

Ferragosto: nostalgia della Grecia, nostalgia di Cefalonia. Quella epica dell’Odissea, amata sui banchi di scuola, e quella mitica dei miei vent’anni, vissuta sulle spiagge dell’isola dove potevi incontrare Ulisse o Apollo, sentirti un proco o una dea. Allora, come ora, i Cefalleni erano convinti di essere tutti i principi dell’isola e gareggiavano per ottenere la mano della più bella. Non so se ero la più bella, ma di certo la più bionda e la più algida, come una dea nel loro immaginario doveva essere.

Quarant’anni fa l’isola di Cefalonia non era turistica e le bionde erano una rarità ed io facevo la scostante per autodifesa. “La dea”, mi chiamavano. Mi sentivo una dea sì, ma solo quando riuscivo ad isolarmi per distendermi nuda su una spiaggia deserta ed immergermi di continuo nell’ “acqua bianca” di Omero. Mi cercavano con i motoscafi e mi stanavano, ma io non ero una Penelope e, se un Ulisse mi abbordava, non mi batteva il cuore. Allora si facevano avanti gli altri pretendenti, i proci, e ogni estate era un’Odissea, dove io disfacevo la tela con la quale cercavano di catturarmi. Era la caccia d’amore e, se anche durava solo un mese, imparavamo a capire chi eravamo e chi volevamo.

Percepivamo tutti che quella era una terra mitica e le nostre giornate erano di sole e di mare: eravamo certi di essere parte di una storia antica che ci faceva sentire unici e privilegiati anche quando lottavamo nella sabbia armati di angurie o ballavamo a piedi nudi sotto il cielo stellato. Non avevamo bisogno di alcol o di droghe per sballarci: erano gli dei in noi ad emozionarci. Era Eros, il piccolo figlio della grande dea dell’amore, Afrodite.

Cefalonia, l’Itaca di Omero. L’enigma risolto di Nikolaos G. Livadas, nato a Cefalonia, è stato pubblicato ad Atene nel 2000, ma solo ora tradotto in italiano dalla casa editrice Polaris.

Manco dall’isola da molti anni, sebbene ogni anno faccia progetti per ritornarci e gli amici greci mi esortino a farlo. Tuttavia ho sempre presagito che fosse Cefalonia il regno di Ulisse. E’ un’isola magica, con paesaggi sconvolgenti e abitanti poeti. Non che siano sentimentali, ma hanno una facilità di esprimersi in versi come Omero, il quale con molta probabilità era il nonno di Ulisse o Odisseo, che in greco significa “l’odioso”. E questo Odisseo è stato per le donne, che ha sempre lasciato, e gli uomini, che ha sempre ingannato. Forse proprio per questo è sopravvissuto a tutte le avversità. O forse è stato solo grazie alla protezione della dea Atena. Ma quando mai un uomo ammetterebbe che è stato salvato da una donna? Non potrebbe più essere ricordato come un eroe.

Omero fa dire ad Odisseo: “Io, a capo dei mei Cefalleni” e Livadas esplora l’isola con l’Odissea aperta e riporta ogni passo del poeta che la descrive con precisione, dimostrando che il palazzo di Ulisse si ergeva a Cefalonia non a Itaca, dove invece non si trovano i luoghi né i resti descritti nel poema. Ulisse era il re più importante delle isole del mar Ionio ed era ovvio che risiedesse nell’isola più grande. Ma anche nella stessa Cefalonia c’erano molti re di zone dell’isola, i proci, cioè i pretendenti della regina Penelope per impossessarsi dell’intero regno, poiché Ulisse aveva lasciato il regno vacante per andare alla guerra di Troia e vi fece ritorno solo vent’anni più tardi.

Cefalonia fu fondata da Cefalo, ma in una città della penisola di Lixouri si stabilì Itaco, re dei Tafi, e ad essa fu dato il nome di Itaca. Ai tempi di Ulisse Itaca non si chiamava Itaca, ma Samo. Arcesio era il primogenito di Cefalo, padre di Laerte, padre di Ulisse.

Omero sostiene che Odisseo fosse re di Dulichio, Samo, Zacinto ed Itaca. Secondo Livadas, Dulichio non è altro che la capitale odierna di Cefalonia: Argostoli. Insomma chi non conosce l’isola leggendo può fare un po’ di confusione tra luoghi e terminologie, ma questo libro è davvero illuminante e una guida formidabile. Ci sono: la roccia bianca dove sorgeva l’altare di Apollo, le tombe micenee, le rovine di mura ciclopiche e di una vecchia torre, la grotta delle ninfe, la caletta di Fòrcino dove approdò Ulisse e di fronte la nave dei Feaci tramutata in pietra, la tomba di Ulisse… forse.

E c’è molto altro per farvi vivere nell’ “isola che non c’è” dove regnava Odisseo. Come l’emozionante lago viola di Melisani e la divina spiaggia bianca di Myrtos, lungo le cui sponde di certo gli dei si sono amati.

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