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Siamo tutti Greci! Ecco “perché il greco ci riguarda”. Tra classicità e attualità

Giorgio Ieranò, "Le parole della nostra storia. Perché il greco ci riguarda". Teatro, filosofia, poesia, politica, medicina, gli antichi Greci creatori dell’Occidente

Antica Grecia (pixabay)

Quando parliamo, parliamo greco. Che si tratti di italiano, inglese o qualche altra lingua della cultura occidentale. Perché tutti noi abbiamo ereditato innumerevoli termini dall’antico greco. Ce lo spiega Giorgio Ieranò, che insegna letteratura greca all’Università di Trento, nel suo ultimo saggio: “Le parole della nostra storia. Perché il greco ci riguarda“, edito da Marsilio.

“Le parole della nostra storia. Perché il greco ci riguarda” di Giorgio Ieranò

Questo libro per chi ha fatto studi classici è un ripasso di quanto ha appreso a scuola e che credo non si possa dimenticare, ma per qualsiasi altra persona è illuminante ed estremamente interessante capire di cosa parla quando usa delle parole composte di cui l’etimologia gli pare ostica.

A inizio Ottocento, John Keats dichiara: “Siamo tutti Greci. Le nostre leggi, la nostra letteratura, la nostra religione, le nostre arti hanno le radici in Grecia”. E a metà del Novecento Marguerite Yourcenar in ‘Memorie di Adriano’ scrive: “Quasi tutto quello che gli uomini hanno detto di meglio è stato detto in greco”. E davvero ogni volta che leggo un libro di un contemporaneo, penso sempre con nostalgia ai classici greci, che hanno già toccato il medesimo tema e in modo più profondo. Dal teatro alla filosofia, dalla poesia alla politica, dalla natura alla medicina. Gli antichi Greci hanno inventato quella che oggi chiamiamo cultura europea, ossia l’Occidente che loro chiamavano ecumene, intendendo la terra conosciuta e abitata, al di fuori della quale stavano i barbari. Essi erano stranieri perché parlavano come balbuzienti, quindi era proprio l’idioma lessicale a differenziarli da noi. E chi non parlava chiaro, non pensava bene.

Le parole che derivano dal greco hanno sempre un significato talmente logico da apparire perfetto, perché significa il conscio e svela l’inconscio. È una lingua che proviene dall’anima, che in greco si chiama psiche, e che dà l’imprinting al nostro modo di pensare. E quindi di comportarci, di rapportarci agli altri, cioè a essere esseri umani e civili. Ma questo può avvenire solo se Anima si unisce ad Amore per emozione e non per logica. Infatti, lo spiega il mito, quando Psiche cerca di sapere chi è Eros, esso vola via.

Acropoli, Antica Grecia
(pixabay)

Nella cultura greca antica non esisteva un libro sacro, erano i miti, racconti sempre rinnovati, a indicare la via. Una via di comprensione dell’essere umano, non di imitazione delle azioni di dei ed eroi, i quali semmai mostravano agli uomini quello che non dovevano osare fare: imitarli, appunto. I Greci non distinguevano tra mito e storia, certi che si trattasse di fatti realmente accaduti, sebbene molti secoli prima. Ma già a partire dal VI secolo a.C. il termine mythos acquisisce il significato di ‘storia falsa’. Ed inizia ad essere contrapposto a logos, che è il discorso ragionato. Oggi ha cambiato ancora accezione, infatti quando diciamo a qualcuno: “Sei il mio mito”, non intendiamo sia una persona falsa, bensì straordinaria.

Uno dei bronzi di riace, attualmente tenuti al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (flickr)

Inoltre alcune presenze di miti antichi sono confluite nel nostro linguaggio quotidiano e spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto. Diciamo: “Sono entrato in un labirinto” – “Era un dedalo di strade” (alludendo a Dedalo, architetto del labirinto) – “Ho perso il filo” (che Arianna diede a Teseo per uscire dal labirinto) – “E’ una chimera” (un sogno impossibile, come il mostro mitologico) – “E’ un adone (è bello come il giovane Adone amato da Afrodite) – “E’ una megera” (una donna brutta come Megera, una delle tre Furie).

E ancora: una persona arcigna è un cerbero (il cane a tre testa a guardia dell’ingresso agli Inferi); chi ha un punto debole ha un tallone d’Achille (l’unica parte non immortale dell’eroe); se si scatena una lite, c’è sempre un pomo della discordia (il pomo d’oro che Paride assegnò alla più bella delle dee); se qualcuno predice disgrazie, si dice che fa la Cassandra (la principessa troiana inascoltata, che aveva predetto la fine di Troia).

E come dicevamo, innumerevoli sono le parole che derivano dal greco e vi invitiamo a consultare un vocabolario, per acquisirne il significato: sarà un gioco culturale perché apprenderete qualcosa di più del vostro modo di esprimervi. Ecco un breve elenco: mania, malinconia, mistero, filosofia, filologia, teologia, poesia, scuola, politica, democrazia, tirannide, economia, utopia, telescopio, astronauta, xenofobia, ecologia, nostalgia, epidemia e Dio.

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