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Michael Chabon, lo scrittore che ha costruito la sua casa letteraria sulle terre di confine

Tra la New York degli anni ’40, Star Trek e l’ebraismo, tanti fumetti e sperimentazioni letterarie: “Prima di essere uno scrittore, sono un lettore curioso"

Michael Chabon nell'illustrazione di Pia Taccone

New York City. 1939. Joe Kavalier e Sammy Clay camminano dentro e fuori dalle luci dei lampioni, attraverso scrosci intermittenti di pioggia, girano per Brooklyn, senza badare a dove stanno andando. Fumano e chiacchierano fino ad avere la gola secca. Tra le mani hanno il primo numero dell’Escapista, il loro fumetto.

Joe è un disegnatore e conosce alla perfezione l’arte della fuga Houdini (in questo modo è riuscito a scappare dalla Praga occupata da Adolf Hitler) Sammy è uno scrittore. Sono entrambi cugini, entrambi ebrei ed entrambi protagonisti di The Amazing Adventures of Kavalier & Clay (Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay traduzione di Luciana e Margherita Crepax, 1 ed., Rizzoli, 2001) il terzo romanzo di Michael Chabon, vincitore del premio Pulitzer per la narrativa nel 2001.

Michael Chabon (wikimedia)

Il libro è diventato un Best Seller del New York Times, ricevendo nomination per il National Book Critics Circle Award 2000 e il PEN/Faulkner Award for Fiction. Nel 2006, Bret Easton Ellis lo ha definito “uno dei tre grandi libri della mia generazione” mentre il Entertainment Weekly lo ha inserito nella lista dei “best-of” di fine decennio con la seguente menzione: “Questo romanzo mescola fumetti, misticismo ebraico e storia americana in qualcosa di veramente sorprendente”.

The Amazing Adventures of Kavalier & Clay è infatti un romanzo che racconta le vite di Joe e Sam in una brulicante New York City degli anni d’oro del fumetto americano e in un mondo in guerra. Molti episodi raccontati sono ripresi dalle vite reali di grandi scrittori come Stan Lee, Jack Kirby e Joe Shuster ma nel romanzo ci sono anche altri personaggi storici come Salvador Dalí e Orson Welles.

“The Amazing Adventures of Kavalier & Clay”

Quando ho iniziato a scrivere il libro – ha detto l’autore americano in un’intervista sul Entertainment Weekly – e ho detto all’agente di cosa parla, mi è sembrato stessi facendo una conversazione “suicida” perché i fumetti sono una parte importante dell’arte americana quanto il jazz, un film di Hollywood o il rock and roll ma nei fini anni novanta non avevano il successo che hanno oggi. Quindi una parte delle persone erano preoccupate che non ne fossi all’altezza e un’altra era leggermente nauseata, o semplicemente provava compassione per me che stavo sprecando il mio tempo su un argomento così stupido”.

Durante la fase di ricerca, l’autore americano ha letto dozzine di libri sulla storia dei fumetti e su New York, sulla Seconda guerra mondiale, gli atti magici, il Golem di Praga e l’Antartide. Ha trascorso un mese girovagando per Manhattan, facendo quella che chiama “ricerca di strada”. Ha anche intervistato diversi artisti di fumetti degli anni ’40 e ’50. Chabon voleva concentrarsi “più sulle loro vite che sulla loro arte”, dice. ” Volevo guardare attraverso le crepe, sapere in che tipo di appartamenti vivevano, lo stile dei pantaloni che indossavano, con che tipo di ragazze uscivano. E loro amavano parlare di quella roba”.

Kavalier & Clay diventerà presto una serie tv prodotta da Showtime dove l’autore americano ha lavorato a quattro mani con la moglie Ayelet Waldman. “Dovremmo avere la sceneggiatura della prima stagione pronta entro la fine di quest’anno. Quindi si dovrebbe girare nel 2021 ma dipende da cosa succede con il coronavirus”. Durante la stessa intervista al Entertainment Weekly racconta anche che ha pensato spesso ad un sequel del romanzo ma per ora non si è mai concretizzato nulla.

Michael Chabon è noto per l’elegante impiego del linguaggio figurativo e per i suoi avventurosi esperimenti stilistici dal poliziesco allo storico, dal saggio al fantastico. Le sue narrazioni sono ricche di riferimenti alla storia, all’influenza pop e alla sua eredità ebraica. In un articolo del New York Review of Books del 25 marzo 2004 l’autore suggerisce di costruire la propria casa letteraria proprio sulle terre di confine. “Tutto il mistero risiede lì, ai margini, tra la vita e la morte, l’infanzia e l’età adulta, la letteratura newtoniana e quantistica, seria e di genere. Ed è dal confronto con il mistero che le storie più vere hanno sempre tratto il loro potere”.

“The Mysteries of Pittsburgh” di Michael Chabon (wikipedia)

Il suo lavoro è caratterizzato da un linguaggio complesso, l’uso frequente di metafora insieme a temi ricorrenti, tra cui la nostalgia, il divorzio, l’abbandono, la paternità e, in particolare, questioni di identità ebraica. Spesso include personaggi gay e bisessuali tanto che all’inizio della sua carriera è comparso, erroneamente, in un articolo di Newsweek tra gli scrittori gay emergenti. È notoriamente diffidente nei confronti della pubblicità: alla fine degli anni ’80, rifiutò non solo l’offerta di apparire in un annuncio di Gap, ma anche quella di essere presentato come uno dei “50 Most Beautiful People ” della rivista People.

Marilyn Cooper che lo ha intervistato sul Moment lo ha definito “una persona con un incredibile apertura intellettuale e una curiosità stupefacente, con lui si può facilmente passare dai testi delle canzoni di Michael Jackson alle costruzioni di astronavi passando per tante storie soprattutto quelle donchisciottiane che riesce a inserire in tutto quello che scrive sia in forma di romanzo che di saggio o sceneggiatura”.

Il suo primo romanzo bestseller, The Mysteries of Pittsburgh (I misteri di Pittsburgh, 1988) – pubblicato quando aveva solo 25 anni – esplora la sessualità di un giovane figlio di un mafioso, The Wonder Boys (traduzione di Luciana e Margherita Crepax, Rizzoli, 1995) – adattato in un film con Michael Douglas e Robert Downey Jr. – approfondisce ironicamente le insidie ​​della creatività. Dopo The Amazing Adventures of Kavalier & Clay ha scritto Summerland (traduzione di Maria Concetta Scotto Di Santillo, Rizzoli, 2002), un romanzo fantasy e The Yiddish Policemen’s Union (Il sindacato L’Unione dei poliziotti yiddish traduzione di M. Colombo, Rizzoli, 2007) un poliziesco vincitore di un Hugo Award nel 2008.

Gentlemen of the Road (Cronache di principi e viandanti. Traduzione di Francesco Graziosi, Indiana, 2014) è una avventurosa storia con briganti ebrei medievali, ed è stato serializzato sul New York Times e poi pubblicato come romanzo.

“Telegraph Avenue” di di Michael Chabon (wikipedia)

Chabon ha esaminato le relazioni razziali americane nel romanzo Telegraph Avenue (Traduzione di Matteo Colombo e M. Birattari, Rizzoli, 2012), incentrato sui commessi di un piccolo negozio di dischi jazz e soul minacciati dall’incursione imminente di una catena di negozi rivale. Il suo ultimo romanzo è Moonglow (Sognando la luna, traduzione di Matteo Colombo, Rizzoli, 2017 2016) che è stato ispirato dalle conversazioni di Chabon con suo nonno morente.

Ha pubblicato, inoltre, un libro per bambini (The Astonishing Secret of Awesome Man 2011) tre saggi (Maps and Legends 2008; Manhood for Amateurs 2009; Pops 2018)  e diverse sceneggiature per il cinema (Spider-Man 2, John Carter) e per serie tv ( la miniserie Unbelievable su Netflix e Star Trek: Picard, su Amazon Prime).

“Prima di essere uno scrittore, sono un lettore curioso” – dichiara Michael Chabon sempre sul Moment – “e il mio gusto di lettore va in molte direzioni. Non do molta attenzione alle definizioni ma a quello che mi piace. Leggo la prima frase, il primo paragrafo e la prima pagina di un libro e poi decido se vale la pena leggere il resto del libro. Voglio che il libro mi porti in posti che la lingua non mi ha mai portato prima. Questo potrebbe essere nella mente di una casalinga della classe media nella San Francisco degli anni ’50 o nella coscienza di un essere alieno su un altro mondo. Sono convinto che esistono grandi storie indipendentemente dai confini e dalle distinzioni di genere. Questo è quello che cerco come lettore. Negli ultimi 15 anni, mi sono sentito sempre più libero di consentire a tutti i generi che ho sperimentato e apprezzato come lettore di entrare pienamente nel mondo della mia scrittura sotto forma di romanzo, saggio o sceneggiatura”.

“The Astonishing Secret of Awesome Man” di Michael Chabon (amazon.it)

Michael Chabon ha vissuto a Pittsburgh e New York ma da anni si è trasferito con la sua famiglia – la scrittrice Ayelet Waldman e i loro quattro figli – a Berkeley, in California. La loro casa è composta da pannelli di legno scuro e librerie con facciata in vetro, mobili moderni danesi e luci George Nelson. Ci sono foto di famiglia su mobili ebrei di Bucarest, alcuni poster di “Kavalier & Clay” creati da McSweeney’s accanto a uno di Spock. E libri ovunque: impilati per due su scaffali, nelle tante librerie, in bagno, ammucchiati in una torre più alta di un uomo, sparsi per le scale. È talmente elegante e raffinata che il sito Remodelista ci ha scritto un articolo nel 2014 e la si può anche osservare in questa video-intervista del 2016. Lui e la moglie lavorano insieme ogni giorno sulle scrivanie back-to-back nel loro ufficio/stanza. La coppia ha scritto senza riserve sul loro matrimonio, sulla loro vita sessuale, sulle lotte di Waldman con la malattia mentale e sulle sfide della genitorialità. Nel 2005 sono stati anche dentro un famoso caso mediatico dopo che Ayelet ha scritto provocatoriamente sul New York Times il saggio Truly, Madly, Guiltily in cui dichiara di amare suo marito più dei figli.

Micheal Chabon è un autore che osa, che sperimenta, che provoca. Un autore interessato alle sfumature e alle contaminazioni letterarie, anche in quelle dolorose, anche in quelle più intime. Ne è un esempio il bellissimo racconto sul New Yorker dove lo scrittore è alla prese con una sceneggiatura su Star Trek e sta accanto al padre morente sul letto. Nel racconto lui scrive “nei giorni e nei mesi che seguirono, cercai di trovare modi per piangere mio padre. Ho recitato il Kaddish. Ho parlato di lui ai miei figli. Ho pubblicato le sue foto d’infanzia su Instagram. Ma soprattutto ho scritto episodi di Star Trek: Picard, attraverso i quali mortalità e perdita suonavano come temi musicali”.

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