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A.M.Homes, la scrittrice che racconta le storie sotterranee del sogno americano

L'obiettivo nei suoi romanzi è innervosire, scavare sotto la pelle, come quando scrisse dell'adolescente che ebbe una storia d'amore con la bambola della sorella

Amy Michael Home (Ilustrazione di Pia Taccone)

Giugno 1992. New York library. Pubblico seduto su sei file di sedie pieghevoli. Un bicchiere d’acqua tremante accanto al leggio. A.M. Homes stringe forte i fogli tra le mani e legge il racconto “A Real Doll” (Una vera bambola). Ha trent’anni, la voce tremolante e i genitori adottivi (e la nonna di novant’anni) nel pubblico.

All’inizio ero seduto in camera di mia sorella e guardavo Barbie, che viveva con Ken posata su un centrino sopra il ripiano del comò. La stavo guardando e a un tratto mi accorsi che mi stava fissando. Era seduta accanto a Ken che strusciava distrattamente la coscia, coperta dal pantalone beige, contro la gamba nuda di lei. Lui si stava strusciando, ma lei guardava me.

– Ciao – disse

– Ciao – dissi io.

– Mi chiamo Barbie – disse, e Ken smise di strusciarsi contro la sua gamba.

– Lo so.

– Tu sei il fratello di Jenny.

A. M. Homes (Foto d David Shankbone/Wikimedia)

Pubblicato nel 1990, “A Real Doll” è il racconto finale di The Safety of Objects (La sicurezza degli oggetti, traduzione di Martina Testa, Minimum Fax, 2001) e tratta dell’ossessione erotica di un adolescente per la barbie della sorella minore. Una storia inquietante di sessualità pre-adolescenziale che evoca un’atmosfera di innocenza e minaccia in parti uguali. David Foster Wallace lo faceva leggere ai suoi allievi del corso di scrittura creativa con la seguente motivazione: questo racconto parla di un ragazzino che ha una storia d’amore con una Barbie. È una bella trovata, in superficie, ma è anche molto distorto, malato, avvincente e veramente toccante per dei diciottenni che cinque o sei anni fa giocavano con le bambole o facevano i sadici con le sorelle. Quando vedo quei ragazzi scoprire che leggere narrativa di qualità può essere difficile, ma a volte ripaga lo sforzo, e che quel tipo di lettura riesce a darti qualcosa che non può darti nient’altro, quando li vedo rendersi conto di questo fatto, è una cosa fichissima.

A.M. Homes oggi è un punto di riferimento per la letteratura americana, vive a New York, dove insegna scrittura creativa presso la Columbia University, i suoi romanzi sono stati tradotti in dodici lingue e la sua firma appare frequentemente su articoli per l’Art Forum, Harpers, Granta, McSweeney’s, The New Yorker, The New York Times e Zoetrope. Collabora con proprie rubriche con Vanity Fair, Bomb e Blind Spot.

I critici hanno descritto la sua narrativa come inquietante, terrificante, contorta, pericolosa, oscura ma anche sublime e audace. Probabilmente la definizione migliore è quella di Michael Cunningham (premio Pulitzer 1999): A.M. Homes non rinuncia mai a rischiare.

Il secondo romanzo Country of Mothers (In un paese di madri Traduzione di Adelaide Cioni e Tiziana Lo Porto, 2007) è la storia di una ragazza adottata e del suo terapeuta che inizia a nutrire un interesse morboso per lei, sospettando che sia sua figlia che ha dato in adozione alla nascita. Nella metà degli anni Novanta la Homes ha sconvolto il mondo letterario con il controverso The End of Alice (La fine di Alice, traduzione di Francesco Bruno, minimum fax, 1997). In questo romanzo (scritto in prima persona) il pedofilo incarcerato Chappy racconta la sua vita da un carcere dove i suoi ricordi sono condizionati dalla durezza della prigione e dalle lettere di una ragazza che, senza apparente motivo, inizia a scrivergli. Questo romanzo ha ricevuto sia recensioni positive che altre molto negative (è stato descritto come “ripugnante” dall’NSPCC che ha chiesto un boicottaggio mentre WHSmith ha rifiutato di immagazzinarlo). In un intervista al The Guardian l’autrice ricorda che disse all’editore di “usarle entrambe le recensioni. Perché la cosa più preoccupante per un libro è quando tutti dicono che è bellissimo”

Music for Torching (Musica per un incendio, traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini, Feltrinelli, 2011) segue le vicende di Paul ed Elaine che sono così annoiati dalla loro vita che una sera rovesciano un barbecue e guardano la loro casa bruciare. Il romanzo This Book Will Save Your Life (Questo libro ti salverà la vita, traduzione di Adelaide Cioni, Feltrinelli, 2006), ambientato sulle colline dell’alta borghesia di LA, segue le vicende di un uomo di tarda età in cerca di sé stesso.

Il suo ultimo romanzo May We Be Forgiven (Che Dio ci perdoni, traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini, Feltrinelli, 2013) ha vinto il premio Women’s Prize for Fiction ed è stato definito da Christopher Bollen come “un oscuro carnevale della vita americana nel 21° secolo”. May We Be Forgiven è principalmente un romanzo di seconde possibilità. È la storia di due fratelli ostili nel giorno del Ringraziamento con radicate tensioni familiari che finiscono con una strage involontaria.

In un’intervista al Barcelona Review, la Homes ha dichiarato che il suo libro più difficile non è stato quest’ultimo, bensì The Mistress’s Daughter (La Figlia dell’altra, traduzione di Adelaide Cioni, Feltrinelli, 2007) la storia autobiografica dell’autrice che ha raccontato di quando, a trentuno anni, venne contattata dalla madre naturale e si ritrovò improvvisamente  a mettere in gioco l’idea di famiglia, identità, dna, appartenenza, continuità. La Homes era stata contattata dalla madre nella speranza che potesse donarle un rene. Su questo libro Zadie Smith scrisse: «Per la mia generazione di scrittori, la Homes è una specie di eroina e La figlia dell’altra è un esempio del suo coraggio e intelligenza. Un libro avvincente, devastante e furiosamente bello, scritto con un’onestà che pochi di noi rischierebbero». 

La struttura narrativa dei libri della A. M. Homes è costruita con frasi precise, ben ritmate e con un uso astuto del punto di vista. L’attenzione dell’autrice americana si concentra principalmente sugli eventi e su come reagiscono i personaggi. Proprio per questo motivo i suoi libri sono scritti in prima o in terza persona e hanno protagonisti di entrambi i sessi e di tutte le età. Nel racconto In cerca di Johnny (racconto presente in The Safety of ObjectsLa sicurezza degli oggetti – traduzione di Martina Testa, Minimum Fax, 2001), il protagonista è un bambino che viene sequestrato, mentre nel suo primo romanzo Jack (traduzione di Adelaide Cioni, Minimum Fax, 2004) il personaggio principale è un adolescente che scopre che il padre è omosessuale. Ancora, nel romanzo Musica per un incendio i protagonisti sono due coniugi newyorchesi, mentre in Questo libro ti salverà la vita è un uomo anziano che cerca di dare un senso alla sua esistenza.

In un’intervista a Christopher Bollen per Interview Magazine la Homes dichiara: Mi piace pensare che i personaggi si svolgano o si rivelino organicamente. Grace Paley, che era la mia mentore, ha sempre parlato di scrivere la “verità secondo il personaggio”, e la prendo alla lettera. Controllo quello che penso rispetto a quello che so del background, della storia, della vita emotiva di un personaggio, ecc … I miei personaggi sono pesantemente stratificati, cioè non sono buoni o cattivi. Per me sono molto reali e molto umani, il che significa complessi e imperfetti”.

A.M. Homes prende centinaia e centinaia di pagine di appunti quando lavora a un libro, nel 2000 comprò e lesse tutte le biografie, ufficiali e non, sui coniugi Reagan per scrivere il racconto L’ex first lady e l’eroe del football (racconto presente in Things You Should Know – Cose che bisognerebbe sapere – traduzione di Adelaide Cioni, Minimum Fax, 2003) la storia sugli ultimi giorni dell’ex presidente americano affetto dal morbo dell’Alzheimer. L’autrice, in modo ironico e commovente, ha narrato gli ultimi passi di un uomo che, lentamente, passò da una condizione di enorme potere a una di estrema impotenza. Questo racconto fu talmente veritiero che alcuni amici intimi dell’ex presidente chiesero al libraio del The New York Public Library Shop: «Ha presente quella ragazza che ha scritto un racconto su Ron e Nancy? Non so come faccia a sapere quello che sa, ma quello che racconta è vero, è tutto vero…»

Quando A.M. Homes era studentessa non le piaceva andare a scuola, non lo considerava stimolante, si annoiava. Quando un insegnante le disse che aveva un problema di atteggiamento, si rifiutò di tornare in classe e rimase a casa a scrivere un libro di poesie che chiamò “Introduzione alla morte, con estratti dalla vita”. Mentre studiava al Sarah Lawrence College nello Stato di New York, all’età di 19 anni, scrisse il suo primo romanzo, Jack, e un’opera teatrale che riguardava JD Salinger. L’autore notoriamente privato non ne fu felice e minacciò di farle causa. In un’intervista al The Guardian ricordando l’episodio disse: “Riesci a immaginare come ti sentiresti? Il tuo eroe dice: Adesso sei nei guai!” I miei capelli hanno iniziato a cadere. Ero un relitto. E abbiamo cambiato il nome di Catcher in the Rye in Life in the Outfield nella speranza che potesse risolverlo. Ero così tesa che non sono riuscita ad andare alla prima. Ho passato la notte guidando in tondo per Washington DC. Per fortuna Salinger ha lasciato cadere la minaccia ma questa esperienza è stata stressante oltre ogni immaginazione”.

Su Salinger, nel 2018 la Homes ha scritto un articolo sul The Atlantic in cui definisce For Esmé—With Love and Squalor, un racconto perfetto.

Quando A. M. Homes non si trova a New York si dirige a Yaddo, una colonia d’artisti in una casa circondata dal verde che ricorda un castello, situata a nord dello stato di New York. La Homes è  stata nominata co-presidente con Susan Unterberg nel 2013. Su questo, ha detto: “Senza Yaddo, non esisterei come scrittore. Yaddo offre agli artisti il dono di un tempo e di un luogo per svolgere il proprio lavoro, sospesi dal ronzio invadente di tutti i giorni. Sono per sempre debitore”.

Homes è riservata su alcuni aspetti della sua vita. Si sa soltanto che vive a New York con sua figlia Juliet, nata nel marzo 2003. Alla domanda sulla sua sessualità, Homes ha detto in un’intervista alla rivista Diva: “Sono bisessuale, ma non mi definirei necessariamente in questo modo”.

All’età di 60 anni, Homes ha trascorso gli ultimi quarant’anni anni a raccontare le surreali correnti sotterranee del sogno americano. Il suo obiettivo è innervosire, scavare sotto la pelle. Nell’intervista al Barcelona Review l’autrice ricorda il reading “A Real Doll” davanti ai genitori e la nonna. “Al ritorno a casa mi fecero delle domande vaghe. Erano sorpresi. Ma loro sanno che sono una scrittrice di narrativa, lavoro con la mia immaginazione in risposta alle cose che accadono nella vita. Il giornale è pieno di cose molto più spaventose dei miei romanzi. E se qualcuno – i miei genitori o altri lettori – dicono di essere scioccati da qualcosa che ho scritto, penso che significhi soltanto che ho colpito un loro nervo scoperto ed è quello che la letteratura dovrebbe fare. Sempre”

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