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Insegnare italiano a NY: crisi e polemiche nelle scuole pubbliche

Si attraversa un periodo di grandi cambiamenti nelle scuole pubbliche di New York, per via dei nuovi requisiti –noti anche come Common Core Standards– che riguardano la valutazione degli insegnanti e l’apprendimento e progresso raggiunto dagli studenti, misurato con l’esame di fine anno. Queste nuove regole hanno creato molte polemiche tra insegnanti, presidi e direttori dei dipartimenti di lingue. Chi insegna lingue da tempo, in particolare sta attraversando molte difficoltà ad accettare i cambiamenti e tanti finiscono con l’andare in pensione subito dopo aver raggiunto il numero di anni definiti dai sindacati (in tutto 25). Gli insegnanti che non possono andare in pensione e che non sopportano la tensione creatasi nelle scuole pubbliche invece, programmano di trasferirsi in un altro Stato.

Che effetto ha tutto questo sull’insegnamento della lingua italiana nelle scuole pubbliche? Non è facile rispondere a questa domanda sul momento. Posso solo dire che molte scuole tagliano come prima cosa proprio l’insegnamento delle lingue e tutte, utilizzando la medesima scusa, ovvero la mancanza di fondi. Io insegno a Newburgh ECSD da tre anni e due anni fa circa, la scuola ha eliminato il francese, il latino ed il giapponese. Nonostante l’italiano sia una lingua molto richiesta dalle famiglie di Newburgh, noi insegnanti dobbiamo competere ancora con lo spagnolo. In questo periodo, il più grande problema che dobbiamo affrontare è che lo Stato di New York ci proibisce di amministrare e correggere gli esami finali dei nostri studenti. Questo crea una grande confusione nelle scuole e molta ansia non solo a noi insegnanti, ma anche agli studenti e ai loro genitori.

Ci tengo a sottolineare che per insegnare nelle scuole pubbliche, è necessaria l’abilitazione all’insegnamento della materia (NYS certified) rilasciata dallo Stato di NY. Una licenza che lo Stato può togliere in qualunque momento agli insegnanti che non seguono le regole. Ottenere l’abilitazione non è facile. Bisogna aver conseguito molti esami di pedagogia oltre a quelli di lingua, e superare le prove richieste dello stato di NY. In molti ancora, non riescono a superare gli esami e non ottengono pertanto l’abilitazione. L’esame di lingua italiana nelle scuole medie, come anche quello di altre lingue straniere, è basato su quattro componenti: l’orale, che si fa generalmente verso la metà di maggio; la lettura, lo scritto e la comprensione che si tengono invece, verso la metà di giugno. Per l’orale gli studenti devono dimostrare di aver dimestichezza nel parlare in quattro diverse situazioni e se non conoscono bene l’insegnante molti di loro, che siano alla scuola media o liceali, finiscono col non esprimersi per timore o ansia. Un altro problema è la prova di ascolto. Durante l’anno scolastico gli studenti si abituano alla voce e alla pronuncia dell’insegnante e naturalmente i risultati dell’esame sono migliori se ad amministrarlo è la persona che hanno avuto durante l’anno e non qualcuno che vedono o sentono per la prima volta. Voglio sottolineare che il risultato dell’esame finale si divide in: orale 30%, ascolto 40%, lettura 20% e scritto 10% . Come si può facilmente capire, l’orale e l’ascolto sono le parti che hanno maggiore valore e secondo la mia esperienza gli studenti perderanno molto punteggio se queste due sezione dell’esame saranno amministrate da un’insegnante estraneo agli studenti. Bisogna prendere in considerazione che la lingua non è come le altre materie perchè può diventare più impegnativa. La domanda che tutti gli insegnanti di lingue si pongono adesso è la seguente: a queste condizioni, come si possono valutare la qualità e l’effettività di un’insegnante, basandosi sul voto che gli studenti avranno ad un esame finale amministrato e corretto da educatori mai visti o sentiti dagli esaminati?

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