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La razza non è cultura!

Il ministro dell'Integrazione Cecile Kienge, di origini congolesi

Il ministro dell'Integrazione Cecile Kienge, di origini congolesi

La parola "razza" descrive la "biologia" degli essere umani, ma ora certi politici italiani l'associano all’appartenenza ereditaria dell’uomo per confermarne l’identità creando un veleno che si diffonde nella società. Così si torna al 1938 e si danneggia anche la cultura italiana all'estero. Vergogna!

Ancora attacchi al ministro dell’Integrazione Cecile Kienge ospite a Cervia (Ravenna) alla Festa del Pd. L’altra sera alcuni manichini vestiti con giubbotti scuri e jeans, imbrattati sul petto di vernice color rosso sangue con cartelli con la scritta `L’immigrazione uccide-No ius soli´, erano stati abbandonati nella centrale piazza dei Salinari. Venerdì sera durante l’intervento del ministro alla festa del Pd, una persona ha lanciato due banane dirette alla Kienge che ha cercato di sdrammatizzare definendo il gesto “un’inutile spreco di cibo, uno schiaffo alla povertà”. La formazione neofascista Forza nuova ha rivendicato entrambi i gesti scrivendo: "Tutelare l’identità italiana deve essere di primario interesse, in quanto essa rappresenta la forza da cui trae linfa la vita stessa del nostro popolo".

Continuare  a leggere notizie del genere sui giornali italiani con articoli sui termini “meticcio” e “razza italica” mi fa venire solo il disgusto.   Dove sono finiti l’integrazione sociale, il pluralismo culturale e la solidarietà? Oppure è la crescita della società che valorizza le diversità?  E dov’è l’impegno per promuovere gruppi o ceti minoritari del Mediterraneo?

Incredibile che in Italia nel 2013 non si dia ancora la giusta importanza alla cultura e ai beni culturali, ma si enfatizzino invece, l’etnia e la“razza italiana” per creare problemi sociali.

Razza, una parola emotiva che descrive la “biologia” degli esseri umani, ha anche connotazioni problematiche o dispregiative. Viene associata adesso, all’appartenenza ereditaria dell’uomo per confermarne l’identità e creare così polemiche che poi si diffondono nella società di oggi.                                                                                                                                         

Insegno lingua e cultura italiana in aule con studenti multietnici, e questi termini di ‘razza’ e ‘cultura’, ridotti a concetti rigidi non hanno nessun senso rispetto alla diversità ed al multiculturalismo degli allievi e dei docenti nelle scuole. Sono indignata dai politici  che non si rendono conto di quanto danneggiano la cultura italiana con i loro commenti razzisti, i quali non si fermano in Italia ma viaggano in giro per il mondo. I veri problemi da risolvere sono: La Mafia, la corruzione, l’istruzione, e la crisi economica…. Gli argomenti razzisti servono solo da “distrazione” e permettono  ai politici di non reagire e rimanere fermi in una situazione di loro comodo.

Negli USA, la Federal Race Discrimination Law (la Legge Federale per discriminazione razziali) è un grave reato in tutti i posti di lavoro.

Da insegnante, in molte occasioni ho dovuto rispondere alle domande dei miei studenti su cultura e razzismo: “There is discrimination in Italy? Do they like people of colors?” (Esiste la discriminazione in Italia? Piacciono  le persone di colore in Italia?).

Per aiutare una scomoda discussione rispondevo: “In Italia ci sono stranieri che vivono lì e sono accettati.” Poi aggiungevo: “Gli italiani si identificano e si presentano come: siciliani, milanesi, calabresi, napoletani, romani,  fiorentini, ect. e l’Italia si divide in due, nord e sud; la discriminazione è più tra gli italiani che verso i popoli esteri.” Ma adesso, da quello che leggo sui giornali e ascolto in TV, in Italia non è più così.  Come devo rispondere alle domande dei miei studenti? Che una parte della popolazione  italiana è rimasta razzista come ai tempi di Mussolini? Quando il 14  luglio del 1938 scrisse una delle pagine più vergognose della storia italiana.

In Italia ci furono le civiltà più colte del Mediterraneo, fenici, cartaginesi, greci antichi, etruschi…  popoli arrivati dalle terre del Mediterraneo e non dal Nord Europa. Poi, con gli antichi romani, la cultura, la bellezza e il sapere oltrepassò le Alpi e arrivò in Nord Europa. Amo l'Italia, terra meravigliosa ma governata da politici etnofobici che non capiscono che la "razza italica" non c’era più neanche ai tempi dell'Impero Romano, che già all’epoca non era “omogeneo” ma misto. Roma era una città multirazziale dove convivevano una multitudine di popoli. Durante l'Impero gli abitanti erano un miscuglio di varie razze, e a quei tempi si dava più importanza al livello sociale che al colore o etnicità delle persone. Infatti, si dividevano in classi sociali, patrizi e plebei. Dopo la caduta dell'Impero nella penisola arrivarono tutti: Barbari,normanni, arabi, ebrei, bizantini, musulmani, e vandali. L'unica zona della penisola che non subì invasioni fu la Repubblica di Venezia fino al 1797, Venezia e non il Veneto. Però Venezia aveva rapporti con l'Oriente, invece che con l'attuale Europa, quindi, il suo popolo si mischiò con quello orientale; l’architettura di Venezia lo dimostra. La storia documenta che l’italiano è una razza mediterranea, come quella di tutti i popoli che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Fino all’inizio del V secolo a.C. la parola “Italia” indicava solo la Calabria; in un secondo tempo il nome fu esteso a tutta la parte meridionale del Paese. <> (Aristotele. Politica, VII, 10, 2-3).

Per documentarsi seguire questi link: http://www.dichesegnosei.it/cultura/2215-italia           http://xoomer.virgilio.it/hdlcam/italo.htm   http://www.liceoparodi.it/ricerche/alunni/IIB/Gjorgjiev%20Daniel/Italia.htm

Sono calabrese con carnagione e capelli chiari; nella mia famiglia dalla parte di mio padre hanno capelli e occhi scuri e pelle olivastra, invece, dalla parte di mamma sono tutti chiari, con capelli biondi e occhi verdi. Il mio nome è greco, passato da nonna paterna a nipoti per generazioni. Entrambe famiglie vivono nella stessa zona  in Calabria da generazioni. Sono un esempio di identità mediterranea, e mi piace pensare che sono il frutto di un mix di etnie diverse, che la storia e il tempo ha fatto incontrare. Nata e cresciuta in Calabria, vivo a NY da 35 anni ma mi identifico italiana. La mia cultura è italoamericana; un incrocio tra quella italiana e l’americana; rispetto e apprezzo entrambe. Ci sono italiani che vivono all’estero ma non si sentono italiani per vari motivi motivi. Invece, ci sono italiani nati in America ed altri paesi esteri da più generazioni, che si identificano “italiani”. Questo avviene in molte nazioni, la nazionalità  è l’aggettivo che descrive il posto di nascita e la cittadinanza, non la razza. La cultura invece si riferisce all’ambiente in cui si vive e si cresce, nel quale sono inclusi: usanze, cibo, feste, modo di vestire, la lingua parlata, i valori di vita,  la religione, le leggi, ect.. La cultura modella la personalità e il modo di pensare, quindi, è quella che forma anche la mentalità di una persona e non la razza. Quando si parla di cultura c’è molto da dire e da capire. Molti insegnanti hanno difficoltà a parlare di cultura e spesso associano la razza alla cultura, che in realtà sono due cose diverse. Nella cultura le persone crescono con i loro valori e le loro usanze. Perciò, la cultura si vede nel comportamento e nell’agire, invece la razza è l’identità: Chi siamo, o chi ci sentiamo di essere o a chi sentiamo di appartenere.

Molti americani pensano che l’Italia sia un paese omogeneo come lo faceva credere Mussolini. in effetti, l'Italia è un miscuglio etnico, proprio come lo fu la lingua italiana anni fa. Fin dai tempi del Regno d’Italia ci fu una società mista, meticcia di bellezza e diversità, e forse a quell'epoca erano più moderni e tollerranti di adesso. Studiare la storia è sempre istruttivo, e imparare dal passato è costruttivo. La mania razzista di oggi è simile alla legge fascista di Mussolini degli “italiani come razza superiore.” Questa mania non promuove e non valorizza di certo, la cultura italiana!

Articoli consigliati e referenze:

http://www.dichesegnosei.it/cultura/2215-italia

http://www.corriere.it/opinioni/13_giugno_17/sartori-ius-soli-integrazione-catena-equivoci_686dbf54-d728-11e2-a4df-7eff8733b462.shtml

http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_d'Italia_(1861-oggi)                                                                                                                       http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o37289:e1

http://www.fanpage.it/kyenge-l-italia-e-paese-meticcio-la-diversita-e-un-valore/

http://www.corriere.it/opinioni/13_giugno_17/sartori-ius-soli-integrazione-catena-equivoci_686dbf54-d728-11e2-a4df-7eff8733b462.shtml

http://archiviostorico.corriere.it/2006/ottobre/09/antisemitismo_Mussolini_lettera_fantasma_co_9_061009023.shtml

http://www.huffingtonpost.com/flavio-rizzo/navigating-italian-shame-_b_3626081.html

 

Filomena Fuduli Sorrentino, insegna alla South Middle School, ECSD, Newburgh, NY.  Nata e cresciuta in Italia, calabrese, vive  a NY dal 1983. Diplomata alla scuola Magistrale in Italia, dopo aver studiato alla SUNY, si è laureata alla NYU- Steinhardt School of Culture, Education, and Human Development, con un BS e MA in Teaching Foreign Languages & Cultures.  Dal 2003 insegna lingua e cultura italiane nelle scuole pubbliche a tempo pieno e nelle università come Adjunct Professor.  È abilitata dallo Stato di New York all’insegnamento nelle scuole pubbliche delle lingue italiana 1-6 & 7-12, ESL K-12 e spagnola 1-6 & 7-12.

 

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