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L’italiano? Sbagliando s’impara

Quanto è difficile imparare la nostra lingua? In realtà è tra le più facili da apprendere, anche se ogni tanto nasconde un tranello...

È difficile imparare l’italiano?

L'italiano, se confrontato con le altre lingue è considerato una delle più facili da imparare, ma come ogni nuova abilità, in un primo momento anche l’italiano può sembrare difficile.

La lingua italiana è una lingua romanza e appartiene alla stessa famiglia dello spagnolo, francese, catalano e portoghese. Le lingue appartenenti alla famiglia romanza hanno similarità nei suoni, nella struttura e nel vocabolario. L’italiano, rimane la lingua romanza più vicina al latino, la lingua dell'antica Roma. Grazie alle radici latine, ed essendo una lingua romanza, se si conosce un'altra lingua della stessa famiglia o lo stesso latino, imparare l'italiano diventa un processo molto più veloce e più facile per il fatto che molte parole e strutture grammaticali si somigliano. Chi è interessato a materie come la musica o la cucina può già avere la conoscenza di molte parole di base italiane. L'italiano è diventato formalizzato come lingua all'inizio del 14 ° secolo e parte del credito va dato al famoso poeta italiano Dante Alighieri che, attraverso le sue opere, ha unito il suo dialetto toscano con le lingue meridionali della Sicilia e di altre regioni. In seguito, il dialetto toscano è diventato il linguaggio comune con il quale gli italiani si possono comprendere e dialogare in tutta la penisola. 

Le difficoltà della lingua italiana

Ci sono lingue intrinsecamente difficili da imparare, ma l’italiano ha il vantaggio che si legge come è scritto essendo una lingua fonetica. Ma ci sono alcune cose importanti da notare perchè la grammatica italiana può essere complessa per alcuni studenti stranieri. In confronto alla lingua inglese gli articoli italiani sono tanti,  ci sono sette modi verbali, molti tempi, coniugazioni, e una enorme quantità di verbi irregolari che richiedono sforzo per essere memorizzati. Poi abbiamo plurali che non seguono le regole come ad esempio:  Braccio (maschile), ma il plurale diventa braccia (femminile); uovo (maschile), ma ancora una volta il plurale è uova (femminile). In più ci sono i nomi che mantengono la stessa forma sia al singolare che al plurale, come quelli che finiscono in consonante, o con l’accento sull’ultima vocale, e le abbreviazioni. Ci sono regole che non hanno alcuna logica apparente perché certe cose sono dette in un certo modo (espressioni idiomatiche) e bisogna imparare il loro significato. Comunque, tutto ciò non ostacola l’apprendimento dell’italiano. Ma l'apprendimento della seconda lingua dipende dal livello di conoscenza della grammatica e struttura della prima lingua. Questo ha un effetto diretto sul modo in cui la seconda lingua viene assorbita, perciò gran parte dell’apprendimento dell’italiano come seconda lingua ha a che fare con la conoscenza della grammatica e della struttura della lingua madre. Quindi, migliore è la conoscenza della lingua madre e meglio s’impara l’italiano.

Capire e conoscere “le parti del discorso” aiuta molto.

La comprensione della lettura e dell’ascolto è basata sulla conoscenza dei vocaboli. Gli studenti che vogliono comprendere ciò che leggono o ciò che ascoltano devono conoscere un vasto vocabolario non solo in italiano ma anche nella propria lingua madre. Per esempio, uno studente non è in grado di leggere semplici frasi o paragrafi brevi in italiano se non sa il significato o la funzione delle parole che sta leggendo nella sua lingua madre. Perciò, sapere  il significato del vocabolario è fondamentale per imparare la lingua a livello di base e medio.

Per insegnare il vocabolario molti insegnanti usano il metodo comunicativo che dà enfasi al vocabolario e alle frasi senza dare troppa importanza alla grammatica. Il metodo comunicativo è, in effetti, uno dei migliori per imparare a parlare una lingua straniera, è un sistema di insegnamento fluente  progettato con lo specifico obiettivo di far parlare, senza enfasi sulla grammatica. Ma la capacità di analisi grammaticale, conoscere le parti del discorso di apprendimento, è molto utile non solo per la comprensione di ascolto e di lettura, ma anche per la scrittura.

Le parti del discorso sono quelle che esprimono il significato delle frasi e sono fondamentali nell’insegnamento e nell’apprendimento di tutte le lingue a livello medio e avanzato. In italiano le parti del discorso si distinguono in nove parti delle quali cinque sono dette variabili, in quanto hanno una flessione: sostantivo, aggettivo, articolo, pronome, e verbo; quattro invariabili: avverbio, preposizione, congiunzione e interiezione. Lo scopo dell'educazione linguistica del discorso è quello di dotare l'allievo delle conoscenze adeguate per un'analisi approfondita  e per la conoscenza della struttura della lingua in maniera critica e costruttiva. L'appendimento migliora poi attraverso la lettura e la scrittura, l’ascolto e la conversazione.

I problemi della pronuncia

Come regola generale di pronuncia (ci sono eccezioni), in Italiano l'accento è sulla penultima sillaba della parola. Se l'enfasi deve essere posta alla fine della parola, sull'ultima vocale si mette un accento, ad esempio: città, caffè, università, perciò, ect. Molti  studenti hanno un problema  a pronunciare le doppie consonanti; quando una consonante è doppia l'intonazione della parola deve essere diversa da quando appare da sola: una doppia consonante significa che la vocale precedente deve essere più lunga, con più flessione su di essa. Due comuni parole che gli sudenti americani non pronunciano bene sono spaghetti e ricotta. Inoltre, molti studenti hanno difficoltà con la pronuncia della “t” e della “r” e con il suono della “gli”, che non esiste in inglese (il suono più vicino è in “million”). Altre difficoltà si notano con la consonante “c” perchè pronunciata dura, come l'inglese “k” (come in kart), prima di o, u, ma prima di e ed i si pronuncia come l'inglese “ch”. Anche la consonante “g”  agisce in modo simile.

Per apprendere sono necessari tempo e pratica, e niente è impossibile se ci si applica. Fare errori fa parte dell’imparare una lingua e non bisogna preoccuparsi se non si è perfetti subito. “Sbagliando s’impara!”

Filomena Fuduli Sorrentino, insegna alla South Middle School, ECSD, Newburgh, NY.  Nata e cresciuta in Italia, calabrese, vive  a New York dal 1983. Diplomata alla scuola Magistrale in Italia, dopo aver studiato alla SUNY, si è laureata alla NYU- Steinhardt School of Culture, Education, and Human Development, con un BS e MA in Teaching Foreign Languages & Cultures.  Dal 2003 insegna lingua e cultura italiana nelle scuole pubbliche a tempo pieno e nelle università come Adjunct Professor. È abilitata dallo Stato di New York all’insegnamento nelle scuole pubbliche delle lingue italiana 1-6 & 7-12, ESL K-12 e spagnola 1-6 & 7-12.

 

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