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L’italiano e i tagli nelle scuole di Bruxelles

Nella foto: Brussels IV European School (Laeken)

Nella foto: Brussels IV European School (Laeken)

Polemiche per la chiusura della Woluwé, una delle tre scuole europee con la sezione italiana

 

Ultimamente si legge molto sulla chiusura della sezione italiana nella Scuola Europea di Woluwé, la scuola europea frequentata da figli d’italiani che vivono a Bruxelles e che da più di 30 anni studiano con un programma italiano riconosciuto dai 28 stati membri dell’Unione europea. Adesso, secondo  La Stampa, e altri fonti, vogliono chiudere questa sezione  e limitare le sezioni italiane di Bruxelles in soli 2 istituti europei.  Anni fa, questi istituti furono creati per invogliare il personale delle istituzioni  italiane ad andare a lavorare in Belgio senza perdere l'educazione nazionale dei propri figli. Perciò,  l’unico modo per studiare in italiano nel Belgio è la scuola europea, dove la sezione italiana è aperta solo ai figli di dipendenti delle istituzioni delle scuole stesse o di altri organismi internazionali.  Questi studenti  hanno diritto a frequentare una sezione italiana ma contemporaneamente studiano altre due lingue. L'insegnamento in italiano rimane garantito per tutti gli italiani che ne hanno diritto,  gli altri italiani, quelli che non lavorano nell'universo delle istituzioni europee, e quelli con stipendi normali invece sono sempre più soli perché non hanno il diritto di mandare i loro figli a una sezione italiana.

Molti italiani di Bruxelles pensano che si dovrebbe pianificare una scuola italiana aperta a tutti gli italiani e non solo per i figli dei funzionari. Invece si chiude una sezione storica di Bruxelles per spostarla nella IV scuola europea a Laeken senza permettere di aprire altre sezioni italiane o dare accesso a queste sezioni ai figli degli altri italiani di Bruxelles.

Ma perché chiudere una sezione italiana a Bruxelles per aprirla alla Laeken?

La sezione italiana è stata una delle primissime a Bruxelles, e adesso questa sezione verrebbe concentrata nelle altre 2 scuole di Bruxelles per guarantire l'insegnamento in italiano fino a quando si aprirà la sezione a Laeken. Quindi, l'unica cosa che cambierà sarà la localizzazione di tale sezione, al quale sarà incluso il servizio scuolabus per gli studenti. Una misura finanziaria discutibile, ma con conseguenze diverse da quelle riportate nell'articolo della Stampa.

Non è chiaro perché  vogliano chiudere la sezione della Scuola Europea di Woluwé, ma che ci siano differenze tra chi lavora nelle istituzioni e chi no è assolutamente trasparente. Questo non significa assoultamente che  si devono incolpare i dipendenti che hanno diritto a mandare i figli alla sezione italiana, ma constatare un dato di fatto che alcuni si lamentano del fatto che sono costretti a mandare i loro figli con lo scuolabus, mentre molti altri italiani che vivono a Bruxelles non hanno il diritto della sezione italiana.

Molti trovano assurdo che un Paese fondatore dell'UE non abbia una propria scuola a Bruxelles accessibile a tutti i figli degli italiani e ne danno la colpa principalmente al Governo italiano dicendo che la nostra lingua e la nostra cultura non è assolutamente promossa bene all’estero come  invece sono promosse molto bene sia le pizzerie che i ristoranti italiani. Inoltre, questa notizia non dà un esempio positivo di come lo Stato italiano tratta la cultura e lo studio della lingua italiana all’estero.

Sarebbe bello che in tutti i paesi d'Europa, e nel resto del mondo, ci fossere scuole italiane per italiani, ma poi l'integrazione dove la mettiamo?  Visto che i tempi sono cambiati, bisognerebbe aprire sezioni di insegnamento in italiano non solo per i pochi eletti, ma anche dare le opportunità a tutti gli altri studenti italiani. Ci sono molti figli d’italiani espatriati a Bruxelles che parlano poco e male l’italiano, i quali vorrebbero tornare a vivere in Italia una volta diventati professionisti. Lo Stato italiano potrebbe benissimo aprire una scuola italiana a Bruxelles, come fanno gli americani, gli inglesi, i tedeschi nelle grandi città d'Europa. Infatti esiste già la scuola britannica, quella tedesca e pure quella americana. Quindi non si dovrebbe salvare la sezione italiana di Bruxelles solo per i pochi eletti che appartengono ad una classe sociale nella quale l'italiano lo sanno parlare bene e lo praticano  tutti i giorni e che perciò non lo dimenticherebbero, ma aprirne una accessibile a tutti i figli degli italiani. 

Non si parla solo di lingua e cultura, ma si parla anche di privilegi che evidenziano che un funzionario europeo non è sullo stesso piano di un operaio dell'Audi. In una scuola pagata da tutti si dovrebbe autare molto di più il figlio dell'operaio dell'Audi a non perdere le radici con il proprio paese e non un figlio di un funzionario europeo. Ma perché i figli dei funzionari non dovrebbero integrarsi? Anzi proprio perché sono figli di genitori che lavorano in ambienti multiculturali dovrebbero essere i primi ad integrarsi, anche se per l'integrazione è molto meglio andare in una scuola belga.

La lotta si dovrebbe fare per aprire una scuola italiana per tutti, e forse, per studiare Boccaccio e Verga sarebbe meglio aspettare l'università.

Comunque, il problema è molto più ampio di quello che ci possiamo immaginare e purtroppo è anche politico più che amministrativo. L'UE stanzia miliardi di euro per l'istruzione e la cultura, e secondo gli italiani di Bruxelles  in Italia i fondi che dovrebbero essere usate per la lingua e la cultura all’estero vengono usati per altro. Secondo i regolamenti, anche salvando la sezione italiana della Scuola Europea di Woluwé o aprendo un’altra sezione a Bruxelles gli italiani che si avvalgono del diritto di frequentarla sarebberero pochi, anche perché negli ultimi 5 anni venivano sistematicamente dirottati alla scuola provvisoria di Rue Berkendael in attesa di aprire quella nuova a Laeken, localizzata al capo opposto della città  è aperta dal setembre 2012 . Si capisce che una famiglia può anche accettare di traslocare una volta se gli hanno dato una scuola lontana da casa, ma se gli dicono che entro pochi anni dovrà traslocare di nuovo comincia a prendere seriamente in considerazione la scuola belga. Con questa strategia, il numero di alunni italiani complessivo è stato tenuto artificialmente basso e ora hanno una buona scusa per chiudere una scuola e spedire gli studenti alle altre due sezioni di scuole diverse fino a quando la quarta scuola sarà aperta.  

Come funzionano le scuole europee e chi le finanzia? 

Le scuole europee sono dirette dal Consiglio superiore delle scuole europee, fondato dal trattato internazionale, la "Convenzione recante statuto delle scuole europee". Il sistema educativo è finanziato dagli stati membri dell'Unione Europea e dalla Commissione europea. Gli studenti che frequentano le scuole europee al termine dei loro studi conseguono la licenza liceale europea, comunemente denominata "baccalaureato europeo" equivalente a tutti i diplomi di maturità dei 28 stati membri dell'Unione europea, con la Croazia dal luglio 2013. Quindi, le sezioni italiane a Bruxelles non solo insegnano la lingua  e la cultura italiana ai figli degli italiani espatriati ma sono anche molto prestigiose.

 

Fonti:

 
 

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