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La povertà a scuola: a stomaco vuoto non si impara nulla

Uno dei più comuni ostacoli per lo studio della lingua, come  di altre materie, è legato alle condizioni socio economiche degli studenti. Diventa arduo insegnare l’italiano agli studenti a rischio, coloro con atteggiamenti ostili e quindi difficili da istruire. La povertà continua a provocare danni enormi anche alla scuola 

Sono diverse le barriere che impediscono l’apprendimento di una lingua e spesso le ragioni non sono i disturbi d’apprendimento, ma una difficoltà nell’imparare un nuovo sistema linguistico. Uno dei più comuni ostacoli di studio per la lingua, e di altre materie, è legato alle condizioni socio economiche degli studenti. Un esempio è la fatica che affrontano alcuni docenti nell’insegnare l’italiano agli studenti a rischio, coloro con atteggiamenti ostili e quindi difficili da istruire. Negli USA, il termine “studenti a rischio” si riferisce ai ragazzi che a scuola rischiano di essere bocciati a causa delle loro circostanze sociali che possono impedire sia il loro apprendimento a scuola e sia il conseguimento  di un futuro migliore per loro.

Vi siete mai chiesti quanto sia costosa la povertà negli USA e quanti sono i ragazzi poveri che entrano nelle nostre scuole tutti i giorni? La povertà è molto costosa e gli studenti poveri aumentano di numero ogni anno. Io percepisco questo ogni giorno osservando gli studenti nella scuola dove insegno. Molti degli studenti in questa scuola sono denutriti, stanchi, e non riescono a concentrarsi durante la lezione. Poi ci sono quelli che alle 9:00 appoggiano la testa sul banco e si addormentano; quelli che diventano ostili, e ribelli; quelli che alla fine della giornata scolastica non riescono a controllarsi e così esibiscono problemi di condotta in classe, o nei corridoi. 

Il prezzo più alto della povertà lo pagano proprio i ragazzi poveri, che con il loro basso stato sociale soffrono la fame e con i loro problemi economici,  hanno difficoltà accademiche e comportamentali. Tutto questo genera nei ragazzi ritardo nello sviluppo del linguaggio e della lettura, problemi d’aggressività, di violenza, di ritiro sociale, di abuso di sostanze, della presenza irregolare a scuola, e di depressione. Il prezzo della povertà lo paghiamo anche noi docenti, che cerchiamo di fare miracoli nelle classi per aiutare gli studenti a imparare, e non sempre riusciamo a farlo per via della riservatezza che vieta ai docenti di conoscere i veri problemi dei loro alunni.  

Perciò, per quanto gli Usa siano ritenuti un paese ricco, la povertà nelle loro scuole invece è un’amara realtà, ed è uno dei principali fattori degli studenti a rischio. 

Ogni anno nelle scuole degli USA entra un crescente numero di ragazzi con numerosi bisogni, e queste esigenze sono comunemente legate alla povertà in cui crescono.  Un problema che le scuole non sono ancora preparate, o pronti, a soddisfare, e tantomeno a poter risolvere. Un comune problema dei docenti è la difficoltà di raggiungere i genitori, (o tutori) e comunicare con loro in modo costruttivo sul progresso o sui problemi degli studenti. Perciò in queste situazioni, spesso e frequente, gli studenti non completano le assegnazioni, non studiano per gli esami, o non vengono a scuola, ma gli insegnanti per un anno devono fare tutto il possibile per aiutare questi studenti compilando moduli e documentando tutto secondo le leggi delle scuole.

Questi problemi hanno un impatto sull’insegnamento dei docenti e sull’istruzione dei ragazzi bisognosi, ma possono anche avere un impatto sull'apprendimento degli altri ragazzi nella stessa classe o nella medesima scuola. Di conseguenza il problema diventa non solo d’apprendimento ma soprattutto su come poter condurre le classi con successo. Per esempio, il problema di condotta manifestato dagli studenti in classe affatica gli insegnanti al punto che soffrono di una tensione costante. A causa dell’ostilità e aggressività degli alunni, le classi sono faticose, ingestibili, e diventa quasi impossibile insegnare. Questi studenti richiedono un programma d’istruzione nel quale siano incluse competenze, attitudini, e concetti educativi diversi da quelle usati con alunni in una classe dove gli studenti sono di livelli socio economici adeguati e quindi senza o con lievi problema di condotta. In queste classi bisogna tenere in mente tre dimensioni d'istruzione. Primo, il comportamento didattico e di gestione. Secondo, la tolleranza del docente per il comportamento degli studenti.  Terzo, percepire la causa per risolvere il problemaÔÇïÔÇï. 

Per la didattica gli insegnanti hanno bisogno di trovare metodi d'istruzione appropriati e adatti a sfidare i bisogni particolari di questi studenti. Gli alunni hanno bisogno d’individuare i loro punti forti e deboli del loro apprendimento e di impegnarsi al massimo. Insegnare agli studenti che hanno problemi di condotta, non è facile nemmeno per i docenti più esperti e più qualificati.                                                    

Infatti gli insegnanti di questi alunni incontrano gli stessi tipi di comportamento critico e inaccettabile delle classi con studenti classificati con problema di apprendimento, a differenza che nelle classi con studenti classificati con disturbi ci sono i docenti di sostegno, mentre con gli studenti ostili o aggressivi non ci sono docenti di sostegno e l’insegnante deve affrontare tutte le difficoltà e le responsabilità da solo. 

La tolleranza del docente per il comportamento degli studenti differisce tra docenti, e si deve fare attenzione sia alle aspettative dell’insegnante e sia alle esigenze degli studenti e bilanciare le due. Il problema di comportamento è più difficile da gestire negli studenti dai tredici ai quindici anni, età molto critica e difficile. Per questo, gli insegnanti delle medie incontrano molte frustrazioni, scoraggiamento e a volte anche umiliazioni; queste sono solo alcune delle difficoltà emotive che molti docenti provano insegnando a studenti ostili e aggressivi. 

Gli insegnanti che mantengono alta l'empatia per i loro studenti si concentrano a percepire la causa del comportamento dello studente e non sull’alunno. In altre parole, questi docenti con la pazienza e l’empatia, concentrandosi sul problema, sperano di risolvere la questione usando metodi istruttivi adatti, e strategie diverse.  Non è facile per un docente capire cosa succede nella vita dei suoi studenti ma può percepire se l’alunno manifesta un comportamento di frustrazioni rilevante alla scuola e all’insegnamento, oppure se il comportamento è ostilità e ribellione scorretta e intenzionata, come sfida all’autorità dell’adulto. 

Comunque, con molto lavoro, pazienza, e tolleranza verso gli studenti difficili, il successo in queste classi può aumentare. Capire le pulsioni emotive e insensate che gli studenti portano in classe ogni giorno, non sono gli obiettivi proposti dal curriculum di lingua, ma se agli studenti manca l’autostima, la fiducia in se stessi e nel prossimo, e soprattutto, le motivazioni che li stimolano all’apprendimento, gli studenti non arriveranno all’obiettivo scolastico. 

Ci sono studi accessibili che dimostrano che tutti i ragazzi imparano meglio quando sono amati e crescono in ambienti stabili. Quando si sentono sicuri, nutriti e ben valutati possono concentrarsi maggiormente sui loro compiti a scuola e a casa. La Gerarchia di Maslow (La piramide dei bisogni di Maslow ) indica che alla base della piramide ci sono i bisogni essenziali alla sopravvivenza, mentre salendo verso il vertice, s’incontrano i bisogni più immateriali. Senza la soddisfazione dei bisogni fisiologici di base, come la fame, la sete, il sonno, la termoregolazione, ecc.,  nessun individuo può essere motivato a progredire. 

In conclusione, la comunicazione efficiente nell’istituto, tra colleghi e amministratori, fa superare ansie e paure che a volte limitano la gestione del proprio lavoro e la comprensione delle logiche che spingono gli studenti verso gli ostacoli che ne impediscono il successo a scuola. Oggi più di ieri, essere insegnante è davvero una grande responsabilità! 

 


FiloFilomena Fuduli Sorrentino, insegna alla South Middle School, ECSD, Newburgh, NY.  Nata e cresciuta in Italia, calabrese, vive  a New York dal 1983. Diplomata alla scuola Magistrale in Italia, dopo aver studiato alla SUNY, si è laureata alla NYU- Steinhardt School of Culture, Education, and Human Development, con un BS e MA in Teaching Foreign Languages & Cultures.  Dal 2003 insegna lingua e cultura italiana nelle scuole pubbliche a tempo pieno e nelle università come Adjunct Professor. È abilitata dallo Stato di New York all’insegnamento nelle scuole pubbliche delle lingue italiana 1-6 & 7-12, ESL K-12 e spagnola 1-6 & 7-12

 

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