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“Ci”, una piccola particella dalle tante funzioni

Elemento grammaticale molto importante nella lingua italiana, la particella "ci" presenta non pochi problemi per gli stranieri che studiano l'italiano. I suoi tanti e diversi usi possono infatti creare confusione. Facciamo allora un po' di chiarezza

Su richiesta dei lettori in questa rubrica, oggi spiego nei dettagli l'uso della particella "ci", un elemento grammaticale molto importante nella lingua italiana ma problematico per gli stranieri che studiano l'italiano e per questo degna di attenzione.

La particella "ci" si comporta in modo diverso, a seconda del verbo con cui coesiste. Generalmente conosciuta con il valore di avverbio di luogo, ha invece un uso larghissimo in unione con essere, avere, e altri verbi, ma è anche usata in espressioni idiomatiche come "Ci vediamo!" e "Ci sentiamo"; due situazioni verbali diventate una vera e propria formula di saluto, e abbinati a "ciao": "Ciao, ci sentiamo!" o "Ciao, ci vediamo!" sostituiscono il tradizionale arrivederci. Comunque la "ci" è anche comune nelle espressioni idiomatiche con i verbi contare, mettere, sentire, vedere e volere, come in questi esempi: "Posso contare sul tuo aiuto domani?", "Certo, contaci!" (conta sul mio aiuto); "Da Milano a Roma ci vogliono solo tre ore (servono, sono necessarie)"; "Senza i miei occhiali non ci vedo bene" (il ci in questo caso serve soltanto a rafforzare l’azione di vedere).

L’uso di "ci" colloquiale con il verbo avere è una caratteristica del parlato e non dello scritto formale. Il "ci" colloquiale è diffuso tra parlanti, anche colti, e in tutte le regioni d’Italia. La funzione di "ci" è diversa a seconda degli specifici verbi in cui la particella è incorporata, e, quindi, a volte ha un valore avverbiale e significa “in questo/quel luogo.” Usiamo la "ci" per non ripetere un luogo di cui abbiamo già parlato, e si usa per sostituire un luogo con verbi di movimento andare, stare, restare, rimanere, ritornare, tornare e con il verbo essere. Per esempio: "Ieri sono arrivata a scuola alle 8:30 e ci sono rimasta sino alle 15:00" (ci = a scuola); oppure, "Conosco bene Manhattan ci sono molte cose interessanti" (ci = Manhattan); "Conosciamo Napoli e ci andiamo spesso" (ci = Napoli). Due esempi, invece, di moto a luogo: "Mi piace andare in montagna, e ci vado spesso" (ci = montagna); "Oggi non posso andare a scuola, ma domani ci vado di sicuro" (ci = scuola). Ancora, "ci" può sostituire il locativo: "Sono stata a Siena e ci voglio ritornare" (ci = in questo/quel luogo). 

La "ci" si usa seguita dalle preposizioni a, su, e in: "Credi a quello che ho detto?", "Sì, ci credo".

Tuttavia la "ci" può essere anche una particella riflessiva, cioè riflettere un’azione abituale che “noi” facciamo con noi stessi, come: "Ci metto un’ora per andare a scuola" (è necessaria un’ora per andare a scuola). Da non confondete con il pronome riflessivo prima persona plurale "ci": "Ci alziamo tutte le mattine alle sei, poi ci vestiamo e ci prepariamo per iniziare la giornata". La "ci", per spiegarlo in modo semplice, è pure una particella pronominale e si usa con i verbi seguiti dalle preposizioni "a", "su", e "in"; significa "a ciò", "in ciò", "su ciò", come in questi esempi: "Non devi fare caso alle sue parole!", "No, non ci faccio caso" (a ciò/quello); "Matteo vincerà la gara, ci scommetto la testa!" (su questo fatto); "Era solo uno scherzo ma Anna ci è caduta subito" (caduta nello scherzo: espressione idiomatica). 

Come accennato sopra, la "ci" è anche pronome e può essere usata in modo diretto: "Paolo ci incontra ogni giorno a scuola" (Chi incontra Paolo? Paolo incontra noi); oppure come pronome indiretto: "Maria ci telefona per invitarci" (a chi telefona Maria? Lei telefona a noi). 

La lista è lunga, e a volte per gli studenti stranieri imparare a usare la "ci" correttamente diventa una vera sfida, anche perché la particella è spesso un pronome dimostrativo che indica “a ciò /a questa cosa", o "a quello/a”, esempio: "Credi a quello che ha detto il direttore?", "Sì, ci credo" (credo a quello che lui ha detto). Poi, "ci" si usa con i verbi modali, con “volere” e come locuzione fissa: "Ci vuole molto tempo per costruire una casa, e ci vogliono molti soldi". Altri esempi con gli altri due verbi modali, dovere e potere: "Ci devi andare subito. . .", "No, non posso andarci" (avverbio di luogo). Nell’ultimo esempio "ci" è unito all’infinito: se c’è un verbo modale (dovere, potere, volere) o un altro verbo che regge un infinito "ci" si unisce alla desinenza dell’infinito.

Ancora, "ci" può trovarsi con il verbo provare: "Hai mai sciato? Provaci!", "Ci provo subito". Con il verbo lavorare la "ci" si usa per sostituire un complemento di compagnia: "Conosco bene il dott. Bianchi, ci lavoro da tre anni" (lavoro con lui).

Il verbo riuscire (come il verbo pensare e il verbo credere) è spesso costruito con la particella pronominale "ci": "Vai al mare?", "Non so se ci riuscirò"; "Voterai per un partito di sinistra?", "Mah, ci sto pensando"; "Sono stanco perché ho lavorato troppo", "Sì, ci credo!".

Con il verbo pensare, per sostituire un oggetto indiretto: "a questa cosa", "a questo fatto", "a ciò". Ecco degli esempi: "Non preoccuparti della cena, ci penso io" (penso io a questo, alla cena); "Questo è un problema ma non voglio pensarci troppo" (pensare al problema). In italiano, il verbo pensare ha spesso un significato idiomatico e unito con la particella "ci" significa pensare a qualcosa, a un fatto a un evento, o prendersi cura di qualcosa, preoccuparsi di fare qualcosa, o riflettere su qualcosa. Altri esempi: "Chi prepara l'insalata?", "Ci penso io" (Me ne occupo io, la faccio io); "Ricordi quando venivamo in questo parco da bambini?", "Sì, ci penso spesso" (a questa cosa, a questo fatto).

"Ci" si usa anche con il verbo credere, per sostituire la cosa in cui si crede: "Non mi piace leggere sugli UFO", "Non ci credo"; "Maria mi ha raccontato molte cose del suo ragazzo, ma io non ci ho creduto". Nei tempi composti, il participio passato non si accorda in genere e numero con l’oggetto al quale "ci" si riferisce, come: "Ho ascoltato le sue parole ci ho ripensato molte volte (a quello che ha detto)".

 



fFilomena Fuduli Sorrentino, insegna alla South Middle School, ECSD, Newburgh, NY.  Nata e cresciuta in Italia, calabrese, vive  a New York dal 1983. Diplomata alla scuola Magistrale in Italia, dopo aver studiato alla SUNY, si è laureata alla NYU- Steinhardt School of Culture, Education, and Human Development, con un BS e MA in Teaching Foreign Languages & Cultures.  Dal 2003 insegna lingua e cultura italiana nelle scuole pubbliche a tempo pieno e nelle università come Adjunct Professor. È abilitata dallo Stato di New York all’insegnamento nelle scuole pubbliche delle lingue italiana 1-6 & 7-12, ESL K-12 e spagnola 1-6 & 7-12.

 

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