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Il valore della nostra lingua italiana e l’insegnamento all’estero: il caso New York

Il pubblico del convegno di Firenze 'Riparliamone: la lingua ha un valore' (foto di Antonello Serino Met)

Il pubblico del convegno di Firenze 'Riparliamone: la lingua ha un valore' (foto di Antonello Serino Met)

Riflessioni di un'insegnante d'italiano nello Stato di New York dopo la settimana della lingua italiana nel mondo e la conferenza a Firenze “Riparliamone: la lingua ha valore”:  si legge molto e si parla tanto del nostro idioma, sia ai convegni e sia ad altri eventi culturali, ma poco o niente si dice sull’insegnamento dell’italiano nelle scuole pubbliche degli USA, dove l’italiano è richiesto, ma non soddisfa tutti gli studenti che frequentano le scuole pubbliche e vorrebbero impararlo

Eventi, convegni e musica in Italia e in tutti i continenti per la 15esima Settimana della Lingua Italiana nel Mondo dal tema “Italiano della musica, musica dell'italiano” .  Tutti gli incontri condividevano lo stesso obiettivo: valorizzare l'uso dell'italiano come strategia di comunicazione a livello mondiale per rispondere alla popolarità del “Made in Italy”.

Importante è stato il convegno “Riparliamone: la lingua ha valore”, tenuto al Palazzo Medici-Riccardi a Firenze, al quale hanno partecipato per riparlare dello studio dell’italiano nel mondo, a un anno dall’ottobre del 2014 , il sottosegretario Mario Giro e il sindaco di Firenze Dario Nardella. Presenti anche il sottosegretario Gabriele Toccafondi (MIUR) che ha rilevato i dati forniti dal Ministero degli Affari Esteri del 2014 , la vicepresidente e assessore alla cultura della Regione Toscana Monica Barni, e altri esponenti del mondo economico e aziendale, interessati per la promozione dell’italiano all’estero. Dario Nardella aprendo il convegno ha detto: "Non possiamo pensare che l'italiano resti solo sui libri: in economia, moda, artigianato, enogastronomia, l'italiano è anche uno straordinario mezzo di promozione economica".

Foto linguisti

Gabriele Toccafondi, Mario Giro e Dario Nardella (foto di Antonello Serino Met)

Nel corso degli Stati generali della lingua italiana, il sottosegretario agli Affari esteri Mario Giro ha evidenziato il valore economico dell’italiano nel mondo dicendo: "Facciamo molto per quanto riguarda l'insegnamento dell'italiano all'estero, sia nelle scuole nostre che in quelle parificate, ma bisogna fare ancora di più: ci sono aree dove non ci siamo, come in Asia, a fronte di aree invece dove stiamo aumentando come l'Australia, o la Germania, dove siamo i primi. C'è molta richiesta di italiano ma non sempre la domanda incontra la nostra offerta. Fare scuole di italiano all'estero è un affare: sto dicendo in senso economico, una cosa che rende, perché la richiesta di italiano all'estero è grande e cresce".

Come possiamo notare, si legge molto e si parla tanto del nostro idioma, sia ai convegni e sia ad altri eventi culturali, ma poco o niente si dice sull’insegnamento dell’italiano nelle scuole pubbliche degli USA, dove l’italiano è richiesto, ma non soddisfa tutti gli studenti che frequentano le scuole pubbliche e vorrebbero impararlo (come ha affermato anche Mario Giro, riferendosi sulla richiesta globale: “C'è molta richiesta di italiano ma non sempre la domanda incontra la nostra offerta”). Gli ostacoli che impediscono a diffondere il nostro idioma in molte scuole pubbliche americane (USA) sono diversi, ma l’ostacolo più evidente è politico-economico. Molti pensano che sia la mancanza di docenti specializzati a impedire a una scuola di offrire il programma di italiano, oppure a frenare la crescita del numero degli studenti nelle scuole pubbliche. Purtroppo negli USA non sono i docenti che mancano, come molti pensano, ma scarseggiano le classi di italiano in molte scuole. Di docenti qualificati e abilitati ce ne sono, e molti di loro non trovano lavoro nelle scuole pubbliche e nelle università perché il numero degli studenti non cresce abbastanza da formare nuove classi di italiano. Da docente di italiano, che insegna a NY dal 2003, posso affermare che anche nelle scuole dove l’italiano è offerto molte classi vengono cancellate con una scusa o con un’altra, e i docenti di italiano possono fare poco o niente. Per esempio, insegno a Newburgh da sei anni e durante questo periodo ho visto eliminare l’italiano in una delle scuole k-8, Meadow Hill GEMS, dove prima era offerto dall’asilo alla terza media. In quella scuola ho insegnato un anno ed è stata la mia motivazione a farmi accettare la docenza a Newburgh (a due ore lontano da casa). Una scuola che offriva l’insegnamento dell’italiano agli studenti d’asilo mi era sembrata un sogno, ebbene era un sogno perché il programma d'italiano non esiste più in quella scuola. Purtroppo hanno eliminare le lingue per mancanza di fondi e molti docenti che insegnavano in quella scuola dovettero trovarne un’altra per insegnare italiano. Questo è successo perché la scuola era una Magnet School che riceveva fondi federali per il programma di lingue. Però i fondi, di solito, il governo li offre per un massimo di cinque anni per avviare il programma, poi, la scuola dovrebbe autofinanziarsi con le tasse della città o con altri fondi, quindi, finiti i soldi s’interrompono anche i programmi di lingue. Tuttavia, in quella scuola, e in altre, non hanno eliminato l’italiano ma non lo spagnolo. 

Nella scuola media, dove insegno adesso, hanno cancellato le classi di italiano di seconda media per il 2015-16, quindi non ci sono nuovi studenti di italiano, ci sono solo quelli di terza media. Quest’anno insegno quattro classi di spagnolo, per obbligo, e una sola classe di italiano con 29 studenti. Alcuni dei miei studenti nelle classi di spagnolo di seconda media vogliono imparare l’italiano, ma la preside dice che per quest’anno niente italiano perché non assumono nuovi docenti di spagnolo. Questo significa che abbiamo perso studenti di italiano, non solo a livello base, ma anche studenti che avrebbero continuato nelle classi di italiano al liceo e probabilmente per l’AP. 

Su l’AP voglio solo aggiungere che non bisogna lodare e premiare solamente gli studenti e i docenti dell’AP, perché non si arriva all’AP se non entrano studenti di italiano nelle classi di livelli base, e sono pochi i docenti che vogliono insegnare le classi di livello per principianti, tutti vogliono insegnare a studenti motivati e questo è un altro problema. E, naturalmente, da quello che ho potuto osservare in molte scuole dello stato di New York, promuovere la lingua italiana nelle scuole pubbliche è più di una sfida, è una battaglia politico-economica! Le opinioni si dividono e molti dicono che il governo italiano dovrebbe fare di più, mentre altri dicono che il governo dovrebbe pensare alle scuole italiane e non a quelli estere. 

Ritornando al convegno, l’intervento più interessate e dettagliato è stato quello di Gabriele Toccafondi, il cui non solo ha fornito i dati degli studenti che studiano l’italiano nel mondo, ma ha anche elaborato sulla formazione dei docenti di italiano come LS/LS, e ha parlato del social network:

"Riparlare della nostra lingua vuol dire riflettere sulle azioni che può sviluppare ogni soggetto, istituzionale e non, che partecipa alla sua diffusione, per poi metterle sinergicamente insieme in modo da rendere efficace la loro implementazione e da far partecipare il maggior numero di persone al 'piacere' della conoscenza della lingua e della cultura italiana. . . Importante tenere d'occhio le esigenze degli studenti e le ragioni per le quali hanno intrapreso il cammino della conoscenza della lingua italiana: non solo lingua, ma cultura, moda, commercio, arte e design, la cosiddetta 'microlingua' . . .Per rispondere adeguatamente alla richiesta di apprendimento dell'italiano è necessario puntare sulla formazione dei docenti che insegnano sia in Italia che all'estero, facendoli uscire da una solitudine professionale condividendo modelli strutturati di insegnamento e creando opportunità di scambio di materiali e approcci. Ora abbiamo tutti gli strumenti per sostenere i docenti vecchi e nuovi: internet, social network, il portale della lingua italiana, l'associazione CLIQ, possono rispondere nell'immediato ai bisogni di formazione e informazione.”

Toccafondi ha evidenziato la preparazione dei docenti di L2/LS, ma il suo discorso era diretto quasi per intero all’insegnamento della lingua italiana all’estero nelle scuole europee, e non a quello negli istituti degli USA. Evidenziato che per insegnare italiano non basta una laurea ed essere di madrelingua, ma bisogna essere docenti specializzati e preparati all’insegnamento dell’italiano come LS/LS. Eppure, sulla preparazione dei docenti di italiano non si è evidenziato che la certificazione di conoscenza del percorso formativo, come il Cliq (Certificazione lingua italiana di qualità), accettata in Europa e in altri istituti esteri come quelli della Società Dante Alighieri, non è accettata o riconosciuta negli USA, dove ogni Stato ha i suoi requisiti e la sua abilitazione specifica, e un docente con la certificazione di conoscenza del percorso formativo Cliq non può insegnare italiano nelle scuole pubbliche degli USA. 

Tornando ai dati forniti da Toccafondi, quando si parla d’italiano all’estero e nel mondo gli studenti che studiano l’italiano sono circa un milione e 760 mila.  Questo numero include tutte le persone che studiano italiano sparsi nel mondo, attraverso corsi di lingua nelle scuole, nelle università, negli istituti italiani di cultura, e nelle associazioni culturali. “Il dato di circa un milione e 700mila studenti di corsi di lingua italiana deve essere incrementato per dare la giusta collocazione alla nostra lingua che ha un alto potenziale in questo mondo in continua evoluzione”. La Germania è il Paese che ha più allievi di italiano nel mondo, 309.680 studenti. L’Australia figura al secondo posto con 207.921 studenti, e gli Stati Uniti figurano in terza posizione con 142.970 studenti di italiano. –Informazione del Ministero degli affari esteri, Farnesina.

La rete delle scuole italiane all’estero e nel mondo invece comprendeotto istituti statali onnicomprensivi con sede ad Addis Abeba, Asmara, Atene, Barcellona, Istanbul, Madrid, Parigi e Zurigo; 43  italiane paritarie, la maggior parte delle quali è costituita da istituti onnicomprensivi, presenti in varie aree geografiche nel mondo, tra Europa, Africa-subsahariana, Mediterraneo e Medio Oriente, e Americhe; sezioni italiane presso scuole europee: tre a Bruxelles ed una a Lussemburgo, Francoforte, Monaco di Baviera e Varese; 76 sezioni italiane presso scuole straniere, bilingui o internazionali, di cui 60 in Unione Europea, 14 in Paesi non UE, una nelle Americhe e una in Oceania; i corsi di lingua e cultura italiana rivolti ai connazionali residenti all’estero, la cui gestione rientra nell’ambito delle competenze della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero (DGIT).

In conclusione, se in una scuola non si insegna la nostra lingua non c’è nemmeno lavoro per i docenti di italiano, oppure, se c’è un programma di italiano nelle scuole, e ci sono ci sono poche classi di italiano bisogna insegnare due lingue per trovare, o mantenersi, un posto di docenza. Come ho anche scritto in altri miei articoli, molti giovani docenti mi scrivono domandandomi -“come faccio a insegnare italiano a NY?” – e su questa domanda ripeto che anche a New York, e nel resto degli USA, non solo la certificazione (abilitazione) è diversa da quella europea, ma è anche difficoltoso trovare una docenza, perché purtroppo l’insegnamento linguistico dell’italiano non è una priorità e nelle scuole con problemi economici viene considerato come una materia non necessaria, o “un lusso” come lo definisce il professor Balboni

Le scuole Italiane all'Estero 

Riparliamone: la lingua ha valore – Dati sull’insegnamento dell’italiano

A Firenze le parole del sottosegretario Giro e Toccafondi 

Libro elettronico pubblicato dall'Accademia della Crusca “L'italiano della musica nel mondo” 

 


FilomenaFilomena Fuduli Sorrentino insegna alla South Middle School, ECSD, Newburgh, NY.  Nata e cresciuta in Italia, calabrese, vive  a New York dal 1983. Diplomata alla scuola Magistrale in Italia, dopo aver studiato alla SUNY, si è laureata alla NYU- Steinhardt School of Culture, Education, and Human Development, con un BS e MA in Teaching Foreign Languages & Cultures.  Dal 2003 insegna lingua e cultura italiana nelle scuole pubbliche a tempo pieno e nelle università come Adjunct Professor. È abilitata dallo Stato di New York all’insegnamento nelle scuole pubbliche delle lingue italiana 1-6 & 7-12, ESL K-12 e spagnola 1-6 & 7-12.

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